Gutter Ballet

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Savatage
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1989
Durata: 52:25
Voto: 4.5/5

Con “Gutter Ballett” i leggendari prog metaller americani Savatage hanno vissuto una delle più grandi svolte della loro carriera (e nella loro storia non ne sono mancate) e hanno fatto il salto definitivo verso territori molto più progressivi, sofisticati e a tinte sinfoniche del metal melodico. Proprio per questo ancora oggi sono super apprezzati dagli amanti del “metal col cervello”. Queste tendenze sinfoniche si erano già intraviste nell’ottimo predecessore “Hall Of The Mountain King” (1987), che aveva regalato loro il tanto atteso exploit mondiale dal sottosuolo metal, ma con “Gutter Ballet” hanno fatto un altro passo avanti e, praticamente, hanno messo nero su bianco la definizione del suono Savatage riconoscibile.  

I fratelli Jon e Criss Oliva, cioè i leader e fondatori della band, prima di questo progetto ambizioso avevano iniziato a dare sempre più ascolto alle idee dell’iperattivo produttore Paul O’Neill, che con il suo ampio spettro musicale e il suo amore per la musica classica li aveva spinti a infilare nel sound dei Savatage un numero sempre maggiore di arrangiamenti sinfonici e di armonie vocali d’impostazione operistica, che per molti versi pescavano dall’eredità dei leggendari Queen.

L’ispirazione per l’impostazione teatrale e sinfonica del disco sarebbe arrivata, pare, dopo aver visto il musical Il fantasma dell’opera, che i due erano andati a vedere su consiglio di O’Neill, dopo che lui aveva scoperto, scioccato, che la loro cultura fino ad allora non andava oltre le riviste erotiche con signorine nude. In più, “Gutter Ballet”, che all’inizio avrebbe dovuto chiamarsi “Temptation Revelation” (invece è diventato il titolo di uno dei brani), ha introdotto la cara vecchia abitudine dei Savatage di fare album concettuali. Il concept qui si trova solo nella suite finale in tre parti.  

Jon in questo periodo era vocalmente più o meno in forma smagliante, perché negli anni successivi avrebbe cominciato a perdere la voce in fretta, cosa che per poco non è stata fatale per la sua carriera di cantante. La sua estensione, dai bassi ruvidi agli acuti strillati, era quasi spaventosa per intensità emotiva, anche se, come al solito, era più convincente quando esprimeva i sentimenti più profondi in quei brevi momenti in cui cantava con voce pulita.

Inoltre ha cominciato a usare la voce in modo molto più teatrale e operistico. La parte del leone nella composizione, e anche alcuni testi, l’ha scritta durante la convalescenza in una clinica psichiatrica, dove ha trovato l’ispirazione per gli ultimi tre brani dell’album, che formano la suite concettuale. O’Neill ha messo la maggior parte dei testi, oltre al titolo e al concept della title track, che sarebbe diventata il seme del loro album successivo, completamente concettuale, “Streets” (1991).

Criss ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori chitarristi della storia del metal melodico, con una vera borsa di frasi di chitarra e assoli relativamente innovativi. Per alleggerirgli un po’ il carico hanno ingaggiato il chitarrista ritmico Chris Caffery, allora appena ventenne, che si era unito a loro già nel tour del 1987 come chitarrista ritmico fuori dalla vista del pubblico. Caffery ha accettato senza problemi il ruolo di comparsa sul palco ed è diventato in fretta il miglior allievo di Criss, cosa che ha confermato in pieno nel prosieguo della carriera. Dopo la tragica morte di Criss, infatti, ne è diventato il sostituto e quindi il chitarrista principale dei Savatage, avendo nel frattempo affinato parecchio la tecnica. Dopo la fine del tour di questo album, in cui oltre alla chitarra ritmica ha suonato anche le tastiere, ha interrotto per diversi anni la collaborazione con la band, ma è sempre rimasto in contatto stretto con Jon e con lui ha collaborato al progetto Doctor Butcher.

Alcuni brani riflettono già la nuova direzione sinfonico-teatrale, mentre in mezzo si trovano ancora pezzi più corti e aggressivi, con i trucchi heavy metal più basilari che avevano segnato il loro suono per buona parte degli anni ottanta. I suoni militareschi di elicotteri da guerra e il ritmo di battaglia che aprono la critica antimilitarista “Of Rage And War” ne sono già un esempio, e garantiscono un’apertura dell’album decisamente aggressiva. Gran parte del merito va al canto sbavante di Jon e ai riff incisivi ma vari di Criss. La rabbia di Jon contro i cani della guerra raggiunge il culmine nel ritornello, dove usano anche una parolina succosa ma, in questo caso, più che azzeccata, con le iniziali SOAB.

Con la title track arriva uno dei picchi dell’album, un brano di cui si potrebbe tranquillamente dire che rappresenta la definizione stessa del suono teatral-orchestrale dei Savatage, che segnerà tutte le loro uscite future. Jon al piano costruisce prima un arrangiamento marcatamente malinconico-romantico, poi arriva un passaggio pomposo verso una sezione sinfonica in crescendo continuo, che si nutre insieme dei riff intelligenti di Criss e dei suoi gustosi arrangiamenti orchestrali. Il canto di Jon è fenomenale in tutta la sua teatralità possibile. La sua capacità di evocare un’atmosfera misteriosa e al tempo stesso romantica è senza dubbio fuori dal comune. Questo capolavoro di proporzioni epiche ha trasformato definitivamente i Savatage da gruppo heavy metal unico ma relativamente oscuro in campioni del metal progressivo.

In una maniera sonora simile e con la stessa atmosfera drammatica è costruito anche lo splendido strumentale “Temptation Revalation”, segnato da arrangiamenti orchestrali pomposi e da un ottimo assolo di chitarra di Criss. Poi arriva un altro dei pezzi migliori della loro storia, l’indimenticabile power ballad “When The Crowds Are Gone”, che è anche una delle cose più profonde che abbiano mai fatto. Alla melodia di piano delicata, fragilissima, seguono un riff potente e un’irruzione di passaggi teatrali, poi entra la voce insolitamente commossa di Jon. Oltre a toccare alcuni registri vocali magnifici, si può dire senza problemi che stavolta ha messo nel canto tutta l’anima e il cuore. Dopo la morte di Criss, Jon ha dedicato questo capolavoro  alla memoria del tragico chitarrista e ha detto più volte che da allora, prima di suonarla sul palco, ha spesso avuto la sensazione che lo spirito del fratello scendesse dal cielo e gli desse una pacca di ringraziamento sulle spalle. Del resto Jon è noto da sempre come un uomo profondamente religioso, quindi dichiarazioni così per lui non sono niente di strano.

“Silk And Steel” è uno strumentale romantico per chitarra acustica, con Criss che posa con arte accordi pastorali, e mostra che sensibilità straordinaria avesse questo chitarrista eccezionale per stili di suonare diversi, tanto che si sarebbe potuto trovare benissimo anche in altre direzioni, fuori dai territori metal. Con “She’s in Love” i Savatage tornano al loro sound heavy metal tradizionale, il che significa riffing carico, i passaggi di batteria demolitori di Wacholz e lo strillare sbavante di Jon (a questo stile di canto si potrebbe dare tranquillamente il nome di “urla dell’orrore”). Anche il testo è scritto ancora alla vecchia maniera, “poco raffinata”, che già dal prossimo album sparirà praticamente del tutto. “Hounds”, dove Jon fa di nuovo una transizione incredibile dal canto pulito allo strillo ruvido, è un ritorno ad acque più complesse, ma mantenendo allo stesso tempo l’impatto ribelle. Linee di chitarra malinconiche e sottili veli di tastiere sullo sfondo fanno sì che il pezzo resti in testa come uno dei migliori dell’album.

“The Unholy” è segnata da un intreccio di frasi di chitarra melodiche con un tempo veloce, quasi brutale, spinto dall’uso della doppia cassa da parte di Wacholz. Jon regala un’altra ottima prestazione vocale, in cui si mescolano follia e sfrenatezza. L’ottimo mazzetto finale, formato in sequenza dai brani “Mentally Yours”, “Summer’s Rain” e “Thorazine Shuffle”, è una suite concettuale che si occupa di un personaggio disfunzionale. La suite è stata in parte ispirata da Jon e dalle sue esperienze in clinica psichiatrica, e ha fornito la base per i loro successivi progetti concettuali.

“Mentally Yours” si riferisce ai deliri di Jon nella clinica psichiatrica, mentre “Thorazine Shuffle” racconta la corruzione generalizzata del sistema sanitario americano, in cui i medici imbottiscono apposta i pazienti di dosi del sedativo thorazin, così che poi diventino dipendenti e cavie da laboratorio delle grandi multinazionali farmaceutiche. Questi due pezzi, segnati per lo più da un riffing classico e affilato, da un tempo aggressivo e da strilli maniacali, sono collegati nel mezzo dalla ballad malinconica “Summer’s Rain”, in cui Jon mette di nuovo i suoi sentimenti più profondi e i ricordi dei giorni duri passati nella “cella” psichiatrica, mentre sullo sfondo scorrono i passaggi di chitarra piangenti di Criss.

Con “Gutter Ballett” i Savatage hanno fatto un altro passo riuscito nella loro transizione sonora, spostandosi piano piano verso acque molto più sinfoniche, con melodie più complesse, brani più lunghi e stili vocali diversi. A differenza delle forme più basilari di heavy metal che avevano segnato i primi album, grazie al loro nuovo suono, sensibilmente più ricco, sono riusciti a conquistare tanti nuovi seguaci. Grazie ad alcuni brani che sarebbero stati benissimo anche sui cinque album precedenti, il disco ha ancora un po’ un carattere di transizione, ma d’altra parte costruisce un meraviglioso ponte tra i vecchi e i nuovi Savatage. Con questo risultato magnifico hanno creato senza dubbio il loro primo capolavoro, che ancora oggi tra gli amanti del metal melodico gode a ragione di uno status immortale.

Formazione

Jon Oliva – voce e piano
Criss Oliva – chitarra
Steve Wacholz – batteria
Johnny Lee Middleton – basso
Chris Caffery – chitarra e tastiere

Produzione

Paul O’Neill

Tracklist

1.Of Rage and War
2.Gutter Ballet
3.Temptation Revelation
4.When the Crowds Are Gone
5.Silk and Steel
6.She’s in Love
7.Hounds
8.The Unholy
9.Mentally Yours
10.Summer’s Rain
11.Thorazine Shuffle

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