Home At Last (EP)
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Grave Digger
Etichetta: Napalm Records
Uscita: 2012
Durata: 29:00
Voto: 3/5
Con la nuova formazione, senza Manni Schmidt e con la new entry Axel Ritt, i Grave Digger fin qui hanno mostrato davvero poca ispirazione compositiva. Il loro sequel di un classico, »Tunes Of War« (1996), cioè la seconda parte intitolata »The Clans Will Rise Again« (2010), ha solo fatto venire all’ascoltatore una gran voglia di tornare all’età dell’oro dei Grave Digger della seconda metà dei Novanta, tanto è piena di mancanza di ispirazione e di vissuto.
La band non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura. Forse non si rende nemmeno conto che l’età dell’oro è finita, ma ormai anche le presenze sempre più scarse ai concerti di fatto non permettono più al gruppo dei tour da headliner: succede invece che i Grave Digger si portino in tour una band che al momento è calda, ma che in carriera non riuscirà mai a sfornare album così marcanti come quelli che i Grave Digger hanno fatto da »The Reaper« (1993) fino a »The Grave Digger« (2001) compreso. Penso all’ultimo tour in comune dei Sabaton, di cui i Grave Digger aprivano i concerti.
Boltendahl però non si lascia scoraggiare dai compagni e dice che metterà in musica anche l’antica mitologia greca. A giudicare dalle copertine e dai titoli del prossimo album e di questo EP, la cosa sembra proprio andare in quella direzione. »Home At Last«, con la mascotte dei Grave Digger, »Reraper«, travestita da oplita greco che è sceso dalla sua galea in una tempesta spaventosa, potrebbe benissimo essere Ulisse che, dopo anni di calvario, è finalmente tornato a Troia… pardon, nella sua Itaca. Il vecchio disegnato come l’anima ammonitrice di un defunto, accanto a lui, potrebbe essere suo padre Laerte, re di Itaca, morto mentre il figlio era via. Be’, aspettiamo che esca l’album »Clash Of The Gods«, che svelerà in modo più concreto la serie di storie che sta preparando l’inesauribile zio Chris Boltendahl.
Più che per il singolo che anticipa il nuovo album, questo EP è interessante per le due tracce extra, che non finiranno sull’album. Evidentemente sono due “scarti”, rimasti fuori dopo che i Grave Digger avevano creato materiale originale a sufficienza per il nuovo disco e hanno dovuto lasciare fuori qualche pezzo. Entrambe sono tipiche mazzate teutoniche. Quindi riff di chitarra diretto, il classico ringhio di Boletndhal che non arrugginisce proprio mai e un galoppo ritmico ultracarico, dove la doppia cassa deve scavare a pieno regime. Stavolta, a differenza della produzione di »The Clans Will Rise Again«, prevale la sensazione che ci arriverà un album di nuovo più incline al bombastico, perché i riff sono un po’ più affondati nel vestito degli arrangiamenti sinfonico-orchestrali. Sì. Una sensazione più vicina a »Rheingold (2003)« e »Liberty Or Death« (2007). A rafforzarla è la melodiosità da inno dei ritornelli di tutte e tre le nuove canzoni dell’EP. Anche se in questo Home At Last si prende tutta l’attenzione, Metal Will Never Die gliela soffia quasi, visto che questo pezzo vale come una specie di inno non ufficiale della mecca di tutti i festival metal, il Wacken Open Air.
Il resto dell’EP è un riassunto live delle ultime tre tappe dell’esibizione della band al Wacken Open Air del 2010. Sono già usciti sul DVD »The Clans Are Still Marching« (2011), e chi di voi si è procurato la versione DVD/CD non sarà affatto entusiasta quando si renderà conto di ascoltare di nuovo roba già sentita.
In compenso questo terzetto live è un buon indicatore dello stato di forma della band, in particolare di Axel Ritt, che si sta chiaramente sciogliendo e liberando dai lacci in cui era finito dopo aver infilato le scarpe enormi di Manni Schmidt. Il tizio va sempre meglio, mentre Boltendahl deve adattare parecchio le linee vocali per cavarsela in qualche modo (Excalibur). Che Ritt cresca in sicurezza e si trasformi in un vero membro dei Grave Digger lo dimostrano soprattutto le prime tre tracce dell’EP, che suonano molto più convincenti e ispirate di qualsiasi pezzo del povero »The Clans Will Rise Again«! Sia a livello di idee, per quanto riguarda le frasi di chitarra principali, sia nei dettagli, se ci concentriamo sugli assoli e sugli ornamenti di chitarra aggiuntivi. Ritt non è Manni Schmidt, e non sarebbe nemmeno giusto pretenderlo da lui: l’importante è che riesca a ritagliarsi abbastanza spazio per “fregare con raffinatezza” lo zio Boltendahl e aggiungere a tutta questa tipica incisione Grave Digger un pezzetto di sé.
Quindi »SÌ« al nuovo EP. Vale la pena dargli un ascolto, e a premiare i fan della band saranno soprattutto entrambe le tracce che non usciranno mai più da nessun’altra parte (magari su qualche supporto live in futuro), mentre tutti noi possiamo tirare almeno un mezzo sospiro di sollievo, perché a quanto pare »The Clash Of The Gods« sarà di nuovo il vero album tradizionale dei Grave Digger. Tagliente al punto giusto, devastante al punto giusto e bombastico al punto giusto per rimettere i Grave Digger sui vecchi binari, cosa che questa cult band tedesca di heavy metal teutonico della vecchia scuola si merita senza dubbio.
Formazione
Chris Boltendahl – voce, cori
Axel Ritt – chitarra, cori
H.P. Katzenburg – tastiere
Jens Becker – basso
Stefan Arnold – batteria
Produzione
Chris Boltendahl & Grave Digger
Tracklist
1. Home At Last
2. Rage Fo The Savage Beast
3. Metal Will Never Die
4. Ballad Of A Hangman (live)
5. Excalibur (live)
6. Heavy Metal Breakdown (live)