II
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: King Kobra
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2013
Durata: 64:24
Voto: 4.5/5
King Kobra! Anche se sono passati quasi 25 anni dai fasti degli anni Ottanta e dagli album “Ready To Strike” e “Thrill Of A Lifetime”, è dura restare impassibili ogni volta che ti tornano in mente la figura e l’opera dei King Kobra classici.
Nel 2011 i King Kobra sono tornati tra i vivi con un nuovo album. Gli hanno dato un titolo semplicissimo: »King Kobra«. Per la band è una specie di nuova nascita, una specie di nuovo inizio. In quel disco hanno cominciato a fare l’occhiolino alle forme retro del rock, con un bel retrogusto di retorica blues, e si sono allontanati parecchio dal loro sound anni Ottanta. Il nuovo album porta avanti il filo della rinascita, tant’è che i ragazzi l’hanno intitolato »II«. Come se fosse solo il secondo album della loro carriera e gli anni Ottanta non ci fossero mai stati. Posso dirlo subito: l’hanno fatto con un motivo più che valido.
L’album »II« approfondisce infatti le linee espressive del predecessore. In »II« i King Kobra si spingono ancora più decisi indietro nel tempo, dove si rotolano senza vergogna tra le scoperte di un sacco di pionieri del rock. In apertura ricordano addirittura i Rainbow dell’era con Joe Lynnn Turner alla voce, quando il disco si apre con Hell On Wheels – un pezzo con un riff di chitarra memorabilissimo e dal taglio marcato, che incarna alla perfezione il titolo stesso del brano. Per arrangiamento ed energia, più avanti nell’album gli si avvicina molto Running Wild. Paul Shortino per timbro e interpretazione si avvicina in modo da brividi al timbro di Joe Lynn Turner: una somiglianza che nelle produzioni precedenti (i vari album della carriera di Shortino) in cui cantava lui non era mai emersa in questo modo, come invece succede proprio nel nuovo album dei King Kobra. Don’t Keep Me Waiting potrebbe finire tranquillamente su uno dei vecchi lavori solisti di Joe Lynn Turner.
Le osservazioni davvero importanti arrivano però dopo. L’album è un vero monumento al rock retro. Per energia ricorda in parte l’immediato suono retro di quella band di classici rock sciolta troppo presto, i The Lizards, nello scorso decennio di questo millennio, anche se non ha una produzione così cruda. Di sicuro ha contribuito anche la riattivazione dei leggendari »Led Zeppelin americani« chiamati Cactus, la band in cui da sempre impugna le bacchette il capo dei King Kobra, Carmine Appice. Eppure Appice non è l’unico nella squadra King Kobra ad avere voce in capitolo sulle condizioni in cui si sviluppa il carattere musicale del gruppo. Come sappiamo, i King Kobra tornati in vita suonano in pratica con la stessa formazione di prima dello scioglimento a fine anni Ottanta. Solo Shortino ha preso il posto di Mark Free alla voce. Serviva quindi il consenso di almeno quattro quinti dei membri degli attuali King Kobra, prima che la band, dopo l’uscita di »King Kobra« (2011), si mettesse a comporre musica spingendosi ancora più a fondo nell’esplorazione della cultura sonora rock retro!
Di nuovo, più avanti, il brano Knock Them Dead richiama il modo di comporre scolpito sul modello del riff della prima scuola rock anni Ottanta di gente come gli Y&T, il che significa che il riff è ben intriso di cultura sonora retro, blues e rock n’ roll. Poi c’è Have A Good Time, che ha punti in comune con l’energia dei Bad Company, mentre The Crunch potresti attribuirla a un incrocio tra Aerosmith e Cactus, e dove ci sono i Cactus, ovviamente, i Led Zeppelin non sono lontani. C’è The Ballad Of Johnny Red, dove la band si butta addirittura in acque »boogie blues«. L’immagine dei nuovi King Kobra la restituisce meglio di tutti il brano più lungo dell’album, Deep River. Cattura uno spaccato a mosaico di tutte le influenze delle band citate. È la composizione più complessa del disco. Possiamo chiamarla una mini suite epica, che però mantiene sempre con maestria il filo rosso di una coerenza rock ‘n’ roll a sangue pieno, a conferma che i King Kobra sono arrangiatori eccellenti!
L’album »II« è un ottimo disco di hard rock e rock ‘n’ roll retro, da festa, con un solo »difetto estetico«. Ti ricorda in continuazione qualche riff storico del rock. Purtroppo. Ma comunque è perdonabile. Se colleghiamo Carmine Appice ai leggendari Vanilla Fudge, la formazione dei King Kobra si ritrova direttamente uno di quei musicisti che alla fine degli anni Sessanta sono comparsi in un ruolo da pionieri, per aprire ai Terrestri nuove dimensioni musicali. I King Kobra, del resto, risolvono il »problema di ricordare cose già inventate« con un sacco di cuore. »II« funziona infatti davvero grazie all’immedesimazione e alle passioni che ci mettono sia Shortino, con la sua ottima espressività vocale che mescola colorata Joe Lynn Turner, Bryan Adams e Jon Bon Jovi, sia gli altri membri della squadra, che sfornano »assoli« vivi e scintillanti di scorribande di chitarra e pulsazioni ritmiche incalzanti! L’album respira a pieni polmoni sincerità e nessuno può togliergli questo, né far finta di non vederlo. Da tutto questo »groovare« in studio (nella squadra deve regnare una chimica di lavoro eccezionale) anche i brani sono cresciuti di minutaggio, e così il disco arriva a una durata di oltre 67 minuti, il che non è proprio normale per la tradizione di un album hard rock medio. Ma credimi. L’album »II« con la sua esplosività e il suo cuore rock ‘n’ roll non ti lascerà a bocca asciutta. Con »II« si è delineata anche l’espressione musicale dei King Kobra rinati! I King Kobra ridefiniti nel sound e nello stile possono così prendere la rincorsa artistica piena sul successore di »II«. La domanda è solo come lo intitoleranno, visto che un album intitolato »III« l’hanno già pubblicato negli anni Ottanta.
Formazione
Paul Shortino – voce
David Michael-Philips – chitarra
Mick Sweda – chitarra
Johnny Rod – basso
Carmine Appice – batteria
Produzione
David Henzerling, Carmine Appice & Paul Shortino
Tracklist
1. Hell On Wheels
2. Knock ‘Em Dead
3. Have A Good Time<
4. The Ballad Of Johnny Rod
5. Take Me Back
6. When The Hammer Comes Down
7. Running Wild
8. The Crunch
9. Got It Comin’
10. Deep River
11. Don’t Keep Me Waiting
12. We Go Round