Grega Habič – eroe sloveno della chitarra, senza peli sulla lingua (2009)

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Luogo: Devil pub / Bled / Slovenia
Data dell’intervista: 14.05.2009

Grega Habič, al momento la cosa più vicina che la Slovenia abbia ai grandi eroi mondiali della chitarra del calibro di Joe Satriani, Michael Romeo, Paul Gilbert, John Petrucci,…. Oppure, se buttiamo l’occhio appena oltre i confini della Repubblica di Slovenia, ci sono gli altri europei, come il croato Damir Šimić – Šime, il cittadino bosniaco Emir Hot, l’austriaco Milan Polak, o gli italiani Arturo Falcone, Dario Mollo e Aldo Giuntini… E la lista potrebbe andare avanti all’infinito. Non nel senso che in Slovenia nessun altro regga la tecnica di quelli appena citati, ma Grega Habič è un musicista creativo nel senso che mette su nastro “se stesso”. Per questo ha già pubblicato tre album in studio. Hanno il profumo di un approccio totale al “jam” fusion sperimentale, in cui la chitarra elettrica ha la precedenza su tutti gli altri strumenti. Grega Habič suona e crea musica sua. È una perla unica e irripetibile sotto questo aspetto e, di fatto, uno dei segreti di stato meglio custoditi della Repubblica di Slovenia. Grega ha appena fatto uscire il fresco album solista in studio “Self Destruct Sequence” (autoprodotto, 2009), che è anche il suo disco più maturo finora. Nella chiacchierata per RockLine si è accesa tra gli interlocutori una discussione caldissima e succosa, con le parole che correvano senza peli sulla lingua.

RockLine: Per cominciare una domanda un po’ insolita. Ti sei mai immaginato di scrivere musica con arrangiamenti sinfonici?

Grega: Si può fare un sacco di roba. Anche quello che ha proposto Steve Vai con le orchestre sinfoniche è una cosa molto interessante. Però dubito che il mio approccio permetterebbe un grado di compatibilità con gli elementi orchestrali che si sposi con il mio modo di concepire la chitarra. Ma se mai mi ritrovassi buttato in una situazione del genere, con ogni probabilità mi rivolgerei piuttosto a un po’ di jazz.

RockLine: Il nuovo album che hai appena pubblicato, “Self Destruct Sequence”, mostra senza ombra di dubbio la tua figura di musicista a più strati. Sei aperto a tanti generi, vivi la musica in modo ampio e la abbracci per intero….

Grega: In realtà, con la musica io non metto molte cose nei cassettini. Semplicemente, se un certo tipo di musica mi piace mi ci appassiono, altrimenti no. In passato ho suonato anche in un gruppo che faceva musica rigorosamente commerciale, cosa che in realtà odiavo. Era più che altro per i soldi. Suonavo qui di fronte, nel casinò di Bled. Proprio in quel periodo ho capito che è più facile andare al lavoro ogni giorno che suonare per soldi vendendosi l’anima. Oggi, voltandomi indietro, vedo che anche quel periodo della mia carriera è servito a qualcosa.

RockLine: Come è cominciata la tua carriera musicale?

Grega: Hmmm… suonavo con Gregor Rožič dei Game Over. Abbiamo avuto una band per circa sei mesi. Con Gasar (Klemen Gasar, chitarrista dei Game Over, n.d.r.) collaboriamo ancora parecchio adesso. Quanto alla formazione scolastica, ho fatto solo la teoria. Mia madre mi aveva iscritto a una scuola di tromba. Avevo otto anni, ma ho capito subito che non ne sarebbe uscito niente. La teoria l’ho finita, mentre la chitarra l’ho imparata completamente da solo. Mio zio mi aveva mostrato un paio di accordi all’inizio, giusto per qualche canzone da “scout”. Per il resto, quello che mi ha davvero acceso è stato sentire Joe Satriani, avevo circa 12 anni. È stato questo a spingermi a comprare una chitarra elettrica.

RockLine: Beh, Satriani si sente eccome nel tuo modo di suonare nei brani che hai a disposizione sulla tua pagina MySpace.

Grega: Sì, lo ammetto. Però i dischi nuovi che Satriani pubblica adesso non mi prendono più come quelli dell’inizio della sua carriera, soprattutto i primi due album. È uno dei principali colpevoli se mi sono messo a suonare la chitarra elettrica.

RockLine: Prendi il primo pezzo del tuo nuovo disco “Self Destruct Sequence”, Razors Edge: è una bella combinazione di riffoni metal e una base di groove wah-wah che dall’altra parte dà una bella spinta al beat stesso del pezzo.

Grega: Sì, è uno di quei trucchi che servono a rompere la monotonia che può saltare fuori in un brano. Così, sai, non annoia. A me personalmente sembra che la cosa più facile quando suoni la chitarra sia lo “smanettare”. Cioè, soleggiare non è un problema, ma il pezzo devi costruirlo in modo che abbia un senso. Per dire, se hai un cantante nella band è più semplice sotto questo aspetto. Hai subito la linea. Lui canta, tu aggiungi gli accordi. Dando un senso a un brano strumentale guidato dalla chitarra, spezzi quella noia che può nascere se uno fosse costretto ad ascoltare solo assoli di chitarra. Davvero, una volta raggiunto questo livello tecnico, scopri che la cosa più facile è “smanettare” con le scale su e giù.

RockLine: Ora che ne parliamo, in questa discussione sul livello tecnico, io personalmente vedo che da noi ci sono tanti musicisti tecnicamente preparati. Il problema è che il loro materiale originale cade, anzi preferisco dire soccombe, spesso nella pura genericità. Come la vedi tu?

Grega: Uffa… su questo preferirei non commentare. Tra i musicisti con cui ho contatti, al momento sta lavorando a un nuovo album Mark Lemer. Penso che questo suo album potrebbe essere qualcosa di speciale. Ci sarà un po’ di canto, un po’ di parti strumentali. È uno dei chitarristi in Slovenia che stimo molto. Anche per quanto riguarda la produzione del suono. Quando senti Lemer, avverti la differenza tra il suo modo di suonare e il resto della Slovenia. Mi ricordo anche la sua ossessione per Yngwie Malmsteen. Poteva suonare esattamente come Yngwie, niente di meno. Poi c’è Cveto Polak degli Šank Rock, che sta preparando il suo album in studio. Anche da questo disco mi aspetto che possa essere speciale. Il problema è che da noi questi album, quando usciranno, tanto non se li filerà nessuno.

RockLine: Perché da noi è così?

Grega: Boh, non lo so.

RockLine: Il tempo in cui viviamo non è favorevole alla musica chitarristica. Se poi sei anche un artista che fa musica senza voce, è un’aggravante in più per attirare l’attenzione sulla tua musica.

Grega: Sì, in effetti mi sembra che non solo da noi, ma in tutto il mondo oggi basti saper suonare tre accordi. Ci aggiungono le chitarre a sette corde ed è fatta. Questi nuovi chitarristi, non è che non vogliano fare assoli. Proprio non li sanno fare, o magari non ce la fanno proprio. Do un’occhiata ogni tanto alle pagine MySpace di vari gruppi nuovi e popolari. Tutti questi mocciosi, non vale niente. Se guardo solo Jesenice, da dove vengo io: qui ci sono sempre stati dei bravi chitarristi. Ce n’erano tanti. Gasar dei Game Over, Mičo degli Heavy Company, e Andraž Kalan…

RockLine: E Dejzi dei Negligence.

Grega: Sì, ma lui è della mia annata. Però quelli più giovani non sanno suonare la chitarra, zero assoluto. Siamo rimasti solo io e Dejzi di Jesenice, e poi basta. Brutto segno.

RockLine: Quale brano del nuovo album “Self Destruct Sequence” è stata la sfida più grande quando l’hai composto?

Grega: Il brano Scars, che abbiamo fatto insieme a Jesse Adams. Perché c’è anche la voce. È l’unico brano con la voce in questo disco. Jesse prima era un rapper negli Stati Uniti. E pure abbastanza famoso. Ha venduto circa 50.000 album, era una vera star. Poi gli si è “girato” qualcosa in testa ed è diventato all’improvviso un chitarrista. Anche suo padre è chitarrista. Oggi Jesse se ne frega dell’hip-hop. Io l’ho convinto a fatica, per due mesi l’ho persuaso diplomaticamente su MySpace a cantare qualcosa in stile rap per il brano Scars. Poi mi ha mandato il suo album. Il tipo è un fenomeno. In Slovenia non c’è un hip-hopper come Jesse. Io ho sempre voluto provare quella vibrazione, portarla nella mia musica. Quell’energia che hanno, che ne so, i Rage Against The Machine. Per me è musica fantastica.

RockLine: La strada della musica ti ha mai portato in America?

Grega: Mai. Però adesso io e Jesse stiamo parlando di qualcosa. Per la promozione di questo album stiamo anche valutando che lui venga magari in Slovenia.

RockLine: L’ho buttata lì, questa cosa dell’America, perché ho avuto la sensazione di “americanità” nel tuo nuovo album?

Grega: Sì, sì, me l’ha già detto il batterista Jure Rozman. Dice che dovrei andare direttamente in America, perché qui a Jesenice tanto passerò tutta la vita solo al lavoro. Ma in America di chitarristi come me ce ne sono a chili.

RockLine: Beh, non si sa mai. Hai mai pensato di provare a presentare qualche tuo album a un’etichetta straniera?

Grega: Al momento ci sono alcune trattative con l’etichetta Guitar Nine. Me ne ha parlato il giornalista musicale Jernej Vene di Val 202, ma a loro devi mandare CD con la matrice di vetro. La musica che gli mandi e vuoi presentargli come autore – interprete non può stare su un CD-R.

RockLine: E le etichette slovene Dallas, Nika eccetera…?

Grega: Con quelle non mi ci metto proprio. Mi sembra che il momento qui in Slovenia non sia per niente favorevole a questa musica. Forse solo per la distribuzione, se mai le contattassi.

RockLine: Ci penso solo da questo punto di vista, perché una roba come quella che crei tu in Slovenia non c’è. O c’è?

Grega: Secondo me proprio no. Bor Zuljan ha “grattato” qualcosa in quella direzione. Ma per quanto ne so, finora in Slovenia nessuno ha fatto un album rigorosamente solista, chitarristico, nel senso che l’espressione musicale attraverso la chitarra abbia la precedenza sugli altri strumenti.

RockLine: Quali altri chitarristi in Slovenia apprezzi, per quello che hanno fatto? Prima hai nominato Lemer.

Grega: Beh… oltre a Lemer c’è Primož Grašič. Quei due sono i re, quando si parla di chitarra in Slovenia. Probabilmente da qualche parte da noi se ne nascondono altri…

RockLine: Ma sono commerciali, p…. Non tirano le cose “fuori da sé”…

Grega: Sì, probabile.

RockLine: Anche il tuo nuovo album in studio è una nuova conferma che stai sviluppando un approccio e uno stile riconoscibili, che non puoi infilare al volo nello stampo di paragone dei vari Satriani, Malmsteen, Vai, Gilbert eccetera…

Grega: Ecco, questa è la cosa di cui personalmente vado più fiero. Ho uno stile riconoscibile. Non puoi dire che ogni tanto certe cose non ricordino uno dei chitarristi che citi, ma succede che quando ascolto l’album di un altro chitarrista che fa il suo disco solista di chitarra, sento linee soliste copiate pari pari e roba simile. Secondo me non è l’approccio giusto. È vero che è difficile suonare nel modo dettato da questi grandi chitarristi, ma poi, una volta che li “raggiungi”, devi suonare “da dentro di te”, non devi suonare loro.

RockLine: Raccontaci qualcos’altro sui piani: come pensi di promuovere il tuo nuovo album?

Grega: In estate dovrebbe venire in Slovenia Jesse Adams. Dovrebbe restare sei mesi. Dovrebbe anche procurarsi il visto.

RockLine: E come e dove vivrà?

Grega: Vivrà da me. Ha deciso che in questo periodo si cercherà un lavoro qui in Slovenia.

RockLine: Che so, ti registrerà 100 album.

Grega: Ah, ah, ah, ah…. No, ma seriamente, abbiamo un progetto in cantiere. Si chiama Fighting The Undertow. È un progetto in cui io e Jesse non ci facciamo da ospiti a vicenda sugli album solisti, ma scriviamo insieme i pezzi per questo progetto.

RockLine: Quindi è previsto anche un album di questo progetto.

Grega: Sì. Se Jesse viene in Slovenia per sei mesi, il progetto decollerebbe sicuramente più in fretta. In quel caso ci si può aspettare anche i nostri concerti dal vivo. Stiamo addirittura parlando di qualcosa per la Serbia. Alcune linee di basso sul  mio materiale le ha messe anche Miša Tricko. È un ottimo musicista serbo. Già ai tempi della Jugoslavia registrava con tanti musicisti. È un po’ più grande. È un eccellente bassista da studio, ha il suo materiale originale e si muove molto nel funk. Tricko si è proposto lui stesso di suonarmi il basso in due o tre brani. Si esibisce in alcuni club in Serbia e spero che ci suoneremo anche noi. E naturalmente anche in Slovenia. Conto al massimo una decina di concerti in tutto, perché lo sai com’è, no? Trovare più interesse per questa musica è dura.

RockLine: E come pensi di esibirti? Da solo? Metterai su una band per l’occasione?

Grega: Conto su Jesse. È anche tastierista. Oltre alla chitarra ritmica suonerà le tastiere. Jesse è un chitarrista eccellente. Non solista, ma ritmico. Se tutto va secondo i piani, ci raggiungerà al basso Tricko. Solo per il batterista non so ancora. Sono in contatto con Jure Rozman. In pratica lui ha detto di sì, ma suona in continuazione. Ci vive, di questo, e dovrò dirgli con largo anticipo quando faremmo i concerti, quindi spero che ci vada bene e che riusciamo a metterci d’accordo. Se riesco a mettere insieme questa gente, si preannunciano serate davvero folli. Sai, in linea di massima una band non è difficile da mettere in piedi, ma ti dico sinceramente che non mi divertirei per niente a suonare con un “mancino” qualsiasi al basso. Allora preferisco non suonare proprio dal vivo. Perché io, già solo come chitarrista, ho un sacco da fare con me stesso, il mio materiale non è proprio una passeggiata da suonare dal vivo. Ora, dovermi anche preoccupare di uno che non riesce a starmi dietro, stare a pensare a cosa succede alla mia sinistra, alla mia destra o dietro la schiena mentre sono sul palco, non se ne parla nemmeno. Mi mangerebbe i nervi. Ho già vissuto un paio di volte film così e non ne voglio più. Per questo, per esempio, collaboro con il massimo piacere con Jure Rozman. Quando arriva in studio, non chiede nemmeno come, cosa, dove, perché. Suona e basta, come se avessi premuto il tasto “play”.

RockLine: Come si chiamerà questa band?

Grega: Semplicemente Grega Habič Band.

RockLine: Spiega a noi profani come si fa a creare da solo in studio il proprio album solista.

Grega: Non so come lo facciano gli altri, ma io ho un approccio per cui “faccio” prima la batteria. Io so già in testa più o meno come suonerà la chitarra, come svilupperò la parte di chitarra, quindi parto dalla batteria. Seguono le chitarre e alla fine il basso. Quando mi metto su un pezzo non ragiono in anticipo e non stabilisco come e cosa, la cosa si sviluppa del tutto spontaneamente in studio e a modo suo. Tutte le idee arrivano in modo del tutto naturale. Poi, certo, in un secondo momento correggi, cancelli, registri di nuovo. Poi trovi un Jesse o un Tricko che registri qualcosa. Tutti i brani nascono, crescono e si sviluppano in studio in modo del tutto naturale. Qui non c’è nessuna matematica.

RockLine: E che programma usi per registrare?

Grega: Q-base.

RockLine: E per la batteria?

Grega: Addictive Drums. Che tra l’altro è un programma carissimo.

RockLine: In pratica oggi con pochi soldi puoi registrare un album a casa da solo.

Grega: Sì, è vero.

RockLine: Costa di più solo l’investimento nella promozione vera e propria. Tipo il video e roba così. Hai pensato a qualcosa in questa direzione?

Grega: In realtà ne ho parlato con qualcuno, l’idea sarebbe usare delle animazioni per le inquadrature di base. Io nel mio video non vorrei guardare me stesso e sospirare quanto sono bello. In sostanza darei la precedenza a un’animazione di qualità in un video del genere, e me aggiungerei solo in un pizzico, minimo, simbolico.

RockLine: E i gruppi in Slovenia? Che ne pensi della qualità? Quali metteresti in evidenza?

Grega: Per esempio i Game Over. Per me sono davvero bravi. Non perché vengono anche loro da Jesenice, ma perché sono originali. In pratica, per la Slovenia sono addirittura troppo bravi. A breve fanno il loro primo concerto, dopo non so quanti anni. L’altra volta Gasar mi ha chiesto se ci vado. Alla Settimana dei giovani a Kranj. Hanno questi sintetizzatori per chitarra, un sacco di sperimentazione con il suono, in studio hanno registrato i sintetizzatori su più di otto canali, e mi interessa un sacco vedere come riprodurranno e presenteranno tutto questo dal vivo al concerto di Kranj. L’altro gruppo che vorrei evidenziare, più giovane rispetto ai Game Over, sono i Last Day Here. Mi piace soprattutto il loro cantante. Non è un piagnone, si sente che sa e può cantare alla grande, a pieno regime, a tutta forza.

RockLine: Dicci quanto tempo al giorno ci hai dedicato per arrivare al livello di qualità con cui suoni adesso.

Grega: È stata una cosa bella tosta. Per una decina d’anni ho suonato la chitarra 5 o 6 ore al giorno. Adesso invece non mi esercito più per niente. In pratica suono la chitarra solo quando creo musica, o quando suono un pezzo sul serio. Oggi non sento più il bisogno di esercitarmi. Prima però ho studiato un’enormità. Per esempio gli Iron Maiden. Per un paio d’anni ho provato e riprovato solo Iron Maiden. Uno dei loro dischi a cui sono particolarmente legato è “Somewhere In Time”. Ho strimpellato i loro pezzi fino alla nausea. Suonavo anche sopra le cassette. Alla fine i nastri erano completamente allungati.

RockLine: Ti ha mai tentato l’idea di suonare in una band?

Grega: In realtà al momento non mi interessa per niente. In passato ho suonato in parecchie band, ma non mi hanno mai realizzato del tutto.

intervista condotta da: Tomo Jurca, Robi Lipej, Aleš Podbrežnik

a cura di: Aleš Podbrežnik

fotografie: Robi Lipej

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