Into The Black
Artista: Godslave
Etichetta: SAOL
Uscita: 2011
Durata: 47:57
Voto: 4.5/5
Le legioni del thrash metal tedesco possono vantare parecchi nomi di peso, grazie ai quali il genere, dopo tre decenni abbondanti di vita, è tutto fuorché vegetativo. Gente come Sodom, Kreator, Destruction, Celtic Frost, Tankard e Holy Moses ha già da un pezzo inciso il mondo teutonico con lettere d’acciaio indelebili sulla mappa del metal, e intanto le nuove leve si fanno sempre più numerose, con thrash arricchito di death metal e sfumature più dure. Tra i nomi di qualità dello schieramento tedesco dell’élite dal suono pesante c’è anche una giovane formazione di Saarbrücken, i Godslave. Il debutto del 2008 Bound By Chains, due split album thrash usciti in seguito e l’EP Out Of The Ashes hanno dimostrato che il quintetto è ben messo sia a livello tecnico che di idee, e come ultimo argomento per convincere i non ancora convinti, da questa primavera è disponibile un album thrash ad alto numero di ottani: Into The Black. La ricetta di questo prodotto metallurgico resta fedele all’eredità del thrash della Bay Area e alle radici autoctone tedesche, che rendono l’aggressività primordiale ancora più distruttiva e decisamente più solida. Il grande cambiamento rispetto al passato non sta tanto nell’esecuzione o nelle aggiunte stilistiche, quanto nel fatto che i ragazzi hanno lasciato il riparo dell’anonimato underground e dell’indipendenza, diventando un anello della catena di band di qualità sotto le ali della SAOL.
Ciò che distingue i Godslave dal resto dei battaglioni metallici è che hanno tutto quello che serve al thrash metal moderno: un solido bagaglio di pezzi originali, una squadra potente di bravi musicisti, un linguaggio musicale succoso e riconoscibile, peso, precisione e un appetito enorme di mettersi alla prova. Nel DNA della band si mescolano brutalmente le influenze di Slayer, Exodus, Destruction, Sodom e chi più ne ha più ne metta. Into The Black è fatto, a suon di tettonica teutonica, per far divertire le masse, e i ragazzi, oltre al thrashare a senso unico, riescono a intrecciare nel telaio della creazione, in modo del tutto naturale e di gran gusto, elementi di speed metal e di NWOBHM primordiale, grezzo e cresciuto in garage. Non inventano l’acqua calda: offrono solo una versione migliorata e un concentrato del meglio del nesso del metal. La voce di Slavegrunter resta rustica e ruvida, ma il giovane cantante non si scervella con registri troppo alti: preferisce restare su tonalità più basse, ma di una aggressività davvero ben dosata. Il duo di chitarre formato da Gnomos e Bernie funziona saldo e affiatato, e in una serie di riff ben pensati si infilano vignette vecchia scuola di geniali esplosioni soliste. La sezione ritmica, composta dalla batteria di Huwig e dal basso di Blitz, offre una struttura solida per rendere omaggio agli dèi del passato, e i Godslave piazzano un picco dopo l’altro. Già l’apertura del disco con Thrashed regala un valore aggiunto: ti serve una dose piena di assoli superbi il virtuoso solista dei Destruction, Mike Sifringer.
Le sue dita migliorano un piatto già ottimo anche in Scholar Eclipse, e la lista degli ospiti altisonanti non finisce certo qui. Nella title track Into The Black il microfono passa al cantante dei Sacred Steel, mentre nel brano strumentale in assetto da guerra A Shot In The Dark il pennello solista delle chitarre se lo dividono i chitarristi solisti di Mekong Delta e Celesta. Nonostante tutti gli ospiti, il linguaggio dei Godslave resta chiaro e per niente schizofrenico, e a livello di esecuzione possono tranquillamente giocarsela con i lavori di musicisti eccezionali come Lazarus A.D., Evile o Warbringer. I Godslave sono la speranza della nuova generazione, capace di portare avanti la tradizione e di tenerla viva e splendente anche nel nuovo millennio. Into The Black è un album solido e davvero eccezionale nel suono, e dopo averlo ascoltato è chiaro come il sole che, conquistata l’Europa, è arrivato il momento del dominio mondiale e di conquistare i campi di battaglia anche oltreoceano! I Godslave sono bene armati per questa missione e più che semplicemente pronti!
La recensione è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.
Formazione
Thomas A. “The Slavegrunter” Pickard – voce
Michael “Gnomos” Meyer – chitarra
Bernhard “Bernie” Lorig – chitarra
Christian “Blitz” Federmann – basso
Tobias Huwig – batteria
Musicisti ospiti:
– Mike Sifringer (Destruction)- chitarra solista nei brani 1 & 9
– Gerrit P. Mutz (Sacred Steel) – voce nel brano 12
– Benedikt Zimniak (Mekong Delta) – chitarra solista (2° assolo) nel brano 8
– Manuel Zewe (Celesta)- chitarra solista (primo assolo) nel brano 8
Produzione
Phil Hillen
Tracklist
1. Thrashed (Featuring: Mike Sifringer (Destruction))
2. Anvilised
3. Insomniaddict
4. Unleash the Slaves
5. Slippery When Dead
6. Blood of the Innocent
7. Why I Hate
8. A Shot In The Dark (Featuring: Manuel Zewe (Celesta) & Benedikt Zimniak (Mekong Delta))
9. Scholar Eclipse (Featuring: Mike Sifringer (Destruction))
10. Uncut, Unseen, Unrated
11. Zombie Panic Holocaust
12. Into the Black (Featuring: Gerrit P. Mutz (Sacred Steel))
