Gong: Unending Ascending
Etichetta: Kscope Records
Data di uscita: 3. 11. 2023
Produzione: Gong
Durata: 39.58 min
Genere: Progressive Rock / Canterbury Scene
Voto: 9.0/10
I Gong, rappresentanti di culto della scena di Canterbury, sono una delle poche band dell’età d’oro del progressive rock per cui la scelta di continuare a creare e a suonare anche dopo la morte del fondatore e capobanda Daevid Allen, ovvero dopo l’addio dell’ultimo membro originale, si è rivelata più che giusta. Didier Malherbe, l’ultimo membro fondatore, li ha lasciati nel 2016, anno di uscita di «Rejoice! I’m Dead!», il primo album dei Gong dopo la scomparsa di Allen.
Da allora le redini della band, nel ruolo di successore di Allen, sono passate al brillante cantante/chitarrista e autore dei testi Kavus Torabi, noto soprattutto per il suo lavoro con Cardiacs e Knifeworld, con l’aiuto di altri musicisti di esperienza, tra cui spiccano il bassista Dave Sturt (ex-Jade Warrior) e il chitarrista Fabio Golfetti (Violeta de Outono). Più di un fan dei Gong è rimasto piacevolmente sorpreso dai nuovi Gong, e questo vale sia per il primo album senza Allen appena citato, sia per il suo successore «The Universe Also Collapses» (2019).
«Unending Ascending», uscito nel 2023, è il terzo album dei Gong post-Allen o, se preferisci, dei Gong di Torabi. Anche questo lavoro, senza troppe sorprese, si muove ai livelli di alcuni dei migliori momenti del loro passato turbolento. Qualcuno noterà subito che i testi di Torabi non raggiungono comunque l’eccentricità delle creazioni di Allen, anche se porta avanti con tutte le sue forze la strana mitologia dei Gong, che oggi piacerà probabilmente soprattutto agli amanti della fantascienza psichedelica, stralunata e socialmente critica alla «Guida galattica per gli autostoppisti».
«Tiny Galaxies» è un classico attacco d’album ‘in trip’, che ricorda molto certi pezzi della mitica era «Radio Gnome» dei Gong. Le cose si scaldano parecchio sulla scatenata «My Guitar Is a Spaceship», dove emergono soprattutto le armonie vocali psichedeliche, un assolo di sax senza freni, passaggi di chitarra taglienti, cambi ritmici eclettici e l’umorismo (nel testo e nel titolo) tipico della band, che nel prog moderno troppo spesso ci manca.
«Ship of Ishtar» è probabilmente il brano più psichedelico ed etereo di «Unending Ascending»: con le sue cortine ambient e i mantra vocali, più che a una nuova avventura psichedelica/space rock fa pensare a un rito musicale, se non addirittura a una preghiera dedicata a un’antica dea. Qui va detto che Ishtar, che Torabi invoca con trasporto come se stesse per scendere dal cielo proprio in quel momento, era la più importante dea mesopotamica, una sorta di versione mesopotamica di Afrodite/Venere. Il chitarrista inglese di origini iraniane/persiane, nato a Teheran, stavolta ci ricorda le sue radici (non solo musicali).
«O, Arcturus», con il giusto equilibrio tra sognante psichedelia e melodia e con energici assoli di chitarra, è una vera delizia per tutti i fan di lunga data, mentre ai tocchi di gioco e di burla pensano i fraseggi del sax. «All Clocks Reset», soprattutto per il canto di Torabi, che a tratti ricorda parecchio l’approccio vocale di Allen, e per i divertenti passaggi di sax, suona a tratti come un pezzo ritrovato della prima metà degli anni Settanta.
Eppure su «Unending Ascending» c’è qualche traguardo che è difficile immaginare eseguito dai Gong di Allen. Un esempio di sperimentazione ‘moderna’ rinfrescante è «Choose Your Goddess», un pezzo insolitissimo per gli standard dei Gong: di gran lunga il brano più tosto dell’album, con passaggi quasi heavy metal, sax impazzito e una base di batteria quasi brutale. Nonostante questa inattesa ruvidità, resta comunque una inconfondibile avventura psichedelica/space rock dei Gong, con cambi di tempo imprevedibili, sezioni strumentali complesse e inserti vocali eclettici del carismatico Torabi. «Lunar Invocation», un altro mantra rituale, e l’etereo «Asleep Do We Lay» chiudono l’album in modo decisamente sereno.
«Unending Ascending» è un classico album dei Gong che, pur uscito nel 2023, grazie anche alla produzione retrò avrebbe tranquillamente potuto uscire nel 1973, cioè nell’età d’oro del progressive rock. Dopo la morte di Allen il tempo, per i Gong, non conta più nulla: seguono ancora fedelmente la sua visione musicale e concettuale, il che significa che ‘tra i vivi’ mantengono in vita anche la tutt’altro che banale mitologia dei Gong. Ci riescono molto meglio di almeno l’80% delle leggende e dei pionieri del prog ancora in attività, che possono vantarsi di aver iniziato già nella seconda metà degli anni Sessanta.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. Tiny Galaxies (3:33)
2. My Guitar Is a Spaceship (4:09)
3. Ship of Ishtar (8:33)
4. O, Arcturus (3:55)
5. All Clocks Reset (4:09)
6. Choose Your Goddess (6:49)
7. Lunar Invocation (4:34)
8. Asleep Do We Lay (4:16)
Formazione:
Ian East – sassofoni, flauti
Fabio Golfetti – chitarra, voce
Cheb Nettles – batteria, voce
Dave Sturt basso, voce
Kavus Torabi – chitarra, voce
