Il Rainbow Concert di Eric Clapton

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Izvajalec: Clapton, Eric
Založba: Polydor Records
Izid: 1973

Eric Clapton, dopo una lunga battaglia contro la dipendenza dall’eroina che nel 1971 lo aveva costretto a un isolamento totale, due anni dopo risorge dalle ceneri come una fenice. Il suo atteso ritorno in forma arriva con il Rainbow Concert di Townshend, organizzato soprattutto per dare una mano a Eric. Pete, per profondo rispetto verso il leggendario chitarrista, lo aiuta a rimettere le cose a posto. Tutte le insinuazioni secondo cui Eric, in questi anni di vagabondaggio mentalmente assente e abbattuto, avrebbe perso la sua affascinante retorica chitarristica si rivelano al Rainbow Concert un falso allarme. Fin dal riff d’apertura di Layla, Eric, in una compagnia musicale da far invidia come Pete Townshend, Ronnie Wood, Steve Winwood e Rick Grech, resta sempre la figura dominante di tutto quello che accade. Anzi! Sembra che Eric si sia ormai riconciliato per sempre con lo status di dio della chitarra che lo perseguita fin dai tempi di Mayall. Il suo modo di suonare è concentrato, equilibrato e pieno di quella solita, tipica dolcezza nel rivolgersi al pubblico. Come se il signore, negli ultimi due anni, non fosse mai stato lontano dai palchi. Un’interpretazione chitarristica così centrata lascia poco spazio ai dubbi e allo stesso tempo parla della maturità del musicista, su cui Eric costruisce per intero la sua inimitabile arte esecutiva.

I meriti del ritorno vincente di Clapton vanno ovviamente anche a una band di supporto imponente (se, a giudicare dai nomi, si può davvero chiamarla così). La variegata formazione all-star offre una base solida che permette a Eric di concentrare tutta la sua energia e i suoi pensieri esclusivamente sulla propria esibizione. La serata magica, piena di scambi di idee giocosi e spesso seducentemente semplici, parte con l’attacco tagliente e inconfondibile di Eric su Layla. Un approccio senza compromessi annuncia il ritorno del chitarrista e manda in delirio tutti i presenti. Questo momento carico di emozione è segnato da chitarra e voce morbide, tipiche del modo sentimentale di esprimersi di Eric, che tutti abbiamo sentito così tanto la mancanza. La successiva Badge, rifinita in modo interessante e più leggero, porta la temperatura al punto di ebollizione, dopodiché la chitarra di Eric, in una divertente dimostrazione di scale blues, ci trascina nell’abbraccio di una scatenata Blues Power. Un’ulteriore prova che il suo amore per la musica, prima così sofferente, aveva bisogno solo di un piccolo incoraggiamento la troviamo nel fenomenale, cattivissimo blues Roll It Over. Il ritmo che solo la musica blues possiede fa da parco giochi dove Clapton scarica le sue emozioni cariche di agitazione, e da lì nasce un modo di suonare la chitarra stupefacente, che ricorda da vicino gli ultimi giorni dei Cream o dei Blind Faith.

L’accoglienza calorosa di Little Wing è uno dei momenti più emozionanti dell’intero concerto. Malinconia, tristezza, languore: tutte queste emozioni forti escono dalle dita di Eric con una leggerezza incredibile, mentre la voce piena di sentimento del chitarrista regala una delle migliori versioni di questo classico di Hendrix. Una perfezione che si misura solo con il grado di ammirazione per il leggendario chitarrista. Accanto a lei sta orgogliosa Bell Bottom Blues, alla fine della quale la voce chitarristica appena udibile di Eric costringe il pubblico a un’ammirazione muta. Eric mostra il suo affetto per i Derek And The Dominos anche con l’energica Tell The Truth e con una Key To The Highway splendidamente eseguita, dove l’assenza dello slide di Allman è compensata con efficacia dall’interpretazione giocosa di Clapton. È la serata dell’esibizione di Eric, delle sue splendide capacità di esecutore. Eppure c’è spazio anche per Steve Winwood, la cui voce inconfondibile dà a Presence Of The Lord un significato religioso particolarmente intenso. Per niente religiosa è invece la tempestosa classica dei Traffic, Pearly Queen. Un interludio stupefacente, che torna a ricordare il tardo periodo dei Cream, regala all’ascoltatore un’eccitazione senza la quale la vita di ogni fan di Eric Clapton sembra completamente vuota.

Nessuna retrospettiva sul lavoro di Clapton è completa senza Robert Johnson. Crossroads, stavolta, a differenza della più celebre versione dei Cream, ritmicamente più vicina all’originale, torna a brillare della forza vitale di Eric. È proprio questa, come tante altre volte nella sua carriera, a ricordarci di continuo l’eredità dei giganti del blues Buddy Guy, Freddie King e, naturalmente, Robert Johnson, su cui si è costruita la base della personalità musicale di Clapton a tutto tondo. Il Dio è tornato nel modo migliore possibile. Con la sua tipica interpretazione musicale personalissima, che ci aiuta a distinguere tra i fedeli e le icone che i credenti venerano docilmente. Stupefacente e semplicemente irripetibile.

Formazione

Eric Clapton: voce/chitarra
Pete Townshend: voce/chitarra
Ron Wood: voce/chitarra
Steve Winwood: voce/tastiere
Rick Grech: basso
Jim Capaldi: batteria
Jimmy Karstein: batteria

Produzione

Jon Astley e Andy Macpherson

Tracklist

1.Layla
2.Badge
3.Blues Power
4.Roll It Over
5.Little Wing
6.Bottle Of Red Wine
7.After Midnight
8.Bell Bottom Blues
9.Presence Of The Lord
10.Tell The Truth
11.Pearly Queen
12.Key To The Highway
13.Let It Rain
14.Crossroads

Trajanje albuma: 70.51

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