Folla ipnotizzata e affamata di punk rock jugoslavo (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Fotografie: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Cvetličarna / Slovenia
Data del concerto: 22.02.2013
Numero di spettatori: 1500
Prezzo del biglietto: 17,00€ / 23,00€

Si può davvero riempire ancora di più la Cvetličarna di Lubiana che mettendo insieme in una sola sera Majke e Partibrejkers? Nei minuti prima dell’inizio della nuova orgia concertistica dedicata a risvegliare le sensazioni nostalgiche del retro jugorock, una bufera di neve aveva dato un colpo di coda al cielo sloveno, e in mezzo a quel casino la gente si riversava inarrestabile nel ventre del parterre della Cvetličarna rinnovata. Chi aveva già provato in passato che calderone può diventare il parterre della Cvetličarna, seguendo i calcoli razionali del buon senso, ha preferito piazzarsi per precauzione sulla ringhiera della balconata e godersi da distanza di sicurezza la presenza dei suoi eroi da palco. Si preannunciava una serata rovente di puro rock n’ roll sfrenato. Nessuno ne dubitava, e gli eccessi che accompagnano la storia dei “ragazzacci”, cioè dei Partibrejkers e dei Majke, sono una delle attrattive più grosse che tengono salda l’appartenenza delle anime rock slovene a entrambe le band. Nello spirito del motto: »Fedeli fino alla tomba«!

Verso le nove e mezza di sera i tecnici irrompono sul palco, danno una rapida occhiata alla strumentazione, ne controllano il funzionamento, attaccano tutto alla corrente, e solo pochi secondi dopo i Majke salgono sul palco ciondolando e la gente impazzisce. Incredibile questo legame tra pubblico e band, che niente riesce a scalfire. Pelle d’oca! Il primo segnale della qualità dell’esperienza live, che ha confermato che quella sera eravamo nel posto giusto al momento giusto!

Tutti gli occhi erano puntati sul guizzare anguilloso di una figura ben nota. Una creatura smilza e allampanata, considerata la prima figura di culto, la sagoma e la voce dei Majke. Parliamo dell’inconfondibile Goran Bare. In un attimo ti viene da chiederti in che condizioni sia il cantante, perché dalle sue condizioni dipende la qualità dell’esibizione dei Majke. Almeno negli ultimi anni. Di sicuro appesantito da qualche molecola alcolica corroborante, ma non troppo, tanto da non crollare, come il pubblico aveva già visto ai concerti in Slovenia, Bare ha subito sollevato la platea quando, dopo il nuovo singolo d’apertura »Teške boje«, la band ha piazzato il pezzo di rottura  di metà anni Ottanta »Iz sve snage«.

Siccome ai concerti dei Majke non c’è spazio per studi e analisi musicali approfondite, visto che il filo conduttore è un rock n’ roll sporco, sostenuto da una nota di blues purosangue e unto dalla natura punk della rabbia di strada, non ha nemmeno senso valutare la qualità del suono. Rimbombo a palla, tutto fortissimo, le chitarre di fatto indistinte nel mix, eppure quella sera non ci ha fatto caso nessuno. »Super majka«, »nadmajka«, »prva mama« o semplicemente »majka vseh majk« – Goran Bare è decisamente la prima icona! Una specie di Iggy Pop, con un ricco repertorio di battute, sopravvissuto a tutte le ere dell’umanità e alle apocalissi, ma va tenuto presente che, nonostante l’inferiorità scenica della squadra di accompagnamento, Bare non sarebbe in grado di reggere tutto questo »alto librarsi sul palco«. I Majke hanno offerto un’ottima prova e il concerto è filato via nel complesso con sicurezza, senza punti deboli che lasciassero intuire il minimo scivolone sul palco. L’enorme carisma di Goran Bare e la solida struttura della band di supporto hanno inanellato una mazzata rock dopo l’altra, tra cui i nuovi Depresija e Pozovi me u noć, oltre a classici più vecchi come Krvarim od dosade, ’89, Zato te volim, Budi ponosan, Vrijeme da se krene (in chiusura della parte regolare), Mršav pas, Fantastična vatra, Ja sam budučnost, Naivan san, Pozovi me u noč, Zato te volim, Nisam tvoj.

Come detto. Un’immagine della band molto più forte rispetto a novembre 2011, quando il barcollante Goran durante il concerto sembrava davvero distrutto. Questa volta l’esibizione dei Majke ha giustificato tutte le alte aspettative e ha lasciato il pubblico a ululare: »Majke, Majke, Majke,..«!!!!

Con questo fatto, però, Cane proprio non riusciva a farsene una ragione, perché i cori dal pubblico »Majke, Majke, Majke« lo hanno spinto a borbottare prima nel microfono: »Dobro, dobro ljudi…« I Partibrejkers hanno avuto qualche problema all’inizio, perché proprio all’attacco dell’esibizione è crepato un amplificatore per chitarra. La situazione confusa è stata risolta in fretta e il quintetto (!!!) – avete letto bene – ha attaccato con »Ako si« e ha conquistato all’istante il pubblico, che da quel momento non si è più staccato dal carisma contagioso di Cane. Ci aspettava un set da maratona. Le teste non nascondevano di essere un po’ alterate dall’alcol. Così in una pausa è volata sul palco una birra. Nessuno sapeva esattamente cosa stesse succedendo, ma Cane ha prima lanciato uno sguardo secco tra la gente, poi ha puntato lo sguardo tagliente a sinistra verso i tecnici, che hanno subito capito qual era il problema e sono accorsi sul palco a pulire il pavimento. Cane si avvicina al bordo del palco e ruggisce: »Pa jebem li ti pičku materinu…« – aveva scovato il colpevole.  Quando il grande capo si è un po’ calmato, ha aggiunto in tono di avvertimento: »Hej narode! Zajebi pivo večeras«! Succoso, come si può sentire una succosità così solo nell’autentico serbo. E proprio questa succosità è il cuore dei versi di Cane e compagnia, che quella sera hanno incornato il diavolo con un’ottima performance sul palco. Una performance che ha offerto un suono migliorato e un’esecuzione molto più compatta di quella che i Majke avevano servito alla folla prima dei Partibrejkers!

Non ci sono paragoni tra le due band, eppure vale la pena considerare che quella sera tra le due c’era di sicuro una rivalità sotterranea. Ha sicuramente fatto da stimolo: Goran Bare probabilmente proprio per questo ha fatto attenzione a non esagerare con i bicchierini di rosso, per non beccarsi un bel gomito del tennista prima di salire sul palco. I cori »Majke, Majke, Majke…!!!« con cui i Partibrejkers sono stati accolti all’ingresso sul palco hanno di sicuro dato un’ulteriore carica a Cane e alla squadra, spingendoli a dare il meglio che potevano dare.

E ci sono riusciti in pieno. I Partibrejkers hanno rubato la scena ai Majke. Decisamente. Semplicemente per una forma migliore della band sul palco, maggiore concentrazione, maggiore precisione sonora, che ha servito davvero un rapace dondolio sincrono di riff di due chitarre alla pari, da sinistra e da destra. Nessun superstite quella sera alla Cvetličarna. Una bomba in fronte, folle, per il bene dei giorni andati della fiorente scena punk rock jugoslava. Il popolo ha avuto pane e giochi e la Cvetličarna stipata, nell’impeto di un’eccezionale partecipazione del pubblico ai versi (con entrambe le band), scricchiolava da ogni parte mentre il tornado di un cumulo rock di ronzii e rimbombi ha sollevato il tetto più volte su, fin sotto il cielo.

Fuori continuava a nevicare debole e a tremare! Era proprio la classica serata rock, in cui non era difficile fiutare lo sfrenamento totale, capeggiato da burek, birra Nikšićko e profumo di griglia, anche se alla Cvetličarna nulla di tutto questo viene servito. Ma lo spirito dei Balcani ha soffiato oltre la Kolpa con una sfrenatezza bestiale, di un impeto devastante, dopo il quale la gente non ha esitato – avvolta nelle condizioni stradali estreme di un ciclone spietato – a prolungare la notte di venerdì con una visita ai vicini chioschi di fast food di matrice balcanica.

Setlist

PARTIBREJKERS:
1. Ako si
2. Noć
3. Zemljotres
4. Lobotomija
5. Čutanje
6. Žurim
7. Šta radiš
8. Put za jug
9. Za 1000 godina
10. Nočas u grad
11. Ledeno doba
12. Da li se još volimo?
13. Ono što pokušavam
14. Rođen loš
15. Hipnotisana gomila
16. Krena prema meni
17. Hoću da znam
18. Mesećeva kči
19. Dugo te nema
20. Ulični hodać
–bis—
21. Molitva
22. Gramzivost
23. Sjajnija budućnost
24. Ona živi na brdu
25. Kako je teško bez tebe

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