Il leone britannico impazzisce a Graz (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Graz / Orpheum Teater / Austria
Data del concerto: 18.11.2016
Numero di spettatori: 350
Prezzo del biglietto: 25,00€
La storia dei British Lion, e di come il bassista degli Iron Maiden Steve Harris sia finito in questo progetto, parte più o meno dall’inizio degli anni Novanta. In quel periodo la formazione degli Iron Maiden con Dickinson stava lentamente scricchiolando: Smith aveva già lasciato la band prima del 1990. Harris sentiva che all’orizzonte c’erano tempi nuovi, così per il futuro prossimo si lasciò aperte diverse opzioni per la sua carriera. In quegli anni Harris reincontrò dei vecchi compagni di merende, il chitarrista Graham Leslie e il cantante Richie Taylor. Insomma, vecchie conoscenze di Harris. I due avevano preparato una cassetta con dei demo di brani originali, ma la band con cui suonavano si era appena sciolta. Harris, loro amico di lunga data e tra l’altro entusiasta del materiale, promise allora che li avrebbe aiutati a muovere i prossimi passi. Come produttore, manager e/o compositore. Ma ci vollero ancora vent’anni perché l’album di debutto dei British Lion vedesse finalmente la luce, alla fine di settembre 2012.
Con Harris in formazione, i British Lion hanno fatto il loro primo tour nei club nel 2013. All’epoca la tappa più vicina alla Slovenia era stata Vienna. Stavolta, dopo il tour degli Iron Maiden per »The Book of Souls«, a Steve Harris si è liberato un po’ di tempo “libero” e i British Lion sono partiti per un altro giro europeo, in cui si sono avvicinati alla Slovenia a un palmo di naso, annunciando la data nel celebre Orpheum Theater di Graz. Una cosa che un vero fan degli Iron Maiden non può perdersi. Soprattutto perché vedere Harris su un palco da club è una rarità estrema, e c’è anche un’altra cosa molto allettante. Dopo ogni concerto la band incontra i suoi fan, quindi c’è una bella probabilità di tornare a casa con una foto insieme alla luminosissima icona del metal mondiale.
Come gruppo di apertura del nuovo tour i British Lion hanno scelto una roccaforte dell’heavy metal e dell’hard rock, i Voodoo Six. La band di Londra dal 2004 si è costruita un bel nome sulla scena, tanto da aver già aperto per gli Iron Maiden. A fondarla, tra gli altri, è stato Richie Faulkner, oggi chitarrista dei Judas Priest, che nel 2008 e nel 2010 suonò nella band di supporto della figlia di Harris, Lauren, quando questa si esibiva prima dei concerti degli Iron Maiden. I Voodoo Six, che in carriera hanno pubblicato gli album »Fluke?« (2010) e l’attuale »Songs To Invide Countries To« (2013), sono maestri esperti del loro mestiere. L’anno scorso hanno inserito nelle loro fila un nuovo cantante, Nik Taylor Stoakes, arrivato dai Vallenbrosa; il resto della squadra è composto dal bassista fondatore Tony Newton, dai chitarristi Matt Pearce e Chris Jones e dal batterista Joe Lazarus. In tre quarti d’ora la band ha scaldato a dovere un pubblico non certo numeroso, che tra le otto e le nove di sera non ha messo insieme nemmeno un centinaio di teste, perché i Voodoo Six sono una formazione incredibilmente affiatata, che trasuda esperienza e lunghi chilometri di concerti. Ogni centimetro dell’ampio palco sfruttato alla grande, una presenza scenica ripresa dagli Iron Maiden (soprattutto la figura del bassista Tony Newton), i chitarristi piazzati spalla a spalla, il cantante Nik scatenato con una prestazione vocale eccellente, una prova alla batteria al cento per cento. Sembrava di essere davanti a una folla di qualche migliaio di persone. Come da copione, la band ha caricato la scaletta con l’attuale album in studio »Songs To Invide Countries To« (Falling Knives, Sink Or Swim, Lead Me On e Your Way), ha eseguito anche un brano dell’album »Fluke?« (Take the Blame) e ha già presentato tre pezzi del tutto nuovi (Amen, Hate Me, It’s Electric), che annunciano sottovoce il nuovo album in studio. Musicalmente la band si è presentata come una bomba di energia ispirata dalla NWOBHM (certe parti introduttive potrebbero tranquillamente stare in brani recenti degli Iron Maiden), che però ama deviare, per suono e stile, verso un hard rock e un rock’n’roll sgangherati e sporchi, dove i paralleli con i The Cult da una parte e i The Who dall’altra non sono per niente innocenti. Un concerto di grande convinzione, incredibilmente coerente e ben rodato, di un quintetto che all’Orpheum avrebbe potuto suonare senza freni un’altra oretta. Il pubblico l’hanno infatti “comprato” subito con la loro botta.
I British Lion sono saltati sul palco alle nove e un quarto. Harris è stato l’ultimo a precipitarsi sopra. In “outfit” Iron Maiden. Conciato quasi come il tifoso più infuocato del West Ham United. Pantaloncini corti, con la sciarpa blu e rossa della squadra. Come sempre incredibilmente coinvolto, concentrato al cento per cento. Subito il piede sul monitor e il caratteristico “sparare” sul pubblico con il basso. Quel tintinnio ruvido inconfondibile. Come se suonasse con gli Iron Maiden nel 1980 al Ruskin Arms pub di Londra. Solo che allora aveva addosso jeans attillati, cinturone di cartucce, hi-top e giubbotto di pelle.
Il quintetto British Lion, in cui oltre a Harris, Leslie e Taylor ci sono anche il chitarrista David Hawkins e il batterista Simon Dawnson, ha aperto il concerto, come previsto, con il brano d’apertura del debutto dei British Lion, This Is My God. Sotto il palco si erano raccolte appena trecento e rotte persone, il che è desolante, ma comunque. La band non se n’è fatta un problema. È composta da tipi troppo esperti e navigati, che sanno stringere i denti da professionisti in ogni momento. Così i British Lion, con esperienza, mestiere e un continuo ammiccare, si sono presi subito il pubblico: l’energia in sala era soddisfacente, anche se, vista l’affluenza scarsa, non poteva arrivare a un crescendo atmosferico. La band è ottimamente affiatata e i brani che troviamo sull’album »British Lion« dal vivo suonano incredibilmente più sicuri, coerenti, più ruvidi e ancora più convincenti. Perfino l’anello più debole di tutta la storia dei British Lion, cioè la voce sottile e ondeggiante di Richie Taylor (nelle parti iniziali dei brani ogni tanto si cingeva con la chitarra acustica), in un contesto così ha retto le sfide dell’esecuzione con molta più sicurezza. Era anche “immerso” per bene nella cornice del suono d’insieme. La maggior parte degli assoli più pesanti li ha suonati David Hawkins, ma Graham Leslie “non gli è rimasto troppo debitore”.
Quello che è davvero esaltante in tutta la storia dei British Lion è il materiale nuovo. La band ha suonato ben sei pezzi inediti (Spitfire, Guineas And Crowns, Father Lucifer, Bible Black, The Burning, Last Chance), che ha infilato in scaletta tra i brani dell’album »British Lion«.
Nel bis i ragazzi tornano e si lanciano nella cover dell’originale degli UFO, Let It Roll. In realtà l’esecuzione in sé non ha lasciato un segno particolare. Soprattutto per colpa della voce di Taylor in calo, che proprio in questo pezzo non si è affatto distinta. Né per potenza, né per la caccia alle giuste posizioni musicali. Nemmeno il brano conclusivo ha lasciato una gran impressione: il clichettissimo e prevedibile Eyes of the Young, che in scaletta non sarebbe mancato a nessuno. Be’, la band la pensa diversamente. Un pezzo abbellito da una nota positiva, di una melodiosità a pieno sangue (ma da cliché), che avrebbe dovuto per l’ultima volta, nel bilancio complessivo, far alzare il pubblico in piedi. Un’ora e mezza di show! Fine.
Ne vale la pena? Certo che sì. Divertimento eccellente. Suonato in modo corretto! Harris in versione club! Cos’altro può desiderare un fan degli Iron Maiden? Gli Iron Maiden in un live da club, ovviamente. Utopia. Un tempo, in totale incognito, magari davvero. Speriamo che le promesse di Harris si realizzino e che il nuovo album dei British Lion suoni davvero più ruvido del suo predecessore, già più che dignitoso, ma che sprigiona ancora una bella fetta di riserve.
Scaletta
BRITISH LION:
1. This Is My God
2. Lost Worlds
3. Father Lucifer
4. The Burning
5. Spitfire
6. The Chosen Ones
7- These Are the Hands
8. Bible Black
9. Guineas and Crowns
10. Last Chance
11. Us Against the World
12. A World Without Heaven
13. Judas
—bis—
14. Let It Roll
16. Eyes of the Young
VOODOO SIX:
1. Falling Knives
2. Take the Blame
3. Amen
4. Lead Me On
5. Sink or Swim
6. Hate Me
7. It’s Electric
8. Your Way
Galleria foto

















































