Imaginaerum

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Nightwish
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2011
Durata: 74:56
Voto: 4.3/5

“Imaginaerum” è il lavoro in studio più ambizioso e dal suono più eclettico dei finlandesi Nightwish pubblicato fino a oggi. Settimo album in studio in tutto per la band, è cresciuto di pari passo con il concept della sceneggiatura dell’omonimo film, una produzione canado-finlandese sostenuta dal governo finlandese con oltre mezzo milione di euro pescati dal bilancio statale.  Ovviamente a scrivere la sceneggiatura è stato il capobanda dei Nightwish, Tuomas Holopainen.

Mentre il film non ha ancora avuto la sua prima premiere ufficiale, i Nightwish hanno costruito il nuovo album interamente attorno al concept scelto. Funziona come un “musical” o, per dirla in parole povere, alla band è riuscito di dare vita in modo efficace al concept. Si legge in modo del tutto logico, visto che la musica dell’album finisce anche nell’accompagnamento del film (la colonna sonora). Il concept della storia non è esattamente una trovata rivoluzionaria. Racconta le ultime ore di vita di un compositore anziano, ormai in pieno stato di demenza. Nel coma sprofonda sempre più a fondo, le tracce della vita da adulto si cancellano, i legami con la famiglia, con tutto ciò che ha vissuto da uomo adulto. Lo stato di assenza mentale lo risucchia in un mondo parallelo immaginario, quello creato dalla fantasia infantile, e l’uomo reagisce agli stimoli intorno a sé solo più come un bambino di 10 anni. La figlia, che passa le ultime ore col padre, perde il contatto con lui, ma alla fine della storia capisce che, se vuole incontrare suo padre, dovrà mettersi sulla strada della sua ultima avventura e risolvere il mistero del genitore.

Stavolta Holopainen ha pensato davvero a tutto. Ha girato e rigirato ogni dettaglio dell’idea del nuovo album finché non ne ha tirato fuori l’espressività ottimale. “Imaginaerum” è perciò un album enormemente vario, un lavoro dagli arrangiamenti ricchi e ramificati.   Ci suonano ospiti “esterni” a profusione. Dall’orchestra filarmonica al coro, a una pletora di fiati, percussioni aggiuntive, e poi c’è ovviamente l’immancabile Troy Donockley con i suoi attrezzi folk, che spaziano dal bouzouki ai whistle, alle cornamuse,… Per mettere nel giusto ordine tutti questi co-mattoni del suono e dell’espressione del nuovo album dei Nightwish, Tuomas ci ha messo un bel po’ di tempo, per spremere l’essenza espressiva di ogni singolo brano. L’essenza dei Nightwish, per chi se lo fosse dimenticato, è combinare l’elementare impatto del power metal sinfonico con la musica classica. Una convivenza migliore tra tutti gli elementi e una collisione più efficace tra metal e musica classica di quella riassunta da “Imaginaerum” è quasi impossibile da raggiungere. Ovviamente nello “spurio” musicale dei Nightwish.

Dietro ai Nightwish c’è una macchina enorme piena di soldi. L’obiettivo di un progetto così ambizioso è stato di sicuro raggiunto più facilmente di quanto sembri. Semplice. I Nightwish coltivano un approccio musicale sostenuto da chi ha i soldi e investe volentieri nei Nightwish, perché ne ricaverà ancora di più. Parliamo di una storia di successo verificata in anticipo e di un investimento finanziario sicuro.  Musica classica, quindi, e mondo occidentale. Sotto la fanbase dei Nightwish si ritrova un’ampia fascia generazionale. Dai bambini che hanno conosciuto prima i Nightwish degli Slayer, ai professori di musica con tanto di studi alle spalle, che non sopportano “strani” esperimenti che sappiano anche solo vagamente di scoperta d’avanguardia, provocatoria, di dimensioni musicali nuove e ancora inesplorate fuori dagli schemi classici. Del resto, questa macchina finanziariamente ben sostenuta che sta dietro ai Nightwish ha appena creato e lanciato sul mercato quattro giochini per il computer (compatibili, tra l’altro, anche col tuo cellulare) legati al nuovo album e al film, per rilanciare la promozione dell’album, il che ovviamente sfiora il fanatismo leggero. I Nightwish sono oggi quindi un’azienda solidissima, da cui in tanti traggono vantaggio.

Però quello che conta è la creatività delle idee! Solo quella. E stavolta le soluzioni musicali efficaci non sono mancate davvero. L’introduttiva Taikatalvi è una mossa rara per la band. Si tratta di un’introduzione strumentale. Una cosa di cui un concept del genere ha semplicemente bisogno, con una narrazione in finlandese, cosa che a sua volta non è tipica della band. Poi, all’improvviso ma come ci si aspetta, secca, si riversa nella bombastica e potente Storytime (uscita anche come singolo). Un pezzo di solida compattezza, con una gradazione efficace dell’atmosfera, un “crescendo” e un ritornello eccellente, è uno dei brani più contagiosi di tutto l’album. Funzionano in modo altrettanto aggrappante nelle melodie guida, come Storytime, anche I Want my Tears Back, Rest Calm e Last Ride Of The Day.

Purtroppo già Storytime conferma che Anette Olzon è una cantante troppo debole per i Nightwish. Anche se si muove con più sicurezza e più fiducia rispetto al contributo all’album “The Passion Play” (2007), la sua voce, nonostante la ragazza si impegni indiscutibilmente e dimostri di avere talento, mestiere e sensibilità, non ha quella carica di carisma, quel puntino sulla “i” indispensabile che hanno molte voci femminili nel symphonic power metal. Qui non è più questione dell’assenza di Tarja, parliamo di qualsiasi voce femminile, purché abbia una profondità espressiva riconoscibile, che però arriva solo dalla particolarità del carattere, e che ad Anette purtroppo manca.  Il timbro di Anette è quindi del tutto ordinario, di quelli che trovi subito per strada fermando la prima ragazza che incontri. In più l’uso dell’inglese nei versi suona un po’ impacciato.  La band dovrà riflettere seriamente su un secondo carattere vocale in formazione. No. Anette Olzon non è una cattiva cantante, per i Nightwish è semplicemente una figura troppo debole. Per fortuna questo album è molto vario, e in più Marco Hietala è spesso presente alla pari o addirittura in modo dominante con la sua voce solista, così questo punto debole della voce femminile viene almeno in parte “mascherato”.

L’album decolla del tutto dopo il brano Ghost Rider. Slow, Love, Slow è un esperimento sorprendente che unisce la retorica jazz e blues al classicismo dei Nightwish, e ai più ferrati sicuramente ricorderà Porgy And Bess di George Gershwin. La cosa si accende, ed è questo che conta. Subito dopo l’album esplode di nuovo in modo bombastico nell’ottima I Want My Tears Back, candidata a secondo singolo dell’album. Il pezzo si sviluppa in un duetto vocale alla pari tra Anette e il bassista Marco Hietala, poi a metà si trasforma in un tipico spaccato folk, dove al suono dei Nightwish si aggiungono violini, whistle e percussioni extra. Scaretale riprende il soffio gelido della tragedia di Ghost Rider, si sviluppa in una combinazione simile di riff “alla Metallica” vestito di arrangiamenti orchestrali, come in Storytime, ma l’attenzione la cattura la sua parte centrale operettistico-folk, poggiata sul ritmo di una polka. Nella seconda metà spicca l’ottima acustica The Crow, The Owl, The Dove, con splendide soluzioni melodiche nelle linee guida e un efficace duetto vocale tra Marko e Anette. Dopo di lei, a riportare l’album alla carica metallica dell’apertura (Storytime) ci pensa il brano Last Ride Of The Day. Un pezzo dal ritornello accattivante che si accende subito e che, visto il concept, deve per forza stare proprio lì, perché subito dopo c’è la creazione più complessa dell’album, intitolata Song Of Myself, costruita su moltissimi cambi di tempo, scambi di motivi guida e cambi d’atmosfera. Si sviluppa con un pizzico di imprevedibilità, ma la band non perde il filo rosso negli arrangiamenti, e questa mini suite epica, con l’alta e vibrante atmosfera drammatica che riesce a costruire, porta di per sé il culmine dell’album “Imaginaerum”. L’album si chiude con uno strumentale che riunisce i motivi guida di tutti i 12 brani precedenti, scritto con un’impostazione classicista purosangue. Serve infatti da base musicale per la chiusura del film, quando scorrono i ringraziamenti finali a chi ha fatto il film.

“Imaginaerum” è senza dubbio l’album più riuscito della carriera dei Nightwish in termini di maturità compositiva raggiunta. Alla band è riuscito di nuovo quello per cui è più apprezzata. Fondere metal e classica in sfumature paritarie, in una simbiosi ideale. L’album suona anche molto organico, perché è registrato senza sintetizzatori,  solo con la collaborazione del coro, dell’orchestra filarmonica e di ospiti musicali che si limitano a suonare, pizzicare le corde, soffiare nello strumento scelto o semplicemente a battere le mani.

Se “The Passion Play” era un album molto cauto, con cui i Nightwish cercavano soprattutto la conferma della strada giusta dopo il naufragio con Tarja, “Imaginaerum” è un passo evolutivo necessario, che i Nightwish hanno fatto al momento giusto, perché con lui sono saliti di un gradino. Hanno mantenuto tutti i loro marchi di fabbrica riconoscibili e dimostrato di poter tirare fuori il proprio “The Wall” (soprattutto se ci aggiungi anche il film) o il proprio “A Night At The Opera”. Certo, senza alcuna dimensione rivoluzionaria da pionieri.

Purtroppo l’album non riesce a sviluppare al meglio gli stati d’animo e le impressioni che vorrebbe!  Purtroppo per l’assenza di una vera voce carismatica,  che avrebbe potuto infondere negli arrangiamenti quel tocco indispensabile di atmosfera piena e convincente, che ti risucchia di colpo, a rotta di collo, nell’avventura del concept scelto. Eppure la cosa funziona anche senza. Non alla perfezione, ma nei fatti si regge come il traguardo più interessante, più audacemente provocatorio e, in termini di composizione, più maturo della band in carriera. Con questo passo coraggioso i Nightwish hanno mantenuto, accanto all’impostazione eclettica del nuovo album, la riconoscibile dose inebriante di ascoltabilità altamente melodica. Per questo l’album sarà interessante anche per tutti quelli che, dopo l’addio di Tarja ai Nightwish, avevano depennato i Nightwish dalla lista delle band di cui seguono con regolarità le nuove uscite. E questo vale sicuramente qualcosa, no?

Formazione

Anette Olzon – voce
Tuomas Holopainen – chitarra, piano
Emppu Vuorinen – chitarra
Marco Hietala – basso, voce (brani 1, 3, 4, 5, 6, 9, 10, 11, 12 )
Jukka Nevalainen – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
Troy Donockley – cornamuse (nei brani 5 & 13), whistle (nei brani 1, 8 & 10), cori (nei brani 10 & 12),bodhran, bouzouki
Dermot Crehan – whistle
Dirk Campbell – sorna
Guy Barker – tromba
Paul Clarvis – percussioni
Stephen Henderson – percussioni
Pekka Kuusisto – violino
Coro “Metro Voices”
Orchestra: The London Philharmonic Orchestra
Pip Williams – arrangiamenti orchestrali per coro e orchestra

Produzione

Tuomas Holopainen

Tracklist

1. Taikatalvi (2:35)
2. Storytime (5:22)
3. Ghost River (5:28)
4. Slow, Love, Slow (5:50)
5. I Want My Tears Back (5:07)
6. Scaretale (7:32)
7. Arabesque (2:57)
8. Turn Loose the Mermaids (4:20)
9. Rest Calm (7:02)
10. The Crow, the Owl and the Dove (4:10)
11. Last Ride of the Day (4:32)
12. Song of Myself (13:37)
13. Imaginaerum(6:18)

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