Il ritorno dei (disidratati) Pestilence! (2014)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Gala hala, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 28.04.2014
Numero di spettatori: 150
Dopo quasi cinque anni sono tornati a Lubiana i veterani olandesi del death metal progressivo Pestilence, che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso hanno sfornato album di culto, uno più audace, coraggioso e avanzato dell’altro. I Pestilence avevano chiuso la loro fin troppo breve parabola nel 1994, per poi tornare in vita nel 2008 sotto la guida di Patrick Mameli. L’anno dopo avevano suonato per la prima volta dalle nostre parti, e stavolta sono tornati con il nuovo album Obsideo, che continua a farsi pesare per quello che manca ai Pestilence di oggi – si rifugiano troppo in una brutalità e in un tecnicismo esagerati, al limite dell’inascoltabile, tutto a scapito del feeling. Probabilmente è anche per questo che stavolta i Pestilence hanno suonato davanti a un pubblico di appena un centinaio di teste, e all’atmosfera raccolta da lunedì sera ha dato una mano anche l’occupazione di Metelkova da parte degli ispettori.
Davanti a una sala quasi del tutto vuota sono saliti per primi sul palco i britannici Ancient Ascendant, che fino a quel momento non conoscevo e, a giudicare da quello che ho sentito, anche in futuro non mi metterò a conoscere. I ragazzi hanno suonato con grande sicurezza e disinvoltura, ma il loro death metal lento, o al massimo a medio tempo, funzionava meglio di una pillola per dormire che come gruppo di supporto ai Pestilence. Gli inglesi non hanno offerto nemmeno un riff capace di suscitare un minimo d’interesse, e non ha aiutato nemmeno la voce generica e insipida, tantomeno il martellare monotono del batterista, che con i suoi semplici ritmi in quattro quarti si annoiava palesemente da solo. La parte più interessante della loro esibizione è stata la ginnastica acrobatica, totalmente scoordinata, di una bambina sotto il palco.
Come secondi hanno avvolto il palco nel nero i black metaller francesi Seth, che forse si meritano perfino il titolo di miglior band della serata. I francesi sono tornati in vita l’anno scorso, dopo una pausa in studio di quasi dieci anni, con il nuovo album The Howling Spirit, che è stato anche il fulcro della loro mezz’ora scarsa di concerto. I Seth hanno frustato il pubblico, un po’ più numeroso, con un black metal incisivo e crudo, che però non suonava primitivo come quello dei cugini norvegesi, ma un po’ più sofisticato. La band ha convinto soprattutto per l’affiatamento, qualche mossa di chitarra davvero buona e un drumming vario. In certi momenti i Seth suonavano come gli Emperor della seconda fase (senza tastiere), e al loro black metal aggiungono qua e là influenze death metal, che li avvicinano ai giganti polacchi Behemoth. I Seth si meritavano decisamente un po’ più di gente sotto il palco, perché hanno regalato una bella sorpresa, anche se verso la fine del set cominciavano a suonare un po’ monotoni e ripetitivi.
Il culmine, o meglio, stavolta, la chiusura l’hanno garantita i tanto attesi pionieri del death metal progressivo Pestilence, che con il loro classico disco di culto Testimony of the Ancients si sono iscritti per sempre a lettere d’oro tra i giganti del death metal evoluto (insieme al terzetto Death, Cynic e Atheist, ovviamente). Nel 2009, un anno dopo il ritorno (nella loro seconda incarnazione, della formazione d’oro sono rimasti solo Mameli e Uterwijk), si erano fermati nella stessa sala di stavolta e avevano mostrato perché il loro nome sia così venerato dai fan, anche se già allora l’atteggiamento non era del tutto quello giusto (lanciavano brutalmente gli stage diver giù dal palco). Stavolta i Pestilence sono tornati con il nuovo disco Obsideo, che prosegue sulla strada tracciata dal disco del ritorno Resurrection Macabre, cioè death metal ultra tecnico e brutale. Ma se cinque anni fa la Gala hala scoppiava di vita e di sudore, stavolta l’affluenza è stata misera e triste. Come se il pubblico sapesse in silenzio che dal concerto non avrebbe portato a casa granché. I Pestilence hanno deluso soprattutto per la scelta dei pezzi, che in gran parte arrivavano dagli ultimi tre dischi, e hanno acceso i cuori solo con quattro brani più vecchi, cosa del tutto incomprensibile, visto che sono proprio i primi quattro album ad averli messi sulla mappa. Ma il cupo Mameli, che sul palco sembrava del tutto disinteressato e annoiato, a quanto pare non capisce più che non è tutto tecnica e brutalità. Il »feeling« che nei vecchi Pestilence trasuda da ogni singola nota, nei »nuovi« Pestilence non c’è nemmeno in versione campione. Per giunta il trio di chitarre è marciato sul palco con asce a otto corde (compreso il bassista Maier), il cui arrancare ha massacrato fino a renderli irriconoscibili gli unici classici suonati, Prophetic Revelations, Soul Search ed Echoes of Death, e la conclusiva, disperatamente pasticciata Twisted Truth, e solo l’ottimo drumming di David Haley (Psycroptic) ha salvato la band dalla delusione totale. Purtroppo i Pestilence a quanto pare non sono più nulla di più di un fastidioso ronzio di zanzara nel ponte di Blood da Testimony of the Ancients.
Scaletta
PESTILENCE:
1. Obsideo
2. Neuro Dissonance
3. Echoes of Death
4. Displaced
5. Prophetic Revelations
6. Horror Detox
7. Amgod
8. Laniatus
9. Devouring Frenzy
10. Soul Search
11. Necro Morph
12. Hate Suicide
13. Super Conscious
14. Sinister
— bis —
15. Aura Negative
16. Resurrection Macabre
17. Twisted Truth
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