Grimmski a un anno da Random saviour (2009)
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Orto, Lubiana
Data del concerto: 25.03.2009
Pubblico: 100 persone
Prezzo del biglietto: 5 euro
Giovedì sera, all’Orto, i lubianesi Grimmski sono tornati a farsi vedere per festeggiare il primo anniversario dell’uscita di Random saviour. La band bazzica un genere piuttosto interessante che, a parte qualche eccezione come i Melodrom e Gušti in Polona (che per via della voce femminile sembrano comunque un filo più leggeri), dalle nostre parti è sicuramente poco rappresentato e poco conosciuto. Si tratta di una selezione di motivi dell’elettropop anni Ottanta con una spruzzata di correnti più cupe di new wave, che si sentono soprattutto nella voce scura di Peter Žargi, a metà tra Nick Cave e Ian Curtis (Joy division). Insomma, musica che non è mai stata mainstream, ma che d’altra parte è sempre stata abbastanza interessante e accessibile da non poter essere liquidata come roba da sottocultura e basta.
Come hanno spiegato i ragazzi all’inizio del concerto, a causa dell’infortunio di Bor Gregorčič ha preso il suo posto un batterista ospite, che se l’è cavata più che bene con qualche istruzione e qualche dritta ogni tanto dal bassista. La Telecaster di Irenej Mesiček, attaccata a un ampli Mesa combo piazzato su una cassa di birra vuota, nonostante il suono minimalista suonava sicura di sé e con qualche scorribanda solista ha completato alla grande i registri bassi della voce marcata di Žargi. Dall’altra parte, a dargli man forte c’erano anche le due coriste, che sono venute fuori soprattutto nella canzone Where the wild roses grow, con cui una decina d’anni fa Nick Cave, con l’aiuto di Kylie Minogue, ha messo a segno uno dei suoi più grandi successi commerciali. Abbiamo sentito anche altre cover, tra cui vale la pena citare l’iniziale Crystal ship dal primo album dei Doors, la Hallelujah di Cohen, nota soprattutto dal film Shrek, e China girl di Bowie. Tra i pezzi originali, quelli che hanno raccolto più entusiasmo sono stati Catatonia, The light year song e soprattutto l’ottima Obsession, un brano che, grazie all’efficace contrappunto tra voce femminile e maschile e a un bell’arrangiamento (di cui ha probabilmente buona parte del merito anche il produttore dell’album Peter Penko), è quello che si avvicina di più al classico singolone.
Nonostante la buona affluenza, con un’atmosfera così rilassata l’Orto quella sera non ha tremato né è scoppiato dalle cuciture, e a questo ha contribuito anche la compostezza di una formazione giovane. Un po’ più di chiacchiere con il pubblico non avrebbero fatto male, ma per controllare il palco e lo spazio serve un po’ di chilometraggio. Comunque sia, ragazzi e ragazze ci hanno regalato una serata davvero piacevole e, sui ritmi scelti, hanno cullato con calma il pubblico che ha riempito quasi fino all’ultimo angolino il piano di sopra del simpatico club lubianese. Dopo quello che abbiamo sentito e visto, possiamo concludere che si tratta di una band molto promettente, con uno stile originale e personale e idee musicali interessanti, per cui il successore di Random saviour lo aspetteremo di sicuro con impazienza.
Foto: Hedvika Beras
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