IQ: Resistance
Data di uscita: 27.09.2019
Etichetta: Giant Electric Pea
Produttore: Mike Holmes
Durata: 108:37
Genere: neo-progressive rock
Voto: 10/10
Ormai ci siamo abituati: i nomi di culto del neo-prog, arrivati alla maturità, sfornano dischi più di rado rispetto a quando erano giovani e un nuovo album usciva ogni anno o ogni due. Tra le icone della scena neoprog britannica degli anni Ottanta che nel nuovo secolo si prendono un sacco di tempo per dare alla luce un nuovo lavoro ci sono anche i duri a morire IQ. »Resistance« è il successore del precedente album in studio »The Road of Bones« (2014), uscito cinque anni fa. In questo lasso di tempo gli IQ, che dal 2011 vanno avanti con la stessa formazione, hanno messo insieme così tanta musica nuova da decidere di pubblicare un altro doppio album dopo l’ottimo »The Road of Bones« e il classico neoprog »Subterranea« (1997).
I fan di lunga data degli IQ lo sospettavano già prima dell’uscita di »Resistance«: il carismatico cantante Peter Nicholls, il maestro della chitarra Mike Holmes, il mago delle tastiere Neil Durant, il rodatissimo bassista Tim Esau e l’eccellente batterista Paul Cook stavolta hanno messo in cantiere qualcosa di molto ambizioso, e non si tratta di un semplice seguito prudente del disco precedente, che sarebbe stata ovviamente la strada più facile. A differenza di »The Road of Bones«, i brani del secondo disco non sono separati da quelli del primo e formano un tutto coerente; e stando a Holmes, l’unico membro presente in tutte le incarnazioni degli IQ, la band ha capito già all’inizio della lavorazione che »Resistance« li avrebbe portati in acque creative completamente nuove. Quanto sia ambizioso il progetto lo dice già il fatto che il secondo disco contiene non uno, ma due superepici da venti minuti, tra le cose migliori mai uscite dai campioni inglesi del prog rock sinfonico.
Certo, ci sono ancora gli elementi di scrittura, di suono e di liriche che oltre trent’anni fa hanno issato gli IQ tra le band (neo)prog più stimate al mondo, ma dopo »The Road of Bones« hanno subìto un upgrade più che evidente. I testi cupi e intellettuali di Nicholls sono diventati ancora più sensibili ai temi sociali e di una critica della società quasi sconvolgente, di quelle che costringono quasi l’ascoltatore a fermarsi a riflettere sulla realtà che ci circonda, mentre il suo canto ha raggiunto un nuovo livello di espressività.
Sembra incredibile, ma su »Resistance« Durant è finalmente riuscito a uscire del tutto dalla lunga ombra del predecessore Martin Orford, portando gli arrangiamenti sinfonici a un nuovo grado di maturità: più che a certe imprese sinfoniche del passato degli IQ e alle influenze Genesis che hanno segnato buona parte della loro discografia, si rifà alla prassi di arrangiamento di alcuni giganti dell’art rock maturo, con in testa David Bowie e la sua fase d’addio, quella di »Blackstar« (2016). Insieme a Holmes ha raggiunto un nuovo livello nel costruire armonie chitarra-tastiere complesse e imprevedibili, mentre la sezione ritmica ‘collaudata’ Esau-Cook è creativa come non lo era da tempo.
»Resistance« è dall’inizio alla fine un’esperienza da sogno per tutti i buongustai del prog, non solo per i fan storici degli IQ, che durante l’ascolto si leccheranno i baffi. Già nel fenomenale pezzo d’apertura, il cupissimo »A Missile«, gli IQ spingono ‘a tutta’, in una delle loro versioni più dure. Prima che entri la voce inconfondibile e inconsolabile di Nicholls, l’ascoltatore pensa di avere a che fare con una band prog metal tecnicamente raffinata. L’atmosfera oscura e drammatica è eccezionale dall’inizio alla fine e fatichi a mettere in fila tutti i pregi entusiasmanti di questo brano, ma una menzione speciale va al canto di Nicholls, che con la sua intensità e la sua espressività ti scuote ogni volta, mentre sullo sfondo lo accompagnano armonie maestose ed epiche e lo seguono cambi di tempo intelligentissimi, carichi di svolte ambientali.
»Rise«, che ti convince una volta per tutte che gli IQ su »Resistance« non faranno nessun compromesso sonoro e, anzi, ‘daranno gas’ in modo spiccatamente eclettico, non è da meno del pezzo precedente in quanto a epicità, oscurità e drammaticità. »Stay Down« si apre con un’introduzione malinconica al pianoforte che promette una tranquilla ballata d’amore, finché il canto in lutto di Nicholls, i passaggi sottili di chitarra acustica e le onde sinfoniche non la trasformano in una funebre marcia cupa, che con l’irruzione di passaggi di chitarra elettrica martellanti cambia completamente natura.
»Alampandria« è un brano intriso di un’atmosfera misteriosa e orientaleggiante, soprattutto grazie alle drammatiche ondate di mellotron, mentre i passaggi di chitarra incisivi e il canto esasperato di Nicholls portano l’intensità d’atmosfera al punto di ebollizione. »Shallow Bay« contiene arrangiamenti orchestrali maestosi, mentre Nicholls con la sua malinconia vocale ricrea ancora una volta un’atmosfera indimenticabile e Holmes con l’assolo di chitarra finale mette ‘il punto sulla i’.
La splendida ballata »If Anything«, dominata dall’immensa malinconia vocale di Nicholls, è intrisa di arrangiamenti di sintetizzatore da natura morta, mentre il brillante finale d’organo sorprende un po’. Il primo disco si chiude con l’epico di oltre quindici minuti »For Another Lifetime«. Questo ha una parte introduttiva piuttosto serena che di minuto in minuto si fa sempre più sinistra, grazie a effetti inquietanti e a un vocoder che deforma completamente la voce di Nicholls. Segue il passaggio alla prima di tante sezioni complesse che caratterizzano il più breve dei tre ambiziosi epici di »Resistance«. Il ritornello risulta inaspettatamente positivo, se non addirittura liberatorio, in mezzo ad armonie perlopiù cupe e a passaggi di batteria a tratti quasi cataclismatici, mentre Nicholls conferma ancora una volta il suo status di uno dei cantanti più notevoli del prog rock contemporaneo.
Il secondo disco si apre con il superepico di quasi ventidue minuti »The Great Spirit Away«, che senza esagerare è un candidatissimo al titolo di brano più ambizioso nella storia degli IQ. Vale anche nel confronto con l”epico di tutti gli epici’ degli IQ, »The Harvest of Souls« dall’album »Dark Matter« (2004). Si fa fatica a contare sulle dita di una mano le band prog con una carriera così ricca che riescano ancora a scrivere superepici a questo livello come fanno gli IQ. L’intera composizione è un viaggio drammaticissimo attraverso innumerevoli svolte d’atmosfera e di armonia, tenuto insieme in modo carismatico dal canto di Nicholls, mentre i cambi di tempo inattesi regalano non poche sorprese. Non mancano nemmeno le tante sezioni strumentali, tra cui entusiasmano soprattutto i passaggi sottili di chitarra acustica di Holmes.
»Fire and Security« è un pezzo degli IQ più ‘tradizionale’, con un’introduzione da ballata e un passaggio a una sezione malinconica dove regnano maestosi passaggi di chitarra e arrangiamenti sinfonici dal tocco etereo, mentre il canto di Nicholls garantisce un’immagine complessiva oscurissima. »Perfect Space« è uno dei momenti più innovativi di »Resistance«, dove gli IQ giocano anche con elementi minimi di jazz rock fusion, come si sente nei passaggi sottili di chitarra acustica e in alcune svolte ritmiche.
L’album si chiude con l’epico di quasi venti minuti »Fallout«. Questa composizione dalle dimensioni sperimentali insospettabili ha un carattere d’atmosfera piuttosto diverso da »The Great Spirit Away«, perché a confronto è un brano un po’ più etereo e rilassante, con un’introduzione quasi serena. Ovviamente non dura a lungo e gli IQ portano il tutto in acque molto più complesse e drammatiche, senza però tradire il motivo ambientale centrale. Il risultato finale è la perfezione e una delle cose più notevoli non solo di questo album, ma di tutta la loro carriera finora.
Con »Resistance« gli IQ hanno creato un nuovo capolavoro e un candidato di peso a miglior album progressive rock del 2019. Da »Ever« (1993) in poi, del resto, siamo abituati a vedere gli IQ stupire con un nuovo capolavoro dopo una lunga attesa, ma stavolta Nicholls, Holmes, Durant, Esau e Cook hanno davvero superato se stessi, firmando uno degli album sinfoprog chiave dell’ultimo decennio. Gli IQ sono riusciti a raggiungere un nuovo grado di maturità nella loro evoluzione sonora e a dimostrare che anche nel neo prog, genere che i puristi sperimentali snobbano o addirittura disprezzano, c’è ancora un sacco di spazio inesplorato per un’ulteriore ‘evoluzione’ sonora. »Resistance« è un ottimo esempio di come dovrebbe suonare il progressive rock contemporaneo senza vergognarsi delle proprie radici. Speriamo che diventi un chiaro punto di riferimento per le band prog più giovani, che troppo spesso restano inchiodate all’asse Genesis-Yes-Pink Floyd-Marillion.
Autore: Peter Podbrežnik
Brani:
CD 1 (52:58)
1. A Missile (6:40)
2. Rise (6:49)
3. Stay Down (7:55)
4. Alampandria (3:48)
5. Shallow Bay (6:21)
6. If Anything (6:03)
7. For Another Lifetime (15:22)
CD 2 (55:39)
1. The Great Spirit Way (21:45)
2. Fire and Security (5:26)
3. Perfect Space (8:33)
4. Fallout (19:55)
IQ:
Peter Nicholls – voce
Mike Holmes – chitarra
Tim Esau – basso, pedali basso
Neil Durant – tastiere
Paul Cook – batteria, percussioni