Interlude

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Cullum, Jamie
Etichetta: Island Records
Uscita: 06.10.2014
Voto: 4/5

Il cantautore britannico, pianista jazz e compositore Jamie Cullum torna con un nuovo documento musicale ufficiale, a un solo anno dall’uscita del suo sesto lavoro in studio, »Momentum« (2013). Stavolta però Cullum non è andato avanti con la musica originale: si è invece voltato indietro, verso le opere dei suoi più grandi modelli, quelli che l’hanno ispirato mentre maturava come artista e che hanno plasmato lo stile musicale che definisce i suoi traguardi in studio.

Per dare vita a »Interlude« Cullum si è rivolto per un aiuto a una squadra di musicisti di enorme talento chiamata Nostalgia 77, guidata dai navigati maestri degli arrangiamenti jazz Benedic Lamdin e Riaan Vosloo. Cullum aveva conosciuto Lamdin come ospite in un programma radiofonico (il Radio 1 show sulla BBC). Quando poi i due hanno buttato lì l’idea di ritrovarsi in studio per qualche jam session, senza alcuna intenzione di creare nuova musica, i semi di »Interlude« erano in pratica già piantati. Il disco è affascinante, perché sul piano della produzione sonora è completamente spoglio, nudo e proprio per questo un’impronta autentica dei tempi andati, quando il jazz era ancora giovane e innocente. Cullum, da sempre stregato dalle voci di Frank Sinatra, Bing Crosby e Dean Martin, per avvicinarsi il più possibile al suono »vintage« usa per esempio un microfono d’epoca, con tanto di smorzatore calzato sopra.

Un album di 12 riletture di classici jazz dal sapore rustico, che sta dritto dritto nelle atmosfere serali dei jazz club in stile cabaret. Jamie Cullum ha spolverato questi classici, li ha rinfrescati con nuovi arrangiamenti, ma soprattutto la sua voce, incredibilmente carismatica, è il suo poker d’assi vincente: ce n’è l’impronta in ogni angolo del disco, che è chiaramente »suo«!  Cullum mette in questa reinterpretazione vocale dei classici jazz una dedizione tale, sostenuto per tutto il tempo da una squadra di brillanti musicisti jazz con cui c’è un’ottima chimica, che l’album non perde mai, nemmeno per un attimo, il suo fuoco di fondo. Riarrangiare le opere di artisti che ti affascinano al punto da metterci mano solo quanto basta perché si capisca di chi sono gli originali e chi è intervenuto sui cambiamenti, e farlo in un modo che ti regala un sacco di divertimento rilassato in studio durante il processo creativo. Cullum è un maestro nel ridare vita a emozioni e passioni. La sua voce, a tratti un po’ infantile, ha calore, velluto e un’ampia varietà espressiva, a cui Cullum aggiunge di volta in volta una dose più o meno abbondante di gola affumicata, con cui crea un contrasto emotivo da maestro. In pezzi come Lovesick Blues o Sack O’ Woe sa essere sfrontato e pungente come un monello, nella ballad My One and Only Love è sottilmente seducente.

I picchi dell’album sono, ovviamente, le sue deviazioni. La prima è The Seer’s Tower di Sufjan Stevens, che rispetto al resto delle canzoni del disco è di origine più recente. Questo brano si stacca nettamente dalla maggior parte degli altri, che sono tipicamente intrisi di swing da cabaret e di forme smooth jazz. Qui gli arrangiamenti d’archi aggiunti sullo sfondo portano mistero, perfino un velo di oscurità, mentre l’approccio vocale di Cullum infonde al pezzo una sensualità struggente. Poi c’è Good Morning Heartache (originale di Dan Fisher), dove Cullum sceglie di proposito un calore intonato più in basso, a cui si unisce l’affascinante voce soul della cantante afroamericana Laura Mvula: il duetto sviluppa un contrasto vocale spavaldo. Anche per la reinterpretazione del classico Don’t Let Me Be Misunderstood, brano cantato per la prima volta da Nina Simone e poi, nel 1965, reso popolare di nuovo dagli Animals, Cullum ha invitato un ospite speciale. Si tratta del celebre cantante Gregory Porter, che aveva conosciuto anche lui come ospite del suo programma su Radio 1. Porter ha un timbro eccezionalmente penetrante e dominante, soul e blues, che porta un altro affascinante contrasto alla voce di Cullum e regala un altro affascinante intreccio vocale tra due approcci pieni di colore.  

Non si può assolutamente ignorare l’effetto della squadra Nostalgia 77! I ragazzi servono qualche birichinata jazz di altissimo livello dentro i pezzi (l’assolo di pianoforte in My One And Only Love o quello di sax contralto in Out of this World), e anche gli arrangiamenti sono calibrati con sensuale finezza e raffinatezza.

»Interlude« è un album che conferma lo straordinario talento musicale di Cullum come interprete vocale e pianista jazz ed è il momento della carriera in cui Cullum ha potuto liberarsi del tutto delle »catene« della scrittura originale e godersi lo studio, sostenuto da una squadra di eccellenti maestri con formazione jazz.  Il risultato è una reinterpretazione dei classici jazz efficace, attraverso cui brilla chiaramente il riconoscibile carattere espressivo musicale di Cullum.

Formazione

Jamie Cullum – voce, pianoforte

MUSICISTI OSPITI:
Ross Stanley – pianoforte
Riaan Vosloo – basso
Tim Giles – batteria
James Alisopp – clarinetto
Tomas Challenger – sassofono
Fulvio Sigurta – tromba
Lucy Hamilton – violoncello
Aisha Craznajeva – violino
Emma Smith – violino 

Produzione

Benedic Lamdin

Tracklist

1. Interlude (3:26)
2. Don’t You Know (2:55)
3. The Seer’s Tower (3:55)
4. Walkin’ (2:42)
5. Good Morning Heartache [feat. Laura Mvula] (3:31)
6. Sack O’ Woe (3:45)
7. Don’t Let Me Be Misunderstood [feat. Gregory Porter] (2:57)
8. My One And Only Love (4:31)
9. Lovesick Blues (3:06 )
10. Losing You (3:23)
11. Out Of This World (5:49)
12. Make Someone Happy (3:28)

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