Insomnium: Anno 1696
Etichetta: Century Media
Data di uscita: 24. 2. 2023
Produzione: Insomnium
Durata dell’album: 50.26 min
Genere: Death Metal Melodico
Voto: 9/10
I malinconici finlandesi del melo-death Insomnium non hanno bisogno di grandi presentazioni. La band è in giro da un quarto di secolo e con il terzo album, ‘Above the weeping world’, uscito nel 2006, ha definito il proprio sound inconfondibile, che i lavori successivi hanno solo rifinito. Durante l’era Covid i finlandesi hanno pubblicato un EP di quattro pezzi, Argent Moon (recensione QUI), e adesso, dopo l’ottimo ‘Heart like a grave’ del 2019, tornano con il nuovo album ‘Anno 1696’.
Stavolta la band ha deciso, come già per ‘Winter’s Gate’ del 2016, di pubblicare un concept album, la cui idea di base, proprio come per ‘Winter’s Gate’, è un racconto breve scritto dal cantante/bassista Niilo Sevänen, che nella vita è anche direttore della cultura della città finlandese di Kotka.
Gli ultimi trent’anni del Seicento furono durissimi per gli abitanti della Scandinavia: inverni gelidi e lunghissimi, estati brevi e sterili, un lungo periodo di miseria e carestia. Il clero, ovviamente, collegò tutto questo all’opera di Satana, e ne seguirono crudelissime cacce alle streghe e i conseguenti massacri di innocenti, soprattutto donne. Ed è proprio questo il periodo che Niilo ha scelto per la sua storia e, di conseguenza, per il concept album.
Già l’opener 1696 parte cupa, con un tamburo rituale, chitarre acustiche, un po’ di pianoforte e il vento in sottofondo, mentre Niilo, con tono da narratore, ci cala nei boschi, lontano dalle chiese e dal re morente. La musica si trasforma poi in un melodeath selvaggio con elementi atmosferici di black metal, che a sua volta vira verso le classiche melodie malinconiche degli Insomnium, ma ben presto Markus, con i suoi passaggi di batteria, riporta il pezzo dalla melodia al furore dei blast beat, a cui il trio di chitarre Friman/Vanhala/Liimatainen aggiunge di nuovo i classici elementi melodici. Segue il primo ospite dell’album, nientemeno che Sakis Tolis (Rotting Christ), che insieme a Niilo, nel mid-tempo ‘White Christ’, annuncia in modo sinistro l’arrivo degli estremisti religiosi e le conseguenze che hanno portato nelle povere campagne nordiche; il pezzo si trasforma poi in una ballata melodicissima, ma la dura realtà la interrompe subito e la distorsione riprende il suo ruolo di crudele realtà.
“I hold the flame of the White Christ, At the edge of the dark”
Poi arriva l’epica ‘Godforsaken’, otto minuti e mezzo, aperta dalla voce angelica di Johanna Kurkela, tra l’altro moglie del fondatore e tastierista dei Nightwish Tuomas Holopainen. Il pezzo è variegatissimo e scorre come il fiume Kemijoki attraverso la Lapponia: ritmi e stili diversi si intrecciano, con le voci eteree di Johanna, i vocals death metal di Niilo e anche le voci pulite dei chitarristi, il tutto sostenuto dalle parti d’archi alle tastiere. Poi tocca a ‘Lilian’, la protagonista dell’album e primo singolo; direi che è un classico pezzo degli Insomnium, con tutti gli elementi che hanno limato negli ultimi dischi.
“I drift in twilight, I stray into the dusk, I’m lost in her eyes”
‘Starless Paths’ ci rimette in cammino su una strada che suona tipica della band ma allo stesso tempo non si appoggia a forme e formule consolidate: dopo il giro di boa a metà pezzo ammicca parecchio al black metal, alterna questo stile con uno più epico, per poi rimescolare tutto con inserti acustici. Un vero e proprio otto volante che magari non piacerà subito ai fan di lunga data, ma dopo qualche ascolto ti si infila sotto la pelle. ‘The Witch Hunter’ porta poi sul disco la vera atmosfera Amorphis, e gli assoli di chitarra sono la ciliegina sulla torta.
”To great heights has the power of Satan risen in this country, The Antichrist is like a wolf on the prowl, hunting the weakest”
‘Unrest’, che segue, è una ballata acustica con voci pulite e a tratti ricorda ‘The Wanderer’ dal loro recente EP dell’era Covid ‘Argent Moon’, solo che qui resta acustica fino in fondo, con inserti orchestrali di tastiera a sollevare l’atmosfera. Ma questa si trasforma in un finale da brividi con ‘The Rapids’, che con vocals brutali nel fragore della cascata e nella furia delle rapide chiude la storia della sfortunata Lilian e del suo inaspettato salvatore.
“May Lord in his mercy forgive my deeds, May Lord in his mercy absolve
The roar engulfs us, Death’s embrace, I redeem this soul of mine”
Il nono album in studio degli Insomnium dimostra perché la band è così amata: una storia eccellente unita a musicisti di altissimo livello che suonano insieme da tanto tempo non può che funzionare. Stavolta hanno dimostrato di saper e voler uscire dagli schemi consolidati, il che forse richiederà più di un ascolto prima che i pezzi “si sedimentino”, ma fidati, ne vale la pena! Per l’esperienza completa ti consiglio di prendere il cosiddetto artbook, che oltre all’album e a un libro di grande formato con testi e fotografie ti porta anche la storia di Niilo su Lilian, quella da cui è nato il disco, sia in inglese che in finlandese, e per giunta ci trovi anche l’EP esclusivo ‘Songs of the dusk’ con tre pezzi extra per un totale di 22 minuti.
Autore: Sebastijan Videc
Tracklist:
1. 1696
2. White Christ (feat. Sakis Tolis)
3. Godforsaken (feat. Johanna Kurkela)
4. Lilian
5. Starless Paths
6. The Witch Hunter
7. The Unrest
8. The Rapids
Formazione:
Niilo Sevänen – voce, basso
Ville Friman – chitarra, voce di accompagnamento
Markus Vanhala – chitarra
Jani Liimatainen – chitarra, voce di accompagnamento
Markus Hirvonen – batteria