Gong: The Universe Also Collapses
Data di uscita: 10.05.2019
Etichetta: Kscope
Produzione: Gong
Durata: 43:01
Genere: progressive rock/space rock/Canterbury scene
Voto: 9/10
«The Universe Also Collapses» è il secondo album dei leggendari titani del prog Gong dopo la morte del fondatore Daevid Allen, che nel 2015 è salito verso ‘sfere astrali superiori’, e in tutto il loro quindicesimo lavoro in studio. Il precedente «Rejoice! I’m Dead!» (2016) conteneva ancora qualche registrazione postuma della voce di Allen, mentre «The Universe Also Collapses» è il primo disco dei Gong senza alcun contributo postumo dell’indimenticabile ‘nonnetto’ dello space rock.
I Gong guidati dal successore di Allen, Kavus Torabi (Knifeworld, Cardiacs) a chitarra e voce solista, con al suo fianco Dave Sturt (Jade Warrior) al basso, Fabio Golfetti (Violeta de Outono) alla chitarra, Ian East a sax e flauto e Cheb Nettles alla batteria, anche su «The Universe Also Collapses» hanno continuato a ricreare il classico suono space rock dell’età d’oro dei Gong, con una produzione ‘retro’ decisamente piacevole. Tutti questi musicisti sono maestri esperti dei loro strumenti, hanno suonato con Allen sul suo album d’addio «I See You» (2014) e quindi sanno bene come ricreare i Gong classici della prima metà degli anni Settanta anche nel secondo decennio del nuovo millennio.
Sul disco ci sono ‘solo’ quattro pezzi, ma l’apertura «Forever Reocurring» dura più di venti minuti, il che ne fa la composizione più lunga della storia dei Gong finora. Questa creatura ambiziosa si può considerare il culmine del lavoro e una specie di collage delle migliori idee compositive, con un’ottima rievocazione del classico sound ‘Radio Gnome Invisible’. C’è quasi tutto ciò che distingueva i Gong classici: arrangiamenti psichedelici, improvvisazioni strumentali incandescenti e spesso imprevedibili, qualche suono eccentrico, ritmi orientaleggianti occasionali costruiti su scale pentatoniche, momenti jazz-fusion e una voce ‘fatta’ il giusto.
Torabi non ha il carisma di Allen, né cerca di imitarne l’umorismo, figuriamoci se prova a copiare nei testi il suo defunto modello. Eppure il suo timbro, che ha qualcosa in comune con il maestro australiano delle manovre space rock, si fonde benissimo con il sound dei nuovi Gong. Ian East con i suoi interventi di sax ogni tanto aggiunge anche un po’ di elementi jazz, che i Gong avevano portato alla perfezione nella seconda metà dei Settanta, poco dopo la (temporanea) uscita di Allen. La struttura di questo epico trip space rock cambia di continuo e le sezioni strumentali, ricche di colori, sono suonate con un ardore e una virtuosità eccezionali: per questo lo si può definire senza rimorsi il vertice dell’intero album.
«If Never I’m and Ever You», poco più di due minuti, è un esperimento breve ma divertente all’incrocio tra space rock e pop psichedelico. I tredici minuti di «My Sawtooth Wake» sono una nuova avventura spaziale tra ambient trascendentale, abbondanti improvvisazioni di sax, esperimenti con gli effetti di chitarra e cannonate di batteria insolitamente incisive. I Gong non sarebbero i Gong se non ci mettessero almeno una sezione caotica, con armonie vocali un po’ paranoiche, selvaggi meandri di sax e strani cambi ritmici, che sembra il frutto di pura spontaneità. Il pezzo conclusivo, «The Elemental», per gli standard dei Gong è a tratti quasi commerciale, con arrangiamenti allegri, battimani e un ritornello scatenato, ma resta abbastanza eclettico e imprevedibile a livello ritmico da piacere a tutti gli amanti della loro era classica.
Con «The Universe Also Collapses» i Gong dimostrano ancora una volta che, anche senza Daevid Allen, restano una superpotenza del progressive rock. L’ultima delizia in studio regge il confronto con il meglio che hanno fatto ai tempi della trilogia «Radio Gnome Invisible», anche se a giudicare dai testi non contiene la classica mitologia dei Gong. Dopo un predecessore altrettanto piacevole non è più una grande sorpresa, ma di casi in cui una band senza nemmeno un membro originale riesce a incidere un album che ricorda in modo così azzeccato alcuni dei suoi risultati più straordinari ce ne sono pochissimi. Nella loro variegata storia i Gong hanno avuto un sacco di ottime formazioni, ma poche erano tecnicamente preparate come l’attuale versione di questa leggendaria band. «The Universe Also Collapses» è un disco che sicuramente avrebbe ‘benedetto’ anche Allen, se fosse ancora vivo.
Autore della recensione: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Forever Reoccurring (20:37)
2. If Never I’m and Ever You (2:27)
3. My Sawtooth Wake (13:14)
4. The Elemental (6:43)
Gong:
Kavus Torabi – voce, chitarra elettrica e acustica, harmonium
Fabio Golfetti – chitarra, cori
Ian East – sax soprano, baritono e tenore, flauto, clarinetto basso
Dave Sturt – basso, sintetizzatore, cori
Cheb Nettles – batteria, pianoforte, Theremin, cori