Ghost – Skeleta
Uscita: 25/04/2025 per Lorna Vista
Produzione: Gene Walker
Durata: 46:43
Genere: Pop rock spirit(u)ale
“Kitsch commerciale satanico”
Ghost in passato sono finiti di rado nella mia playlist (con una gigantesca eccezione). Ho la sensazione che con questo album la cosa cambierà alla grande (anzi, è già cambiata).
La gigantesca eccezione di cui sopra era Square Hammer, dall’EP Popestar del 2016. Quel pezzettino pop rock secco, ritmico, ipnotico, con un pizzico di pseudo metal e un testo satanico da ridere, mi si è infilato nel cervelletto come un piccolo, tenero vermiciattolo rosa. E, lo ammetto, non se n’è ancora andato. Anzi, ha pure trovato compagnia.
Tobias Forge, papa, cardinale, diavolo, cantante e innovatore-plagiatore in un corpo solo, ha avviato la storia dei Ghost già nel 2006 e in poco meno di vent’anni l’ha portata all’apice. Skeleta, infatti, all’uscita ha conquistato senza fatica il primo posto della classifica Billboard 200. Perché e come, vi chiederete con interesse. Sul come ho già risposto, sul perché potrete scoprirlo da soli dopo un solo ascolto. Dal primo all’ultimo secondo l’album è pieno di melodie appiccicose, ritmi seducenti, ballate dolci-cupe, estratti di hit anni ’80, il tutto confezionato in una nuvola davvero larga di metal occulto. Ogni nota, ogni ritornello, ogni melodia vocale l’hai già sentita da qualche parte, eppure quel diavoletto non ti dà pace finché non controlli, ancora e ancora, da dove arrivi. L’abile Tobias fa in modo che a queste domande tu non arrivi mai a fondo, così almeno una volta al giorno devi verificare se stavolta riesci finalmente a riconoscere qualcosa.
La produzione è fenomenale, bombastica, cristallina e innocua. Gli strumentisti sono talmente scafati da riuscire ad aggiungere a ogni pezzo un ghirigoro: uno schema ritmico inaspettato, una nota diversa in un assolo di chitarra o una sfumatura cupa nel paesaggio sonoro delle tastiere. La ciliegina sulla torta la mette Tobias con lo stile vocale di un prete cattolico vampirizzato e testi (non) ambigui, sofferenti e vagamente satanici. Per nostra fortuna non si prende troppo sul serio: col pretesto di una messa nera canta di sparare succhi d’amore in fronte e altre sozzerie del genere.
Le prime sei composizioni dell’album sono pura perfezione cosmica. I ritornelli dopo un solo ascolto non ti escono più dalla testa, Tobias infila con abilità negli strumentali qualche riff più robusto, doppio pedale e una granitica base di synth, così noi metallari incalliti possiamo vivere nell’illusione di avere un disco metal nel lettore. Ho indagato un po’ a ritroso e a quanto pare il fattore chiave nel passaggio a questa maestria compositiva pop rock e melodica è un tizio di nome Max Grahn, batterista e autore svedese sconosciuto. Tobias con le melodie ci ha sempre saputo fare, ma questo è il livello successivo.
Il picco dell’album sono due brani verso la fine, schiacciati a sandwich tra le due cose peggiori. La puzzolente coppa per la roba di gran lunga peggiore va a Misillia Amori. Come se Joe Elliot avesse trovato in una cassaforte dimenticata una registrazione di cui, durante le session di Hysteria con Mutt Lange, si vergognava così tanto da nasconderla a tutti. Poi Tobias, tra la sesta e la settima birra, avrebbe convinto Joe che il pezzo non è abbastanza buono per il prossimo singolo dei Def Leppard. Il che è anche vero. Indigeribile.
Proprio alla fine ci aspetta Excelsis, una balladina depressa che dovrebbe ricordarci che prima o poi tutto finisce. Ma dai.
Il picco dell’album sono senza dubbio Marks of the Evil One, un monito contro l’Apocalisse, o meglio un invito ad andarci dritti. La melodia guida con i suoi sospiri satanici ci trascina subito nel buio, dove il ritornello malinconico ci attira nella squadra dei quattro cavalieri. Pazzesco! There, there, fuckin’ there! Subito dopo arriva il pezzettino che al momento fa compagnia a Square Hammer nel mio cervelletto, Umbra. Un proiettile melodico che senza vergogna e senza giri di parole canta il sesso sull’altare, sotto gli occhi del Nazareno. Un ritornello da uragano, un tempo accelerato e un assolo davvero folle si prendono anima e corpo. Per non parlare del campanaccio: Will Ferrell e i Blue Oyster Cult possono andarne fieri!
Nel diluvio di musica a cui sono esposto non-stop, questo è davvero un album che mi afferra e che devo assolutamente riascoltare ancora e ancora. E ancora. Non so se dovrei vergognarmene. Ha infatti tutte le caratteristiche del “sellout” e di un attacco studiato ai bersagli più facili tra il pubblico, tra cui evidentemente rientro anch’io. E con che leggerezza ci sono cascato!
Zuccherini: Guiding Lights, Marks of the Evil One, Umbra, Cenotaph
Voto: 9/10, oppure 3,5/10, non sono del tutto sicuro
Autore: Igorac
Tracklist:
- Peacefield
- Lachryma
- Satanized
- Guiding Lights
- De Profundis Borealis
- Cenotaph
- Misillia Amori
- Marks of the Evil One
- Umbra
- Excelsis
Musicisti:
Papa V Perpetua – Voce, basso
Un collettivo di spettri senza nome – tutto il resto
Un sacco di musicisti e cantanti ospiti

Zanimiva recenzija. Bom dal priložnost.
Javi, kako se ti zdi.