Grand Design: V
Etichetta: GMR Music
Data di uscita: 6/3/2020
Produzione: Pelle Saether
Durata dell’album: 46.57 min
Genere: AOR / Melodic Rock
Voto: 9,0/10
I Grand Design sono la sensazione svedese dell’AOR e del melodic rock, fondata nel 2006 dal cantante Pelle Saether, che già con l’esordio «Time Elevation», uscito nel 2009, ha fatto parlare un sacco di sé nei media svedesi. Sul debutto hanno suonato anche due ottimi veterani da studio, Janne Stark e Tommy Denander, e Saether, in quanto principale capobanda della storia Grand Design, si era già fin dagli inizi circondato di una squadra di compositori davvero tosta. Così BeRockRadio ha proclamato il disco d’esordio della band album dell’anno, e in molte classifiche dei dieci migliori album dell’anno di uscita è stato piazzato spesso proprio in cima.
La band ha poi messo in fila altri tre album e con il terzo, «Thrill Of The Night», ha raggiunto una postura artistica più matura. Soprattutto grazie al salto di maturità nella produzione sonora, ma anche a una resa ancora migliore in termini di compattezza musicale e bombast. I Grand Design l’hanno portato avanti anche con il successore, niente affatto inferiore, «Viva La Paradise», uscito nel 2018. Il nuovo e, in tutto, quinto album, significativamente intitolato «V», porta ai Grand Design una (nuova) «vittoria». Porta però anche un cambio di formazione. Alla chitarra, per il nuovo disco, si è unito alla band Dan Svanbom.
Anche «V» è un nuovo prodotto cesellato e rifinito nei minimi dettagli dai grandi perfezionisti svedesi, con una produzione di altissimo livello, impeccabile, e un’orecchiabilità altrettanto eccelsa, fatta di bombast e pompa rapaci, garantite dai ritornelli cantabili. Certo, la band ha chiuso la sua evoluzione, ma l’importante è che, dentro una cornice stereotipata rigidamente tracciata, riesca ancora a riciclare in modo entusiasmante la ricetta musicale a cui si aggrappa così spasmodicamente e a servirla di nuovo in modo che accenda a pieno sangue. In questo riciclo, infatti, cancellano con astuzia il confine con l’«essere un cliché».
Il cambio di formazione è sicuramente benvenuto e Svambom è davvero l’ago della bilancia, quello che porta, soprattutto nei passaggi mid-eight, deviazioni espressive quanto mai gradite se paragoni il nuovo album ai lavori passati della band. È un chitarrista dannatamente bravo e in questo la band ha guadagnato un sacco, e con lei anche la sostanza musicale degli arrangiamenti dei pezzi, per il resto molto prevedibili. Anche sul nuovo disco la band mantiene (come previsto) una forte ispirazione al personaggio e all’opera dei Def Leppard dell’era Steve Clarke, ma è difficile appiccicare alle nuove idee l’etichetta di copiatura diretta o clonazione di ciò che rappresenta l’originale e l’originalità. In questo senso i Grand Design fanno parecchie «deviazioni» azzeccate ed efficaci, garanzia di credibilità artistica. Già il ritornello dell’opener brillante Rigth Away raggiunge un crescendo d’atmosfera iniziale, assicurato da armonie vocali multiple, arrangiate con astuzia sullo sfondo, che sono un generatore di pompa di prima categoria! Finché la band scrive ritornelli così «velenosi», come quelli di I Won’t Cry Over U Tonight, Walking the Wire, Stranded (Trapped In A Heartbreak Zone), o nel rocker orecchiabile Gimme the Fire, la faccenda «regge» molto bene. In ritornelli così i Grand Design stuzzicano il giusto con la loro ormai proverbiale ispirazione ai Def Leppard, perché l’impronta autoriale propria nella composizione emerge ancora abbastanza forte da non far «attaccare i pezzi dai cliché». The Warrior, edificante e positiva, che si sviluppa da una tonalità maggiore, è una cover dell’originale degli Scandal (feat. Patty Smythe) e, grazie all’abilità artigianale negli arrangiamenti dei Grand Design, dialoga splendidamente con il resto dei contenuti originali. Nel carisma vocale di Pelle Saether si possono trovare legami di parentela p.es. con il compianto cantante degli Shy Tony Mills e/o con Rob Moratti (Saga, Final Frontier, solista).
Di certo, però, è difficile difendere la band in questo modo per tutta la durata dell’album. Soprattutto se l’autore di questa recensione è un fan dell’era classica dei DL e, ascoltando «V», viene facilmente trascinato (senza volerlo né accorgersene) nelle sfere dell’entusiasmo da fan, dove trovare la giusta dose di oggettività è tanto più difficile. Come esempio di dosaggio eccessivo di saccarosio va segnalato il pezzo Wut Are U Waiting For. Per via della struttura da «girotondo» nel ritornello del tipo «bibi viene – bibi va». A questo brano le ripetizioni del ritornello fanno un ulteriore disservizio, perché risuonano all’«infinito», e anche la poesia piuttosto banale, tipica della musica AOR, in un simile contesto compositivo non trova più la giusta cornice. Per fortuna è l’unico pezzo di questo album che si merita una critica del genere. Lo tira fuori in parte dalla «poltiglia» l’ottimo passaggio mid-eight, dove Swabom alla chitarra si mette in mostra con la sua scintilla solista!
Con l’album «V» i Grand Design restano la band della vera «party time». Chi ama il sound del rock anni Ottanta da radio, nonostante il continuo flirtare con il personaggio e l’opera dei Def Leppard, dedicherà volentieri attenzione anche a questo disco, e potrà piacere soprattutto a tutti gli amanti dei giorni classici dei Def Leppard.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Right Away
2. I Won’t Cry Over U Tonite
3. Strandead (Trapped in a Heartbreak Zone)
4. Wut Are U Waiting For
5. Shame on U
6. Walkin’ the Wire
7. Gimmie the Fire
8. Take Me to Yer Heaven
9. I Dunno Wut to Say
10. The Warrior
11. Guilty of Luv in the 1st Degree
Formazione:
Pelle Saether – voce, cori
Dennis Vestman – chitarra ritmica, cori
Dan Svanbom – chitarra solista e ritmica, cori
Stefan Westerlund – basso
Joakim Jonsson – batteria
