Iron Savior : Megatropolis 2.0
Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 26.04.2015
Durata dell’album: 54.01 min
Produzione: Piet Sielck
Genere: Heavy Metal / Power Metal
Strane sono le vie del Signore, o no? Produci un tuo album in studio e dopo qualche anno ti accorgi che con quella produzione proprio non riesci a essere contento. Nel 2007 i power metaller tedeschi Iron Savior, di casa ad Amburgo, hanno registrato e pubblicato il loro sesto album in studio, »Megatropolis«. Una band a cui nel 2001 in tanti pronosticavano un rapido declino dopo l’addio di Kai Hansen (Gamma Ray, ex-Helloween), subito dopo l’album »Dark Assault«, e che già l’anno dopo ha chiuso la bocca a tutti i San Tommaso increduli sfornando l’eccellente Condition Red, per poi alzare ancora l’asticella due anni più tardi con »Battering Ram« (2004). Entrambi gli album hanno confermato che il fondatore della band, Piet Sielck, ne è in realtà il motore principale e creativo. Il creatore di frasi chitarristiche eccezionali, l’uomo con uno straordinario fiuto per fondere aggressività metal, oscurità e alta musicalità, nel corpo di una convivenza affascinante tra tutti questi ingredienti!
Stava diventando chiaro che la band cresceva artisticamente e che Sielck se la cavava senza alcun problema da solo, cioè senza Hansen. Nel 2007 abbiamo così ricevuto dagli Iron Savior un album che avrebbe potuto passare per il suo zenit creativo, se la produzione non avesse un po’ zoppicato e se… Sielck non l’avesse «sistemato» quest’anno. »Megatropolis«, appunto. All’epoca dell’uscita dell’album nessuno tra il pubblico profano, critici musicali compresi, badava più di tanto alla produzione in sé. Con gli anni, però, al suono dell’album è diventato sensibilissimo il suo artefice, Piet Sielck. Personalmente.
Eh già. Se ascolti la versione originale di »Megatropolis« ti accorgi subito che le linee di basso lì dentro praticamente non si sentono, e che la batteria suona come se qualcuno tamburellasse con le unghie su una scatolina di fiammiferi vuota. È un’osservazione che grida vendetta e che con un minimo di sforzo coglierebbe anche un ascoltatore «sordomuto». Ma Sielck è un perfezionista e si è messo a «lucidare» la nuova versione dell’album da più lati. La band, nella formazione attuale, ha registrato di nuovo l’intero disco. Da capo a piedi. Voci, cori, chitarre, bassi, batteria. Tutto. Il suono è così avvicinato, per un soffio, a quello degli ultimi due album in studio della band: »The Landing« (2011) e soprattutto »The Rise of the Hero« (2014). »Megatropolis 2.0« suona rinvigorito, indemoniato, vivo. Al massimo del contrasto. Da una parte porta un muro di riff di chitarra affilato come un rasoio e vivace, dall’altra (finalmente) una scenografia eccezionale fatta del dialogo serratissimo tra la mandria impazzita della doppia cassa e le linee del basso. In tutto questo è inserita la voce di Piet Sielck, che rispetto all’originale suona ancora più decisa, sicura di sé, sentita, appassionata e concentrata. Insomma, maturata. Sielck negli anni è diventato un cantante metal eccezionale. Ha una carica straordinaria e la sua voce colora i brani anche di cupezza. È il cantante ideale per il genere a cui appartengono gli Iron Savior. Nella nuova versione dell’album ha inoltre impreziosito la voce con armonie vocali registrate da zero, che risultano molto più dinamiche e ben calate negli arrangiamenti rispetto all’originale. E non è tutto. Sielck ha ripassato ancora una volta con molta attenzione l’originale per quanto riguarda l’ordine dei brani. Semplice: voleva che l’album, alla fine, funzionasse al meglio all’ascolto. Così ha rivisto e mescolato di proposito la scaletta rispetto all’originale. L’album si apre quindi con la ringhiante e appuntita The Omega Man, mentre Running Riot, con cui si apriva l’originale, arriva solo quinta in lista. La title track, per dire, è già seconda, mentre nell’originale era quarta, ecc…
Gli Iron Savior sono una band che ci piace paragonare ai Gamma Ray, e ci sta tutto. Nonostante ciò, i Gammar Ray hanno mantenuto nel loro sound una nota di lucidità che Hansen si è portato nei Gamma Ray dai tempi in cui stava negli Helloween. Gli Iron Savior questa nota non ce l’hanno. In linea di massima i loro pezzi sono intrisi di drammaticità, addirittura di un senso di rovina e di nero. Preferiscono svilupparli dal minore piuttosto che dal maggiore. Allo stesso modo, i brani sono quasi tutti molto veloci. Le ballad gli Iron Savior non sanno quasi cosa siano. »Megatropolis« è un album in cui troviamo tre brani che viaggiano, diciamo, in «quarta» (se proprio vogliamo fare la caricatura di tutto il resto – in quinta, la più alta). Questi tre sono Cybernetic Queen, Still I Believe e A Tale From Down Below. L’album »Megatropolis« è il punto della carriera degli Iron Savior in cui Sielck è riuscito a mettere in fila una serie di brani con un’alternanza strofa-ritornello di resa eccezionale. Con una gradazione di atmosfere straordinaria, che raggiungono il crescendo nei ritornelli e che servono una culminazione eccezionale di botta metal e di musicalità ultra melodica. Proprio in questi tre pezzi «più lenti» la musicalità è ancora più intensa.
È difficile scegliere i preferiti dell’album, perché a livello di qualità i brani stanno tutti alla pari. Di inciampi negli arrangiamenti e nella composizione l’album non ne conosce, ma Sielck è riuscito in quello che voleva. Rimescolando la scaletta rispetto all’originale del 2007 ha ottenuto un effetto atmosferico molto più forte e, intensificando lo sviluppo dinamico degli eventi, ha di conseguenza potenziato anche la sua presa sull’umore. Sia sul piano musicale che su quello della potenza distruttiva metal, che nella versione rinnovata è eccezionale!
Se un »Megatropolis« come quello che gli Iron Savior hanno registrato di nuovo nel 2015 fosse stato creato già nel 2007, all’epoca avrebbe preso cinque stelle immacolate su cinque possibili. Così invece possiamo dargliele adesso, perché se le merita davvero. Parliamo di un album senza un solo momento debole, che porta nel curriculum musicale della band, a un livello di fascino altissimo, il grande slancio power metal, così come lo trasmette la visione creativa di Piet Sielck.
Speriamo che la band trovi abbastanza sostegno economico da partire almeno per un breve tour europeo, in cui suonare per intero l’album «rinfrescato» e «ringiovanito» »Megatropolis«. Da capo a piedi. Con entrambi i brani extra, usciti nel 2007 solo nella versione giapponese e che ora sono inseriti nella nuova veste dell’album in modo tale che Hammerdown si può percepire come una vera parte di »Megatropolis 2.0«. Insomma. »Megatropolis 2.0« è uno dei momenti artisticamente ed espressivamente più forti della carriera della band. Probabilmente resterà così, così come gli Iron Savior resteranno sulla scena una band ingiustamente ignorata e sottovalutata.
di: Aleš Podbrežnik
voto: 10 / 10
Tracklist:
1. The Omega Man 2.0
2. Megatropolis 2.0
3. Flesh 2.0
4. Cybernatic Queen 2.0
5. Running Riot 2.0
6. A Tale From Down Below 2.0
7. Cyber Hero 2.0
8. Still I Believe 2.0
9. Hammerdown 2.0
10. Farewell And Goodbye 2.0
11. Iron Watcher 2.0
Formazione:
Piet Sielck – voce, chitarra
Joachim “Piesel” Küstner – chitarra, cori
Jan-Sören Eckert – basso, cori
Thomas Nack – batteria