Iron Median fanno scintille prima del concerto di Devic!

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Metelkova/Channel Zero
Data del concerto: 16.05.2007
Presenze: 100
Prezzo del biglietto: 4€

 Bastava il sinistro “Woe to you, oh Earth and Sea…” e il Channel Zero di Metelkova, pieno zeppo, è letteralmente esploso. Come se sul palco stesse per comparire davvero il sestetto di leggende inglesi con Commander Biggles in testa… Stavolta però non era ancora così: sul palco c’era il primo tribute band sloveno agli Iron Maiden, Iron Median, come si sono battezzati loro stessi. Da quando è stato annunciato il ritorno degli Iron Maiden da noi, dopo sette anni, si è creato un tale “hype” che quasi non ci si crede, ma le leggende non le vedi mica tutti i giorni. Ne hanno approfittato anche gli Iron Median, anche se, a sentire l’ideatore Alen Steržaj (Big Foot Mama), l’idea covava da un bel po’. Pure di questa serata se n’è parlato tanto quanto ne parlano le nonne davanti al caffè quando invocano la pioggia… Eh eh, ieri la pioggia è arrivata davvero, e gli Iron Median avevano il durissimo compito di non deludere aspettative altissime.

Dalle parole ai fatti. Gli Iron Median sono una formazione di nomi di tutto rispetto: il già citato Alen al basso, ovviamente, Tine Horvat (Ivje, Bananas) alla batteria, Sergej Škofljanec (M.I.L.F., ex-Requiem), sirena dei pompieri al microfono, e il duo di chitarre formato da Matjaž Tozon e Helmut Frangeš – Maco (Sausages). Fan sfegatati, di quelli che non si accontentano di collezionare dischi! Io ero un po’ scettico, ma alle nove ho finalmente avuto la mia introduzione biblica e sinistra, e già dalle prime note gli Iron Median hanno dimostrato che non stavano scherzando, che facevano maledettamente sul serio e che i Maiden li avevano studiati fino all’ultimo dettaglio! Tutti gli assoli sono stati suonati alla perfezione, senza una sbavatura, Alen ha preso le misure a Harris “alla grande”, Tine è stato un pilastro eccellente dell’immancabile sezione ritmica, e lo scetticismo l’ha spazzato via anche Sergej, che aveva forse il compito più ingrato di tutti. Cappello giù: ha cantato davvero alla grande, anche se un paio di volte il pubblico è corso in suo aiuto e solo la difficile Hallowed Be Thy Name gli ha fatto qualche dispetto. Ma non ci sono tanti cantanti in grado di eseguire linee vocali così toste come ha fatto Sergej, soprattutto dalle nostre parti. La setlist gli Iron Median l’hanno tenuta ben nascosta, promettendo anche pezzi che i loro idoli non suonano proprio mai, o quasi. Purtroppo la promessa non è stata mantenuta del tutto, ma la scelta dei pezzi era buona. Senza il terzetto di The Number of the Beast ovviamente non si poteva, ma il pezzo omonimo, Hallowed Be Thy Name e Run to the Hills sono stati suonati alla grande, con assoli di nuovo perfetti, si sentiva ogni singola armonia a tre voci, le chitarre erano mixate in modo ottimale e Alen spingeva come un matto quei galoppi “trademark”. Le prime sorprese grosse sono arrivate già nella prima metà del concerto – la fantastica Flight of the Icarus e, forse ancora più sorprendente, la quasi mai suonata The Clairvoyant da “Sedmega sina od sedmega sina”. Pelle d’oca e occhi lucidi, se mi concedete di fare il poeta patetico. “Ci giochiamo un po’ con la follia?”, ha annunciato Sergej con accento del Litorale, e cosa poteva venire dopo se non Can I Play With Madness. Ieri Sergej emanava energia da tutti i pori, quella che deve avere ogni frontman. A me personalmente ha colpito più di tutte la splendida Deja vu, e posso dire solo grazie Iron Median! La chiusura del concerto è stata piuttosto classica, alla Maiden – Wrathchild, The Evil That Man Do, Fear of the Dark, Iron Maiden e 2 Minutes to Midnight – con la sola Wasted Years a rappresentare una deviazione un po’ più marcata.

Gli Iron Median hanno ottenuto quello che volevano: l’attesa per i Maiden ora è ancora più dura, ma il nostro tribute band è riuscito più che bene a placare la fame di heavy metal di qualità. Possiamo essere contenti che gli Iron Median non siano una cosa una tantum e che potremo rivederli ancora. Un locale più grande, con l’aria condizionata e un impianto audio ancora migliore, ci starebbe proprio bene. Il Channel Zero, bollente, ha vissuto senza dubbio uno dei suoi concerti migliori: il sudore dalle pareti andrà tolto con la carta vetrata, perché il pubblico impazziva, saltava, faceva headbanging, urlava e cantava dall’inizio alla fine di due ore d’inferno. E come non farlo, visto che questi pezzi sono così dannatamente belli che quasi non importa chi li suona, basta che siano eseguiti e cantati come si deve. Per gli Iron Median il concerto di debutto è riuscito in pieno; in futuro, personalmente, mi auguro solo una setlist un po’ più varia: non mi tirerei indietro davanti a Caught Somewhere in Time, Infinite Dreams, Killers, a un incontro con Charlott, e soprattutto spero che i ragazzi si mettano a studiare qualcuna delle lunghe suite epiche. Il desiderio di Alen è Alexander the Great… Fino ad allora – UP THE MEDIAN!!!

Setlist

1. The Number of the Beast
2. Aces High
3. The Trooper
4. Flight of Icarus
5. The Clairvoyant
6. Can I Play With Madness
7. Hallowed Be Thy Name
8. Run to the Hills
9. Deja Vu
10. Wrathchild
11. The Evil That Men Do
12. Fear of the Dark
13. Wasted Years
14. Iron Maiden
15. 2 Minutes to Midnight

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