Il diamante nero ha brillato anche nel Posavje (2013)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Krško / MC Krško / Slovenia
Data del concerto: 09.11.2013
Pubblico: 70 persone
Prezzo del biglietto: 5,00€

Dopo il concerto di debutto del superprogetto Black Diamond a maggio all’Orto bar di Lubiana (report QUI) e un breve ritorno sul palco a inizio giugno alla Cvetličarna, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia prima che il Diamante Nero tornasse a brillare! Stavolta i Black Diamond hanno chiamato a raccolta a Krško, nel centro giovanile locale, una delle poche oasi del Posavje dove anche gli amanti della musica alternativa trovano pane per i loro denti.

Dopo il varo primaverile dell’esordio e le ottime reazioni del pubblico, in cuor mio speravo che la strada per la band si aprisse più in fretta di così. Ma l’indirizzo musicale così specifico e l’approccio professionale, condizionato anche dai conti economici delle serate, per ora tengono la band ben al riparo dalle orecchie della più vasta comunità metal. Eppure, nonostante la lenta conquista del pubblico lungo un cammino pieno di spine, lungo ormai quasi un decennio, non c’è certo il rischio che gli ingranaggi comincino ad arrugginirsi proprio adesso, dopo l’uscita dell’esordio, quando avevano appena cominciato a girare bene!

Ma andiamo con ordine. Come apertura della serata erano annunciati i grungers Bottomline, ma per una malattia in formazione hanno annullato l’esibizione all’ultimo minuto, così il palco, alle dieci di sera, è toccato all’unica band spalla della serata, i FireSpit della Dolenjska. I ragazzi di Dolenjske Toplice sono seguaci della tradizione musicale aggressiva, che si tratti di un’attitudine groovy alla Pantera o di una sfacciataggine punk, anzi, in realtà di entrambe. I FireSpit camminano infatti sul filo sottile tra punk e thrash metal, senza risparmiare decibel, ritmi a razzo e sbraitate vocali incazzate, e così viene spontaneo pensare a gente come i Suicidal Tendencies. Un’esibizione bella cazzona, ma ai recettori auricolari dei più sarebbe probabilmente andata meglio una band più affine, per genere, alla protagonista della serata.

Poco dopo le undici di sera, nella saletta concerti del club ha cominciato a richiamare tutti l’intro di basso di Urban sul singolo Power of Mind. Presto si sono aggiunti anche i due chitarristi e menti creative della band, Igor Manasijevič e Nejc Vidmar, ed ecco già i primi problemi di suono, che per tutto il concerto non è riuscito a risolvere nemmeno il frontman Žak, a forza di segnali ai responsabili del mixer. Rispetto alla sezione ritmica, le chitarre erano troppo poco presenti nel mix, quindi la monumentalità del gioco chitarristico progressivo dei Black Diamond non ha potuto prendere vita in tutta la sua grandezza.

Fatta eccezione per la nota sul suono, la presentazione dell’album »Last Man Standing« è stata un vero piacere per tutti gli appassionati presenti di questo collettivo metal unico, sul versante ombroso dei Gorjanci! La band è composta da musicisti di rango rigorosamente professionale, quindi non c’è spazio per gli errori, anche se per motivi logistici difficili da superare il gruppo prova piuttosto di rado. Nonostante la complessità delle composizioni di pezzi come Mastermind o Opus 91 – 96, con la sezione ritmica formata da Klemen Markelj (batteria) e Urban Medič (basso) tutti i passaggi e i cambi di tempo sembrano facili come un gioco da ragazzi, e un’ossatura ritmica così affidabile ha permesso ai chitarristi Igor e Nejc di concentrarsi al cento per cento sui propri compiti, tanto che la loro prestazione è stata la più sciolta e impulsiva di tutte e tre finora. Sopra l’intera squadra, naturalmente, vegliava per tutto il tempo un frontman dal pedigree straordinariamente carismatico e dalle mosse spassose, Žanil Tataj Žak (Mary Rose, Divlje Jagode), che ha dimostrato ancora una volta di essere un vero animale da palco, soprattutto nella fase iniziale del concerto, quando con la sua energia è riuscito a motivare il pubblico al punto che nella seconda metà dell’esibizione ha iniziato a restituire l’energia cinetica. Žak ha sfidato a livello vocale linee vocali impegnative e nei registri più alti le ha perfino adattate in improvvisazione all’esecuzione dal vivo, cosa che si è sentita al meglio nell’uscita dal ritornello del pezzo omonimo Black Diamond, dove con i salti di tonalità dagli acuti ai bassi e viceversa si è fatto onore anche come interprete eccezionale. Rispetto all’ordine dell’album, la band ha rimescolato la scaletta e l’ha presentata come un insieme dagli umori altalenanti: abbiamo avuto così un continuo alternarsi di atmosfere più da ballad da una parte e di retorica riffistica più tagliente dall’altra, e proprio con questo filo conduttore il concerto si è chiuso, con i pezzi The Thing That Couldn’t Die e Dreams of Tomorrow. Sull’uscita da inno del ritornello travolgentemente contagioso del brano d’addio, Žak ha dato ancora una volta prova del suo approccio sensibile, restando però anche stavolta (purtroppo) senza il supporto di cori da parte degli altri membri della band.

I Black Diamond hanno portato con successo la loro formula unica sui palchi della Slovenia sudorientale, e una presenza scenica sempre più rifinita li sta consolidando, piano ma con sicurezza, anche come attrazione live. La band annuncia il prossimo salto sul palco ancora prima della fine dell’anno, sul terreno di casa a Novo mesto, dove stando alle loro parole si radunerà un numero più decoroso di sostenitori, quindi una nuova esperienza live da peccato mortale non mancherà di certo!

Scaletta

1. Power of Mind
2. Mastermind
3. Opus 91 – 96
4. Hold Me Tonight
5. Black Diamond
5. Edge of Sanity
7. Lažne zvezde
8. Tears In Eyes
9. The Thing That Couldn’t Die
10. Dreams of Tomorrow

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