Il Summer Breeze Festival, speziato da Vanilla Sky! (2008)

0 7

Foto: Aleš Podbrežnik

Data del concerto: 22.07.2008
Numero di spettatori: 600

A due passi dal confine tra Slovenia e Austria, per la precisione a Kirchbach, venerdì 11 e sabato 12 luglio si è tenuto un festival chiamato Summer Breeze. Oltre alle band locali e alle stelle nascenti slovene Guadalajara, sul palco sono saliti anche gli italiani Vanilla Sky, sempre più affermati, mentre nel line-up di sabato c’erano anche i Multiball di Celje.

Venerdì 11 luglio
FROM DAWN TO FALL: 19.20 – 19.50
La quiete di un bellissimo pomeriggio di sole di venerdì è stata spezzata dai ringhi di un quintetto di giovani austriaci. I ventenni che rispondono al nome di From Dawn to Fall hanno attirato sotto il palco un bel gruppetto di ragazze emo e di ragazzini “wanna be skate” persi nel proprio ombelico, in piena età da teenager acerbi. Di gente che si buttava sull’erba sullo screaming di Stefan, ovviamente, non ne è mancata, anche se i buttafuori non guardavano proprio con approvazione la cosa, ma a nessuno è fregato niente di questi “duri”. Il pubblico ha dimostrato che pezzi come “Autumn Leaves”, “Revolution”, “Farewell Scenery”, “Days Of Neon Grey” dall’album di debutto, intitolato semplicemente “The Beginning”, sono già ben conosciuti, anche se soprattutto sulla scena locale. I From Dawn To Fall sono fatti della pasta giusta e hanno giustificato anche tutte le date al fianco di nomi più grossi come Excuse Me Moses, The Used, Ayden, Rise Against, 3 Feet Smaller e altri. Di sicuro i ragazzi promettono ancora molto.

GOODBYE KITTY: 20.05 – 20.40
Se Stefan ci aveva svegliati con le sue urla da bestia, i Goodbye Kitty col loro reggae swing ci hanno rimandati dritti in stato di sonnolenza. Di sbadigli nei primi pezzi ce ne sono stati a bizzeffe e, mentre ti stavi già preparando a un proseguimento noioso, i ragazzi hanno tirato fuori qualche pezzo più vivace. Meno male, altrimenti rischiavamo di addormentarci in piedi. Però non facciamo i pessimisti – in mezzo alla massa di figure pigre c’era anche qualcuno che sulla musica dei micetti si “scatenava”. I ragazzi con la loro esibizione non hanno sorpreso. A tratti sembrava perfino che suonassero con gli ultimi atomi di forza. Senza voglia, senza vita. L’unica cosa stimolante del loro show è stata la varietà degli strumenti – chitarre, violino, “kazoo”, tromba, tamburello …

ONCE TASTED LIFE: 20.55 – 21.35
Il rischio che la folla scivolasse in un sonno profondo sui ritmi dei Goodbye Kitty è svanito non appena sul palco sono saliti gli Once Tasted Life, che con il loro power pop l’hanno risvegliata proprio come avevano fatto all’inizio i From Dawn To Fall. I media locali parlano e scrivono degli Once Tasted Life solo al superlativo e che la stampa ci abbia visto giusto i ragazzi l’hanno dimostrato anche dal vivo. Per cominciare hanno acceso la miccia con “A Few More Words” e “His Dedication”, che si trovano sul loro album di debutto “A Thousand Moments We Let Pass”, uscito nel 2006. Il pubblico, affamato di una bella festa, ha dimostrato di avere ancora un po’ di energia in corpo. “Service Station” e “No Guarantee” hanno attirato sotto il palco qualche decina di persone in più. I ragazzi ci hanno poi servito due pezzi freschissimi e ancora inediti, intitolati “Untold Stories” e “Primetime”. Evidentemente in futuro ci aspetta un altro dischetto carico di energia e freschezza. Poi ancora “Expectations”, “My Blackest Song” e “Social Sculpture In Progress”. Quest’ultimo, a modo suo superiore, si avvicina un po’ ai testi a sfondo sociale e soprattutto politico degli hardcorer americani come Rise Against, Anti-flag, Bad Religion, che senza peli sulla lingua criticano la politica del presidente americano George W. Bush. La rivista Slamzine ha evidentemente fatto bene a definire gli Once Tasted Life una promessa per il futuro. I ragazzi hanno chiuso la loro esibizione con “Spectator`s View” e “A New Morning (I`m Still Walking)”.
Gli Once Tasted Life in una buona mezz’ora hanno svegliato il pubblico e l’hanno messo in movimento, ma per i più esigenti non è bastato. La musica che suonano è più che ottima, a deluderci è stata solo la loro staticità sul palco. Un po’ più di vita la prossima volta, per favore.

Scaletta degli Once Tasted Life:
1. A Few More Words
2. His Dedication
3. Service Station
4. No Guarantee
5. Untold Stories
6. Primetime
7. Expectations
8. My Blackest Song
9. Social Sculpture In Progress
10. Spectator`s View
11. A New Morning (I`m Still Walking)

JAYA THE CAT: 21.55 – 22.40
Nei ritmi punk-rock-ska-reggae senza compromessi ci hanno trascinati di nuovo i Jaya The Cat – bostoniani che al momento vivono e lavorano nei Paesi Bassi, terra di piaceri e sostanze proibite. A novembre scorso i ragazzi hanno pubblicato il terzo album in studio, “More Late Night Transmissions With Jaya The Cat”, che gli ha portato ancora qualche data in più tra club e festival, Summer Breeze compreso. In poco meno di tre quarti d’ora i Jaya The Cat ci hanno portati in giro tra i pezzi più apprezzati dell’album – “Closing Time”, “Voice Of The Poor”, “Nightbus”, “Pass The Ammunition”, “Blur”, compreso il singolo più recente “Goodmorning”. Non sono mancati nemmeno i vecchi hit come “Twist The Cap”, “Forward”, “Final Solution”, “Just The Way It Goes” e altri. Purtroppo i ragazzi suonano soprattutto nei paesi vicini, e sarebbe bello vederli anche da noi. Magari al Soča Riversplash festival?

VANILLA SKY: 22.55 – 23.50
Come ciliegina sulla torta, la serata l’hanno chiusa gli italiani Vanilla Sky, che al Summer Breeze festival si sono esibiti nell’ambito del loro tour “Changes”. I giovani pop-punker sono piombati sul palco verso le undici e, appena hanno imbracciato gli strumenti, sotto il palco si è riversata un’orda di ragazzini e ragazzine, e ancora una volta a soffrirne è stata la transenna di sicurezza, che i tutori dell’ordine a stento riuscivano a tenere in piedi. Come in ogni concerto finora, anche stavolta i Vanilla Sky hanno aperto con “Nightmare”. La combriccola radunata, circa seicento teste, ha cantato con loro. E anche se sotto il palco c’era già parecchia gente, solo con “Your Words” la folla si è accorta che i ragazzi erano già sul palco. La follia cresceva di pezzo in pezzo. Dopo “Cut Away” ci hanno servito la versione inglese di “Goodbye”, ovvero “Se Vuoi Andare”. Non importa quale versione suonino i Vanilla Sky, la festa c’è sia in inglese che in italiano. Poi ancora “Distance” e “On And On”. Questi ragazzi non puoi non amarli. Con la loro musica ti si infilano sotto la pelle senza che te ne accorga. Il pezzo successivo l’hanno attaccato con il notissimo “Smells Like Teen Spirit” dei grunger americani Nirvana, ma solo con i primi riff, che poi si sono trasformati in “Thousand Miles”. Alla fine della prima parte i ragazzi si sono scambiati gli strumenti. Luca ha preso il basso, Brian si è seduto dietro la batteria e Francesco “Cisco” ha imbracciato la chitarra. Sul palco si è unito a loro Tomaž di Maribor, che già al Štuk aveva cantato con loro “All The Small Things” dei Blink 182. Follia senza precedenti, perché è uno di quei pezzi che conosce ogni teenager. Il pezzo l’hanno poi condito con “Linoleum” degli NOFX. La ghirlanda dei tre brani l’hanno chiusa con gli ultimi riff di “Thousand Miles”. Poi è arrivata “Letargo” e dopo uno dei pezzi più vivaci – “Break It Out”. Naturalmente non potevano saltare la notissima e, diciamolo, bellissima “Umbrella” di Rihanna. Scusate, ma ormai quel pezzo fa proprio venire il voltastomaco. I Vanilla Sky hanno chiuso la serata con “Ghost Track”. Un’ultima follia prima che si spegnessero le luci.

Scaletta dei Vanilla Sky:
1. Nightmare
2. Your Words
3. Cut Away
4. Goodbye
5. Distance
6. On And On
7. Thousand Miles
8. Letargo
9. Break It Out
10. Umbrella
11. Ghost Track

Così si è concluso il primo giorno del festival. Avrebbero dovuto suonare anche i Tooza, ma la loro esibizione è stata annullata. Il vero motivo non lo so, ma immagino sia stato per l’orario tardo, visto che i concerti delle band precedenti si erano trascinati per quarantacinque minuti. Il secondo giorno del festival, purtroppo, per impegni di lavoro a Lubiana non ci siamo andati.

Testo: Lea Lesar
Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

VANILLA SKY JAYA THE CAT ONCE TASTED LIFE GOODBYE KITTY FROM DAWN TO FALL

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie