Internal Revolution

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Diecast
Etichetta: Century Media
Uscita: 2006

Sono i membri della lega “United New England Hardcore Metal Bands”, di cui fanno parte Killswitch Engage, Hatebreed e Shadows Fall, eppure cercano una strada e dei concetti tutti loro. Se sia possibile e fruttuoso, lo mettono alla prova e lo dimostrano dal 1997 i bostoniani Diecast. Poco dopo la nascita, con il loro mix di melodia e hard rock pesante, si sono assicurati una base solida tra il pubblico locale, tra gli appassionati di hardcore e metal della zona. Nel 1997 hanno pubblicato un paio di demo, e l’anno dopo è arrivato già il primo album da sei pezzi, Undo The Wicked. La formazione è cambiata di continuo (soprattutto i cambi di chitarrista sono stati frequentissimi). Col passaggio da Now Or Never a Century Media hanno cambiato anche il cantante: dietro al microfono Colin Schleifer ha lasciato il posto a Paul Stoddard. Due anni dopo l’ultimo album Tearing Down Your Blue Skies, che aveva raccolto critiche piuttosto incoraggianti, i Diecast tornano con un look rinnovato e una nuova bella tornata di pezzi per tutti quelli che spasimano per un mix moderno di metal e hardcore. Con un vestito nuovo, un retrogusto di cambiamento e la voglia di progredire, di fare un passo avanti, il quarto lavoro ha un colore parecchio diverso da quello che ci si aspetterebbe seguendo la continuità dei dischi precedenti. Il motivo sta in una formazione completamente stravolta: i Diecast hanno reclutato una sezione ritmica tutta nuova, così nel gruppo non è rimasto nemmeno un membro fondatore. Il batterista Dennis Pavia e il bassista Brad Horion permettono finalmente a Paul Stoddard di infilare nei pezzi anche voci dal suono più naturale. Per questo le melodie sono molto più abbordabili e, nonostante i compromessi di solito smussino l’asprezza e la durezza originarie delle composizioni (ma stavolta non è così), si piantano in testa anche molto più facilmente.

Ciononostante Internal revolution ha due facce. Da una parte offre ciò a cui ci eravamo abituati con gli approcci di genere del disco precedente: un derivato suonato da maestri e rifinito fino all’ultimo dettaglio della brillantezza metalcore. Dall’altra bisogna ammetterlo: il metalcore da fenomeno è diventato la ripetizione di un mix di metal e hardcore dal suono parecchio simile, e le band suonano piuttosto ingabbiate, consumate, tutte uguali o quantomeno prive di fantasia – vittime dell’accecamento dell’imperativo di non scostarsi mai e di un approccio sempre identico. Una ricetta per l’immunità semplicemente non esiste. E nemmeno i Diecast hanno potuto sfuggirgli. ‘Never Forget’, ‘S.O.S.’ e ‘Definition Of A Hero’ offrono nel loro nucleo una doppiezza contrastante di tenebra e luce: riff di chitarra ruvidi che si scontrano con armonie frizzanti, voci gutturali strappate che intrecciano tra le urla morbide trame di canto bello e melodico. Gli sfoghi brutali precipitano in abissi di silenzio perfetti, calibrati con cura, ma che più di una volta frenano l’energia del pezzo. Non sono inascoltabili. Tutt’altro! Diventa solo un po’ troppo masticato e digerito. I Diecast però promettono cambiamento, strappo e salto di qualità. ‘Fractured’ e ‘Weakness’ sono, per dire, un esempio di questo sforzo. Un mix di ritmica e di diretta, immediata cattiveria che ti prenderebbe a calci dritto in faccia (non se ne tirerebbero indietro nemmeno i Pantera), e all’improvviso ci ritroviamo in un melos malinconico di parti morbide, fatte di singoli passaggi di collegamento… Lo scioglimento di una tensione quasi claustrofobica passa per una picchiettata veloce sulle corde che sa quasi di black metal. Lo sforzo si sente, eccome! Colpiscono certe singole note buttate lì con cura. Ma la musica si può salvare con qualcosa in più dei soli fuochi d’artificio tecnicamente rifiniti, per esempio con ritornelli micidiali. Ed è proprio questo che porta avanti l’ascolto. Verso la luce e il gran finale. Dove Internal Revolution fa sorgere qualche preoccupazione, perché non c’è un eroe capace di coprire l’intero spettro del bello e del brutto, dell’oscuro e del luminoso senza cadere nel vuoto, lascia aperti crateri di ciò che si potrebbe ancora coprire e offre materiale per ulteriore attenzione. La compensazione sta in lampi brillanti che devono essere qualcosa di più di un modo così sottile per bucare la monotonia e catturare. Sul disco ce ne sono tanti, ma sono piuttosto nascosti. Visibili solo dopo un paio di ascolti e uno scavo archeologico attento negli strati di merda ammassata, scusate il termine, in cui è difficile credere. Queste scintille però accendono la curiosità. Internal Revolution è in ogni caso un ascolto adatto a chi col metalcore non ha ancora fatto conoscenza e vuole capire al volo di che si tratta. I Diecast sono bravi musicisti con tanta conoscenza e competenza in materia. Credo che in serbo abbiano ancora qualcosa di più. Il disco non è proprio roba da farmi dire di aver vissuto scosse tettoniche interiori e un cambio di ottica interna. Eppure, la speranza per loro rimane di sicuro. Basterà un po’ meno routine e più voglia di lasciare alla musica via libera. Meno cervello e più istinto – con le palle.

Formazione

Paul Stoddard – voce
Kirk Kolatis – chitarra
John Kita – chitarra
Brad Horion – basso
Dennis Pavia – batteria

Produzione

Paul Trust

Tracklist

1. Internal Revolution
2. Never Forget
3. Hourglass
4. Fractured
5. Weakness
6. Fade Away
7. Out Of Reach
8. S.O.S.
9. Nothing I Could Say
10. Definition Of A Hero
11. The Coldest Rain

DURATA DELL’ALBUM: 46.35

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