IL GRAN FINALE DI ANIMATEKA – Moveknowledgement feat. Small But Dangerous

0 8

Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Animateka 2007, Kino Dvor, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 07.12.2007
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: 4,00€

Il fenomeno Moveknowledgement non è roba che ti capita tra capo e collo da un giorno all’altro. Parliamo di dedizione al lavoro, di un percorso estetico tracciato con chiarezza, di fedeltà al filo rosso del movimento. E se al filo rosso di ciò che ascolti aggiungi pure la spezia che vizia gli occhi – visual ricchissimi – allora hai senza dubbio la chiave per la soddisfazione totale, anche per l’ascoltatore più esigente.

Più o meno così potrebbe iniziare il racconto del concerto di sabato, targato Animateka 2007, il festival internazionale di Lubiana grazie al quale la sala del Kino Dvor si è trasformata nel rifugio di tutti gli amanti della perfezione live in Slovenia. Fuori faceva già un bel freddo e, se il sabato ti lasciava scegliere dove passare la chiusura della prima metà del weekend, a Lubiana le opzioni erano solo due – o prendere aria sotto il cielo aperto, dove per una bella sommetta di un paio di euro ti convincevano che il loro vin brulé era il più forte e di gran lunga il migliore, e ovviamente anche la splendida vista sul centro addobbato da sogno veniva fatta pagare come si deve, oppure prendevi in mano il programma di Animateka e andavi a scoprire cosa potevano offrirti di nuovo i circoli creativi internazionali che tengono in vita il culto delle immagini in movimento.

Io propendevo per la seconda. Ovviamente anche perché in cartellone c’erano pure i miei amati sciamani musicali di Novo mesto – Moveknowledgement. Il Kino Dvor era pieno fino all’ultimo angolino. Il penultimo giorno del programma di un’Animateka già molto frequentata ha portato la consegna dei premi della giuria e del pubblico, e siccome per natura evito di infilarmi senza bisogno nella ressa, con la mia dolce metà e un’amica mi sono presentato nell’atrio verso le 23. Il concerto doveva iniziare entro una decina di minuti buoni, ma c’era da aspettare ancora, perché stavano sistemando gli ultimi dettagli di audio e video. Che premura! In compenso, nell’ingresso aveva aperto il suo sipario una piccola, quasi invisibile scena di teatro di marionette, dove sotto i nostri occhi prendevano vita figure ricavate dalla più normale carta colorata. Prima un uovo da cui nasceva un uccello, poi una sparatoria tra cowboy e un cane e ancora e ancora … Io non sono tra i più pazienti degli attendisti, quindi ho preferito spostarmi nell’atrio del tempio del piacere e aspettare ancora una buona mezz’ora.

Finalmente le porte si aprono. Le poltroncine del Kino Dvor invitavano all’occupazione e gli strumenti piazzati davanti al palco confermavano che eravamo nel posto giusto. Il concerto ci sarà, senza dubbio! Poco dopo, davanti alla sala piena, i Moveknowledgement sgattaiolano ai loro posti. Dietro la batteria si siede David Cvelbar, le tastiere alla sua destra le occupa Miha Šajina. Subito dopo Uroš Weinberger – Wein si mette a vezzeggiare la chitarra, e sulla destra (dal punto di vista del pubblico) davanti all’ampli del basso si piazza Dejan Slak. La parte centrale del palco è riservata al discorso vocale di Miha Blažič – N’Toko. Se dai ancora un’occhiata al palco, forse noti gli altri due protagonisti della serata: sulla destra ha preso posto, davanti a proiettori e lavagne luminose, Mateja Rojc aka. Small, e a sinistra, davanti ai suoi aggeggi tecnici, si è piazzato Simon Hudolin aka. Dangerous. Tutto era pronto e a posto per farci uscire di testa.

Si spengono le luci. Dagli altoparlanti rimbomba un flusso sognante e meditativo di pensieri e ritmo intitolato ‘A Barcode’, uno dei grandi favoriti dell’ultimo album della formazione di Novo mesto. Lo schermo diventa il luogo dove sfogare passioni e combinazioni di colori. Sui bordi colano gocce di colore che riempiono il vuoto della luce bianca con spruzzi di passione creativa. Lo sbarco audiovisivo su ignari spettatori era stato pianificato con cura. All’ombra, o meglio – nel riparo sicuro di un caldo semibuio – crescevano gli impulsi del dialogo sonoro tra batteria, chitarra, basso e tastiere delicate. L’ondeggiare di sensazioni e pensieri trovava parola nella forma. N’Toko passa al movimento. Si annuncia l’arrivo di dèi che cambieranno il volto del presente. Vola sulle ali di una belva selvaggia! Sullo schermo si intrecciano immagini sincronizzate col ritmo. La psichedelia del momento ripaga l’attesa e, in stato di trance, non potevi far altro che abbandonarti all’incantesimo magico e sprofondare in sogni da svegli. Dopo la tempesta della passione iniziale, la sensazione non si ferma.

Arriviamo alle sfere del nuovo pezzo ‘Orel’. Sullo schermo si insinuano illusioni di grandezza e purismo estetico. Non so esattamente quando, ma abbiamo varcato la soglia della staticità e siamo entrati nella sfera delle immagini in movimento. Quello che si vedeva si era dato il nome Praznik e mostrava spezzoni del passato. Bandiere in vista delle feste jugoslave. Gente che era un tempo la principale portatrice di un’ideologia che non esiste più. Resta solo l’eco di pensieri. Nell’eco di qualcosa di lontano si erigono monumenti a un tempo che non tornerà – ‘Monolith’ ci porta ai tempi del disco Sun Sun. Ai tempi in cui l’immagine di base dei Moveknowledgement era piuttosto diversa. Diciamo: più ingenua nel suono e nell’aspetto. Gli anni hanno steso la patina dell’esperienza e cambiato il suono per evoluzione. Sono forse diventati un po’ più cupi e minimalisti, ma nella logica del less is more si nasconde il fascino principale dell’erotismo musicale, che fa schiumare i pensieri e invita a ballare alla maniera dub-rock, sempre e di nuovo. Dopo i pezzi vecchi, qualcosa di nuovo.

‘Afrique’ porta uno strato di perfezione chitarristica. Credo sia superfluo aggiungere che i Moveknowledgement sono parecchio abili a far convivere la logica occidentale con la mistica dell’oriente. Sullo schermo si intrecciano immagini tratte da fotografie statiche, la danza di insetti vivi, di scarafaggi in un barattolo di vetro. Affascinante e raccapricciante. Prigionia nello spazio e nel tempo. La prigionia nella cornice di ciò che si vede diventa quasi claustrofobica. Il senso di ciò che vedi e senti si fa sempre più profondo. Small But Dangerous funzionano come il prolungamento visivo dell’intuito della band. ‘I Am Zorr’ diventa così la possibilità di saltare a un altro livello di dialogo. Niente soste e niente fermate per gli stanchi. L’idea dello spettacolo è un fluire e muoversi continuo. Per l’inganno dell’occhio vanno bene anche provette con liquido rosso. Ombra e luce sono due principi della stessa materia. Zorr è un nichilista e un’apparizione minacciosa. E nel terzo occhio ti si insinua nel cervello un cratere grande come l’universo, in cui vorresti risucchiare tutto.

L’imperativo del momento somiglia molto al discorso totalitario di un dittatore qualsiasi. ‘Listen To Nebukadnezar’ è la messa in parole giusta per questo stato di rapimento, euforia nascosta e quiete astrale. Se non opponi resistenza, ricevi un premio. Una cioccolatina e poi pure il dolce. Sullo schermo si insinuano immagini da cartoline e dettagli dell’interessante design del disco, e tra queste, a intervalli, esplode sullo schermo anche l’immagine della statua di quel tiranno morto da tempo. Quasi rapiti, nemmeno ci accorgiamo che nell’arazzo del vecchio hanno intrecciato il nuovo e il nuovissimo. Dopo ‘Kidz’R’Fresh’ strisciamo negli angoli più bui del nostro subconscio e iniziamo a pulsare sotto una salva di suono chiamata ‘Jungle’, e presto arriva ‘Big Hood’, dopo il quale ti riportano dalle sfere del trip mentale alla realtà di questo mondo. Sullo schermo compare la scritta TENKS e una fragorosa salva di applausi riempie le volte del tempio della cultura cinefila. Anzi, diciamolo meglio: dell’ultimo rifugio dell’artismo a Lubiana. Niente Hollywood e niente lustrini da star, ma resta il genuino spirito di guerriglia e il legame organico tra artista e opera. Togli qualcosa e hai amputato la vita. Niente logica di vendita dell’avvelenamento globale, con il denaro che viene prima delle idee. I Moveknowledgement tessono l’ultimo velo del congedo sonoro. ‘Chemicals‘ è un saluto giocoso e la promessa che ci rivedremo. Sullo schermo, sulle lavagne luminose, si allineano fili e chiavi. Il segreto dell’ordine e di tutto il creato si nasconde nel caos. Che bello e semplice!

Small But Dangerous sono un tandem indistruttibile, che ha respirato con la band come se fossero sempre stati una cosa sola. La ricetta del successo è lì, sotto gli occhi: potrebbero seminare ancora meglio la promozione del loro lavoro tra la folla in coppia con i Moveknowledgement. Critiche impossibili da fare. Tra i critici si è diffuso un dolciastro odore di sedazione e di amputazione meditativa del senso per la frase imposta: “E se …” Dopo l’attimo finale del risveglio, in bocca è rimasta una sensazione perfetta di appagamento e nella mente la consapevolezza che la fame di altro sarebbe diventata una necessità.  I Moveknowledgement riempivano di suono anche le più piccole crepe nel pavimento e non c’era modo di dire nulla di negativo? E il ritardo? Pure quello si perdona – grazie alla totale euforia che mi ha trapassato il corpo e mi ha infilzato sul volto del mondo come uno che, oltre a esistere, ha anche passione, sorriso e amore. Gloria a chi osa tanto! SMALL BUT DANGEROUS + MOVEKNOWLEDGEMENT=EROTISMO

Scaletta

1. Barcode 2. Orel 3. Monolith 4. Afrique 5. I Am Zorr 6. Listen To Nebukadnezar 7. Kidz’R’Fresh 8. Jungle 9. Ta_Nov 10. Big Hood —BIS: 11. Chemicals

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie