Jan Garbarek porta i fanatici del jazz sulla vetta del Parnaso ambient (2010)
Autore: Peter Podbrežnik
Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 05.03.2010
Presenze: 800
Il Kino Šiška sta diventando piano piano una tappa fissa per i grandi nomi del jazz, come avevano già annunciato l’anno scorso i concerti di Mike Stern e Marcus Miller. Questa bella tendenza prosegue anche quest’anno con l’arrivo del leggendario Jan Garbarek, celebre sassofonista norvegese di origini polacche. Anche stavolta il signor Garbarek si è fatto vedere dalle nostre parti con la sua formazione, il Jan Garbarek Group, composta dal tastierista tedesco Rainer Brüninghaus, che collabora con Jan dal 1988, dal bassista brasiliano Yuri Daniel e dal fuoriclasse indiano delle percussioni Trilok Gurtu, che per più di un gourmet del jazz vale quasi quanto Garbarek in persona. Il grande maestro dei ritmi d’Oriente e d’Occidente ha così attirato al Kino Šiška qualche testa in più di quelle che sarebbero venute se il celebre sassofonista si fosse presentato con un batterista meno chiacchierato.
La superband ha aperto il concerto con un pezzo dall’introduzione lunghissima, in cui l’atmosfera maestosa è stata costruita pian piano. Gli strati ambient delle tastiere di Rainer hanno creato un clima freddo, quasi nordico, poi gli ingressi degli altri tre strumenti hanno fatto scivolare l’atmosfera verso acque un po’ più calde e sempre più eclettiche, con un’enfasi straordinaria sull’intreccio improvvisativo tra i quattro maestri.
Con il suo sax, Garbarek ha cominciato subito a dimostrare perché in carriera si sia guadagnato la fama di grande innovatore nello sviluppo del jazz europeo. Il suo stile, che prevede l’uso di tutti e tre i tipi di sassofono, è fatto di un’enorme ampiezza sonora: da una calma quasi meditativa a improvvisi scoppi di energia dei fiati. Andando avanti con lo show sono saltate fuori in fretta le influenze musicali più disparate di tutti i membri della band, che arrivano da ogni angolo del mondo e che hanno contribuito in modo decisivo a creare un’espressione sonora del tutto unica e un sacco di atmosfere diverse.
La musica di Jan può essere semplicissima e pacata, per poi finire un attimo dopo in acque complessissime. Nei vari pezzi il pubblico ha potuto toccare con mano anche la varietà sonora del Garbarek solista. In superficie sono affiorati anche vari motivi dei suoi tanti progetti passati nell’ambito della musica rinascimentale e da camera. Ogni membro della superband, Jan in persona escluso, si è preso un lungo assolo, brillando più o meno allo stesso modo, anche se il titolo di stella solista della serata se lo sarebbe portato a casa, come primo candidato, l’incredibile Gurtu, che ha lasciato tutti a bocca aperta con la sua prova da solista pazzesca.
Il percussionista, avvolto nel suo riconoscibile abito indù, ha messo in scena una stampede crescente sui tamburi, poi si è calato completamente in improvvisazioni vocali spassosissime, che ha portato più volte anche dentro dei “duelli” sonori con gli altri strumentisti. In pratica, quando uno degli altri tre membri suonava un certo motivo, Gurtu lo ripeteva subito dopo imitandolo con la voce. Una volta ben scaldato, Trilok se l’è presa anche con la sua pletora di percussioni più varie. Oltre ai colpi energici sui piatti, sulla tabla, il tradizionale strumento indiano, e sui tamburi africani, ha cominciato a picchiare anche su una bacinella d’acqua che sembrava più che altro un secchio da villaggio. Tra le altre cose, il suo numero comprendeva anche il suono dell’acqua che gocciola, mentre immergeva dei campanellini nella bacinella. Gurtu ha firmato senza dubbio una delle esibizioni di batteria più interessanti e fuori dall’ordinario degli ultimi tempi, confermando la sua grandezza nell’improvvisazione innovativa, sia percussiva sia vocale. Alla fine del suo assolo Gurtu è stato raggiunto da Jan con un fischietto particolare, che emetteva un suono specialissimo e ha evocato un’atmosfera che portava dritta a visualizzare paesaggi nordici.
Nella seconda parte dello show hanno proposto anche qualche collage sonoro con dentro motivi di composizioni più recenti, che buona parte del pubblico ha riconosciuto in fretta, premiandoli con un sostegno un po’ più caloroso e un applauso più fragoroso. Per tutto il tempo si è sentita chiaramente la straordinaria armonia sonora tra i quattro musicisti e il mix delle loro radici musicali. Da una parte Jan e Rainer si passavano la palla dei principi sonori nordici, con sax e tastiere intrecciati a far soffiare più volte un “freddo vento scandinavo”, dall’altra Trilok e Yuri si occupavano con impegno delle direttive ritmiche più rilassate, quelle del sud. Quest’ultimo è rimasto per gran parte dello show un po’ sullo sfondo, ma ha comunque avuto un ruolo importantissimo nel tenere insieme le varie finezze ritmiche. Con le sue linee di basso per lo più lente ha presidiato il confine musicale del registro più basso. E allo stesso tempo è stato anche il primo a toccare per l’assolo. Nel suo spazio da solista ha spinto in primo piano melodie per lo più dal sapore funk. Poi, con un loop registrato in precedenza, che ha fatto girare per un po’, ha buttato dentro in contemporanea ancora qualche scorribanda vivace.
Anche l’impresa solista di Rainer è stata un vero pascolo per le orecchie. La sua odissea sugli strumenti a tastiera avrebbe potuto durare senza problemi tutta la serata. Ha cambiato radicalmente stile di continuo e da un motivo jazz più veloce sulle tastiere è passato di colpo a un motivo di ispirazione classica sul vero pianoforte. Nel motivo finale si sono uniti a lui anche gli altri tre maestri e il concerto ha toccato in quel momento il suo apice. Il pavimento della sala ha tremato per bene un paio di volte, perché l’entusiasmo in sala era indescrivibile e sorprendentemente rumoroso per un concerto jazz. Dopo due ore hanno dovuto suonare anche un bis, con cui hanno portato ancora una volta tutti i fanatici del jazz “sulla vetta del Parnaso”.
Il signor Garbarek e la sua combriccola di eccellenze del jazz, in uno show di più di due ore, hanno addirittura superato le aspettative, regalando un’esperienza live straordinaria, col giusto equilibrio tra varietà sonora e respiro ambient, che riescono a dare solo i più grandi del mestiere. Tanti motivi diversi, soprattutto ricchissimi, in mezzo a una marea di improvvisazioni spiritose e collage sonori, e il giusto spazio lasciato a fantastiche odissee sosoliste: non poteva lasciare freddo nemmeno il gourmet del jazz più esigente. Speriamo che questi quattro musicisti eccezionali tornino dalle nostre parti il prima possibile, perché quello che hanno mostrato quella sera sta proprio sulla vetta dorata della scena jazz europea contemporanea.
foto: Tine Kolenik
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