Headbanging KUD #2 (2009)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: KUD France Prešeren, Lubiana
Data del concerto: 24.04.2009
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 12€/14€/16€

Il bel tempo soleggiato di un sabato, con la primavera finalmente arrivata, è fatto apposta per un picnic in famiglia, una gita, per strappare le erbacce tra le aiuole, sistemare l’orticello… Vabbè, lasciamo ‘sta roba idilliaca ai sogni americani della “white picket fence”: a Trnovo ci aspettava già il secondo Headbanging KUD di fila. A Lubiana quel pomeriggio di sabato regnava un vero silenzio da idillio, come se mezza Lubiana fosse già scappata al mare, ma davanti al KUD quel silenzio era solo la quiete prima della tempesta. All’HBK #2 ci aspettava un bel bocconcino di ben sette formazioni di casa, più una sorpresa. Anzi, la sorpresa l’hanno garantita gli unici death/doomer della scena nostrana, i Cold Dew, mentre un po’ di riposo per i colli ce l’hanno regalato gli One Out of Hell, che stavolta, purtroppo, hanno dato forfait.

Per primi sul palco del KUD sono arrivati risalendo la Sava coi drakkar i Vichinghi di Brežice, gli Asgard. I death metaller melodici di Brežice hanno appena iniziato il loro “rape and pilage” dei palchi sloveni, ma sono stati una sorpresa decisamente positiva. I ragazzi sono già ben rodati, e sul palco sono sicuri ed energici. Si vede che sono contenti già solo di avere la possibilità di salire su un palco, e il compito lo portano a casa alla grande. L’approccio di tutti i membri è sicuro di sé e incisivo; la missione degli annunci tra un pezzo e l’altro la porta a termine ottimamente anche il frontman Luka Žnideršič, mentre durante i pezzi il quartetto mena aggressivo e spietato in nome del martello di Thor. Non so da dove arrivi questa ossessione per i vichinghi e, di conseguenza, ovviamente, l’immancabile inno Death in Fire degli svedesi Amon Amarth, ma i ragazzi sono ancora giovani e di sicuro si libereranno delle influenze (fin troppo) evidenti. “Go, go Hairy Vikings!”

Dalla Carinzia, la zona della Slovenia che ha già partorito un bel po’ di ottime band metal nostrane (Xenophobia, Funeral March, Wartune, Thraw, …), sono arrivati poi sul palco i black metaller Dalkhu. La band ha avuto parecchi grattacapi con la formazione, ma alla fine si è stabilizzata ed è immersa fino al collo nella registrazione del debutto, che si intitolerà Imperator. In una buona mezz’ora i Dalkhu ci hanno dato una lezione di black metal old school “precambriano”; se proprio dovessi cercare un paragone, potrei tirare in ballo i Darkthrone, per dire. Ma ai Dalhku fanno onore soprattutto i pezzi ottimi, vari e movimentati, con strutture e arrangiamenti spesso insoliti per il black metal. I Dalkhu si stanno ancora rifacendo il chilometraggio live e per ora si sente sul palco, perché i membri sono perlopiù statici, ma per fortuna compensano con un’ottima intesa, che si tratti di evil riff, batteria a mitraglia o vocals cattive. Imperator sta arrivando…

Dall’estremo est hanno violentato il palco i pore/grinder di Prekmurje, i Vulvathrone. Stavolta in una nuova formazione, senza porcellini e Ančka. Ma anche molto più brutali e aggressivi. I Vulvathrone sono stati i primi della serata a scuotere per bene le fondamenta del KUD e hanno spinto la gente persino a un mini moshpit. Le voci triple uccidono come un’orgia sadomaso, la chitarra di Saša Herman continua a ronzare spietata come uno sciame d’api, Ozy sodomizza con precisione chirurgica le corde di un basso per lo più poco udibile, e la batteria resta “domination 101.” Dal vivo i pezzi sono una combinazione letale di spietatezza grind e di ossessione folle per tutto ciò che riguarda la pornografia. Vulvathrone, aspettiamo quindi la nuova compilation porn, e fino ad allora: “Bitch’s suck Vulvathrone’s tich’s!”

A portare avanti ruggiti e squartamenti ci ha pensato il mostro death metal dell’Alta Carniola, i Penitenziagite. Approccio senza compromessi, energico e incisivo! Il demo registrato da poco, The New Evolution, suonato per intero, offre un death metal fantastico ed epico, tra batteria demolitrice, linee di basso dinamiche, riff vari e movimentati e assoli folli. Quando poi dal vivo apre bocca anche Demshy e ne esce un growl eccezionale, nello stile dei ruggiti di certi Vomitory o Incantation, è più di una prova che i Penitenziagite (anche se pronunciando il nome in pochi evitano di spezzarsi la lingua) sono una vera bomba death metal e al momento, insieme a Mordenom e Scaffold, probabilmente la miglior band death metal che abbiamo da noi. Dal vivo i Penitenziagite sono epici, devastanti e apocalittici e spero che in futuro si susseguano più concerti di questa band eccellente. È ora di una nuova evoluzione!

Dopo una buona dose di ruggiti, blast beat, linee morbose e riff apocalittici, è arrivato il turno di qualcosa per le anime metal più delicate: sul palco sono saliti i glamster Cyclone. La ragazza e i ragazzi ultimamente si stanno facendo una bella esperienza live, e si sente parecchio nell’esibizione. La band è molto meglio rodata e, diciamolo, le brutte esibizioni agli ultimi due Metal Maniah sono ormai solo un pallido ricordo. I pezzi originali suonano freschi e da paura, come deve suonare il glam, e l’energia sul palco si nota bene. Assoli e riff sono suonati con precisione, le tastiere sono una bella aggiunta, forse si può rimproverare solo un po’ di staticità, che però salva soprattutto il bassista Šujo. Il cantante ha fatto grandi progressi, se l’è cavata alla grande anche nella ballad degli Iced Earth Watching Over Me, eseguita come si deve. Nella classica dei Saxon Princess of the Night, suonata benissimo, ad Anže si è unita in un duetto sicuro la tastierista Anja, e la band è proseguita con l’hit dei Bon Jovi Livin’ on a Prayer. I Cyclone dimostrano di aver imparato molto dagli errori, di avere obiettivi chiari e, cosa più importante, la ragazza e i ragazzi stanno migliorando!

La serata l’hanno chiusa i black metaller di Kranj Morana, che anche loro si stanno ancora facendo le ossa dal vivo. All’inizio prometteva già parecchio la scenografia, con il logo della band e, piazzata accanto al microfono, un’enorme falce con un teschio in fondo. Purtroppo, almeno dal punto di vista sonoro, l’esibizione dei Morana è stata un vero disastro. Stridii, fischi, chitarre poco udibili e anche una voce messa malissimo al mixer hanno purtroppo fatto sì che i Morana facessero l’esibizione peggiore della serata. Peccato davvero, perché il materiale originale è molto promettente, abbastanza vario e interessante per arrangiamenti e struttura. Purtroppo è venuto male anche il pezzo-schiacciasassi alla In Flames Episode 666, insieme a un buon numero di brani davvero promettenti. Ma spero che avremo ancora occasione di sentire i Morana sotto una luce molto migliore, perché un buon materiale originale se la merita. I riff sono dinamici, la sezione ritmica demolitrice, le tastiere ci stanno benissimo, la voce è cruda e aggressiva; c’è solo da lavorare sugli annunci tra un pezzo e l’altro, che sono ancora (simpaticamente) confusi e timidi.

Tirando le somme, il secondo Headbanging KUD è stato una vera maratona di concerti. Gli organizzatori meritano tutti i complimenti per la serata ben riuscita, per il tentativo di far rivivere il KUD France Prešeren e, non ultimo, per dare a band metal nostrane di qualità la grande occasione di farsi conoscere. Purtroppo stavolta la sala non era sold out come all’Heavy New Year 2, ma l’abbondanza di concerti degli ultimi tempi fa il suo effetto. Ci vediamo all’Heavy New Year 3 e all’Headbanging KUD 3!

Foto: Nina Grad

Scaletta

Asgard:
1.Intro
2.Norsemen Execution
3.Anthem to the King
4.Midgaard
5.Hairy Viking
6.Death in Fire
7.Thor’s Hammer

Penitenziagite:
1.Lords Long Forgotten
2.The Edge of Twilight
3.Path Lain in Shadows
4.The Cleansing
5.Circle of Life
6.Burning

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