In The Wake of Evolution

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Kaipa
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2010
Durata: 70:05
Voto: 3/5

“In the Wake of Evolution” è il secondo album in studio dei leggendari progsters svedesi Kaipa dopo l’addio dello storico chitarrista Roine Stolt (The Flower Kings, Agents Of Mercy). Dalla reunion del 2000, quando la Inside Out gli ha dato una nuova vita e, con lei, una freschissima base di fan, i Kaipa sfornano dischi di qualità con una produzione moderna, segnati da un’altissima padronanza tecnico-strumentale e da un gusto spiccato per la costruzione di epopee prog rock sinfoniche ramificate e gonfie di pompa, alla maniera di Yes, ELP e Genesis. Con il nuovo album non cambia nulla: sul piano tecnico, ancora una volta, non c’è niente da rimproverargli, mentre in certi punti non convincono granché, soprattutto per quanto riguarda l’atmosfera generale del disco, che anche stavolta è prevedibilissima e lascia aperti un sacco di desideri rimasti senza risposta.

Con musicisti come Jonas Reingold (bassista di The Flower Kings e Karmakanic), Morgan Agren (ex batterista dal vivo di Frank Zappa) e il tastierista nonché capo della baracca Hans Lundin, sognerebbe di collaborare praticamente qualsiasi band prog rock moderna, e pure parecchie band di rock classico. Tutti questi musicisti sono responsabili di una marea di arrangiamenti epici e fantastici basati sulla fusione di sinfonico e rock, di assoli da leccarsi i baffi e di cambi di tempo imprevedibili, mentre il chitarrista Per Nilsson non è assolutamente paragonabile a Stolt: nonostante un ampio spettro tecnico, gli manca il senso dell’umorismo e la sottigliezza di Roine nel creare frasi e assoli di chitarra.

Il problema molto più grosso che affligge “In The Wake Of Evolution” e i Kaipa in generale da una decina d’anni è il restare intrappolati sempre negli stessi schemi compositivi, per cui sai già più o meno cosa aspettarti da ogni nuovo album, insieme a un’invadenza eccessiva con testi predicatori in salsa “new age” che non ottengono l’effetto sperato, ma semmai ricordano degli Yes di serie B e, nel peggiore dei casi, dei vecchi hippie che il tempo ha asfaltato del tutto. I Kaipa sono eterni ottimisti, ancora più dei Flower Kings, il che significa che da loro “i fiorellini sbocciano in continuazione”. Un altro problema sono le prove vocali spesso irritantissime dei “soliti” collaboratori, la signora Aleena Gibson e Patrick Lindstrom (Ritual). La signora Gibson, appena sale sulle linee alte, comincia a dare ai nervi, mentre Lundstrom, nei suoi frequenti tentativi di raggiungere un timbro vicino a quello di Freddie Mercury (Queen), risulta parecchio patetico e di cattivo gusto.

La più grande ironia dei Kaipa è che si tratta di una delle formazioni prog rock svedesi più vecchie e apprezzate, che oggi però ricorda molto di più i moderni revivalisti del prog come i The Flower Kings, con cui, anche dopo l’addio di Stolt, condividono più di tutto per vocabolario musicale e lirico. La title track è una tipicissima, per non dire stereotipata, creazione Kaipa tutta allegria, piena di melodie gentili e note alte, mentre il testo contiene allusioni ai pezzi sempreverdi di giganti del prog rock come The Moody Blues e Yes. Appena entra la signora Gibson, lo slancio iniziale è finito, e in coppia con Lindstrom è purtroppo la causa principale di un’improvvisa sterilità e forzatura. Il tutto sarebbe molto meglio se l’intero album fosse strumentale.

“In the Heart of Her Own Magic Field”, grazie agli elementi folk, ricorda anche qualche pezzo dei Ritual, mentre la compagna Gibson dimostra ancora una volta che la sua voce starebbe meglio nel folk rock o nel pop rock, visto che è anche l’unico brano dell’album in cui il suo canto è sopportabile. “Electric Power Notes”, che con più di diciassette minuti fa la parte del super epic, grazie a ricchi arrangiamenti sinfonici e splendide improvvisazioni è di gran lunga il pezzo migliore del disco. L’unico problema sono di nuovo le voci, che stavolta per fortuna restano per lo più sullo sfondo e non riescono a rovinare l’atmosfera epica. Lo strumentale “Folkia’s First Decision” è un’altra creazione Ritual “perduta”, dove regnano gli arrangiamenti barocchi di flauto a firma di Fredrik Lindqvist, che è più noto come membro della band appena citata. Il promettente “The Words Are Like Leaves” è carico di classicismo chitarristico e di magnifici arrangiamenti sinfonici, ma viene quasi completamente distrutto dalla Gibson con la sua prova vocale gracchiante, mentre Lindstrom non si stufa mai del suo fallimentare tentativo di diventare il sosia di Freddie. Le tre composizioni rimanenti seguono gli schemi stilistici e le direzioni sonore dei brani precedenti, il che significa che sul piano strumentale conquistano l’ascoltatore, mentre le voci ai più smorzeranno l’entusiasmo senza fatica.

Con “In the Wake of Evolution” i Kaipa hanno sfornato un altro album pensato per i fan di vecchia data, che però anche stavolta segue tutti i loro soliti schemi compositivi e, come tale, non porta niente di emozionante e nuovo che giustifichi la produzione regolare di nuovi lavori in studio. L’album piacerà ai fanatici del symphonic prog e alla maggior parte degli amanti dei gruppi revivalisti del prog come Transatlantic, Spock’s Beard e The Flower Kings, perché, nonostante i Kaipa vengano dai “mitici” anni Settanta, oggi, anche grazie alla produzione, hanno più in comune con questi gruppi che con i loro coetanei, mentre a chi piacciono approcci più sperimentali e crede che nel rock progressivo siano ben lontane dall’essere state esplorate tutte le possibilità, risulterà piuttosto noioso. La speranza che in futuro portino in formazione cantanti più adatti è probabilmente del tutto vana, visto che i vecchi compagni vanno sempre ricompensati per i servigi passati con un po’ di attenzione, anche se la loro prova vocale offre più male che bene.

Formazione

Patrik Lundström – voce
Hans Lundin – tastiere e voce di accompagnamento
Jonas Reingold – basso
Morgan Ã…gren – batteria
Per Nilsson – chitarra elettrica e acustica
Aleena Gibson – voce

MUSICISTI OSPITI:
Fredrik Lindqvist – flauti
Elin Rubinsztein – violino

Produzione

Hans Lundin

Tracklist

1. In The Wake Of Evolution (10:57)
2. In The Heart Of Her Own Magic Field (5:12)
3. Electric Power Water Notes (17:51)
4. Folkia’s First Decision (2:33)
5. The Words Are Like Leaves (5:36)
6. Arcs Of Sound (8:22)
7. Smoke From A Secret Source (9:24)
8. The Seven Oceans Of Our Mind (10:09)

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