Gli Obituary hanno tagliato a metà e lasciato marcire lentamente la Cvetličarna! (2010)
Luogo: Cvetličarna, Lubiana
Data del concerto: 20.03.2010
Pubblico: 400
Prezzo del biglietto: 25€
I vecchi leoni del death metal Obituary quest’anno festeggiano i 25 anni di carriera, e lo fanno in grande stile con il disco uscito da poco, Darkest Day. Gli Obituary sono considerati una delle death metal band più vendute di sempre: hanno già superato il mezzo milione di dischi, che per il death metal è una cifra più che rispettabile, il cult The End Complete ha venduto ben oltre 100.000 copie, e con Slowly We Rot e Cause of Death hanno tracciato la strada e posato le fondamenta del genere. Da quando si chiamavano Xecutioner ne è passata di acqua sotto i ponti, e per fortuna con il nuovo tour si sono fermati anche da noi, per la prima volta dopo il Metalcamp 2005.
Il pubblico lo hanno scaldato, senza troppa fortuna, i Persefone, che arrivano dall’esotica mini-nazione metallara di Andorra. Probabilmente il negozio locale non ha una scelta enorme di dischi metal, e da quei due, tre titoli i Persefone hanno pescato le loro influenze. Non è che i ragazzi suonino così male, ma è tutto talmente cliché e masticato e rimasticato, roba sentita mille volte e in versioni molto migliori. A non aiutare granché ci si sono messi anche i ritornelli completamente stonati e la vocina piagnucolosa del tastierista, che ha suonato parti sinfoniche per finta davvero da manuale; almeno il batterista ha dimostrato di saperci dare dentro sulle pelli, quando serve. Per chiudere la loro mezz’oretta abbondante i ragazzi hanno proposto una suite di Star Wars suonata correttamente, a cui si è unito sul palco il chitarrista degli Obituary Ralph Santolla, ma ancora oggi non so se sia stata una mossa buona o pessima da parte dei giovani andorrani. Però almeno è venuta fuori divertente, e comunque la sala, con purtroppo parecchi buchi tra il pubblico, aspettava una cosa sola. Che sul palco salissero loro, gli Obituary!
I giganti floridiani del death metal sono piombati sul palco con il doppio colpo dell’attuale, ottavo “necrologio” dei ragazzi della Florida, Darkest Day. Anche se in studio Darkest Day non suona come la next big thing degli Obituary, visto che si attengono alle regole ferree tracciate già con l’esordio, List of Dead e Blood to Give dal vivo suonano maestose e devastanti. Sul palco gli Obituary riescono a mostrare ciò che li rende unici: un death metal appena strisciato fuori dalla brodaglia primordiale, che suona allo stesso tempo infernalmente lento e fottutamente veloce. Nel 1989 gli Obituary, con un terremoto di esordio registrato nel leggendario Morrisound Studio in Florida, hanno posato un tassello fondamentale per un genere in piena crescita, e con le uscite successive hanno solo consolidato il loro status: ancora oggi sono una delle death metal band più vendute. Quello che l’allora quartetto strumentale – Trevor Peres e Allen West con riff morbosi e assoli lovecraftiani, e la forza demolitrice e schiacciasassi della sezione ritmica Donald Tardy e Daniel Tucker – aveva infilato nel cult d’esordio Slowly We Rot, il cantante John Tardy l’ha portato a un livello completamente diverso, imprimendo al genere un marchio inconfondibile. E quando, dopo 25 anni passati a gracchiare dal palco, Tardy con quel growl mostruoso e profondo ti pianta ancora la paura nelle ossa, capisci perché gli Obituary sono un nome così rispettato! Soprattutto quando arriva il momento in cui i redneck della Florida, ehm, i contadinotti, ti tagliano a metà e ti rivoltano la pelle all’interno come nella fantasia dell’adorabile Leatherface di Non aprite quella porta, con la motosega, grazie al medley Chopped in Half/Turned Inside Out dal cult Cause of Death. E mentre Tardy picchia senza pietà sulla batteria, tanto che te la senti fin nello stomaco, e Santolla e Peres con i riff ti fanno salire i battiti, aspetti solo il momento in cui Tardy ti pianterà la motosega nella schiena, perché dietro di te echeggia già il grido brutale “Chopped in Half, Feel the Blood Spill From Your Mouth!” La Cvetličarna rinfrescata stavolta ha offerto un suono davvero ottimo: il fenomenale drumming di Tardy ha scosso per bene tutte le duecento e passa ossa, e un suono di rullante migliore di questo non lo sentivo da un bel po’ (l’ultima volta a un concerto degli Obituary a Zagabria, haha!); il suo maestro l’ha poi sfoggiato con un ottimo assolo di batteria, mentre la figura di Donald con l’immancabile berrettino in testa è ormai un trademark degli Obituary, così come il fatto che John ogni tanto si unisca al fratello a martellare sui rullanti, il che risulta davvero devastante. Il duo Peres/Santolla ha sezionato arti e organi con precisione chirurgica, con assoli taglienti come rasoi, e ha spaccato teste con riff da arma bianca (solo Santolla poteva darsi una calmata con le pose, ma si sa, il sangue italiano fa il suo), mentre il leggendario bassista Frank Watkins, che al momento si guadagna la pagnotta anche con i Gorgo(šrot)roth, stavolta è stato sostituito da Terry Butler (Six Feet Under). Ci hanno bombardati in maniera fantastica con l’unico pezzo da Back From the Dead, purtroppo, con l’attacco veloce e aggressivo di Threatening Skies, con la bella sorpresa della cover dei Celtic Frost Dethroned Emperor, con un altro classico da The End Complete e con l’unico rappresentante di World Demise, Final Thoughts, bella prova dell’unicità del death metal degli Obituary: parti ultra lente, quasi doom/sludge, che all’improvviso vengono tranciate da parti thrash ultra veloci, e sopra tutto la fenomenale voce di Tardy. Dopo una visita agli album Xecutioner’s Return e Frozen in Time siamo arrivati fin troppo presto all’immancabile finale con l’indimenticabile inno death metal Slowly We Rot, durante il quale si sono divertiti anche tutti i membri dei Persefone, che dietro le spalle di Donald Tardy hanno bombardato su un loro set di batteria. Dopo una brutta ora e mezza gli Obituary si sono congedati trionfanti; a voler essere precisi, per mettere la ciliegina sulla torta sarebbe mancato magari qualche classico più vecchio alla ‘Til Death, I’m in Pain, Killing Time, Rotting Ways o Redneck Stomp. Ma tirando le somme, un concerto indimenticabile di una band che dopo un quarto di secolo di carriera è ancora cruda, aggressiva, devastante e senza compromessi – ed è come il miglior “moonshine” da vero “redneck” fatto fermentare lentamente, che ti molla ancora una dannata pacca sulla schiena, alla maniera dell’Alta Carniola.
Foto: Martin Prezelj
Scaletta
OBITUARY:
1. List of Dead
2. Blood to Give
3. On the Floor
4. Face Your God
5. Chopped in Half/Turned Inside Out
6. Dying
7. Threatening Skies
8. Dethroned Emperor
9. The End Complete
10. Final Thoughts
11. Forces Realign
12. Contrast the Dead
13. Slow Death
14. Evil Ways
15. Slowly We Rot
Galleria fotografica








































