Jomsviking
Autore: Sebastijan Videc
Artista: Amon Amarth
Etichetta: Metal Blade Records
Uscita: 25.03.2016
Durata: 52:08
Voto: 4/5
Gli Amon Amarth sono tornati. E lo hanno fatto con lo stesso stile con cui i vichinghi amavano tornare nei monasteri inglesi nel IX secolo – brutali, rumorosi e all’attacco! Il decimo album in studio, quello del giubileo, ‘Jomsviking’, è per la prima volta nella carriera della band un concept album. Anche se i dischi precedenti avevano già un filo rosso (Thor – Twilight of the…, Loki – Deceiver…), stavolta la musica accompagna la storia di un giovane vichingo innamorato senza speranza di una ragazza che deve sposare un altro. Lui uccide per sbaglio il promesso sposo e questo lo porta a fuggire tra l’élite dei mercenari chiamata Jomsviking. Ovviamente il giovane vichingo è tormentato dai pensieri sull’ingiustizia che ha subito e nel profondo di lui comincia a ribollire la voglia di vendetta.
Detto francamente, non sapevo cosa aspettarmi dal nuovo album. Se con ‘Twilight of the Thunder God’ la band sembrava aver toccato il vertice, ‘Surtur Rising’ e ‘Deceiver of the Gods’ mi hanno lasciato, più o meno, un retrogusto tiepido. Non che fossero brutti dischi, solo che mi sembravano un po’ anonimi e ripetitivi. Per fortuna, ogni timore è stato spazzato via già al primo ascolto. L’album, come già ‘Deceiver’ prima di lui, è stato prodotto dall’ottimo Andy Sneap. Di conseguenza, a livello di suono il disco è molto simile al precedente. Dal punto di vista musicale gli Amon Amarth sfoderano ancora una volta il loro inconfondibile stile di death metal melodico, solo che stavolta hanno persino guardato un po’ indietro nel passato, perché a tratti prevale lo stile dei dischi più vecchi. Soprattutto, però, tutto il disco suona molto più incisivo/guerriero ed epico dei due precedenti.
Visto che l’album è tenuto insieme dalla storia di cui sopra, gli svedesi hanno deciso di affidare a Johann, oltre al ruolo di cantante, anche quello di narratore, che lui porta a casa alla grande con la sua profonda voce da basso. L’album si apre con ‘First Kill’, un classico pezzo veloce degli Amon Amarth con una melodia contagiosa e un ritmo serrato, che racconta di quell’uccisione sfortunata che ha messo il giovane scandinavo sulla strada del suo destino – i jomsvikingi. Poi il disco rallenta un po’ con ‘The Wanderer’, che però fin dall’inizio sfodera ottime armonie di chitarra in terze, quelle che hanno segnato così tanto il genere del death metal melodico. A quel punto la musica comincia a »succedere«, perché arrivano le veloci e incisive ‘On the Sea of Blood’ e ‘One Against All’, che includono anche riff thrash metal, e in cui il batterista temporaneo Tobias Gustafsson ha mostrato di cosa è capace. Con un ritmo non certo più blando arriva quello che è sicuramente il nuovo cavallo di battaglia dal vivo, ‘Raise Your Horns’. Dopo la baldoria a suon di birra c’è un altro inno da battaglia, ‘The Way of Vikings’ e poi la martellante ‘At Dawn’s First Light’. Il tempo poi cala un po’ con la celebrazione melodica della morte in battaglia ‘One Thousand Burning Arrows’, un’ode alla mentalità vichinga. Gli Amon Amarth nei due album precedenti hanno ospitato anche altri musicisti di fama, gli Apocalyptica su Surtur e il cantante Messiah Marcolin (ex-Candlemass) su Deceiver. Jomsviking non fa differenza, perché in ‘A Dream That Cannot Be’ presta la voce la leggendaria Doro Pesch! Con la sua voce hard rock tiene testa con successo al growl di Hegg. L’album si chiude con l’epica ‘Back on Northern Shores’.
Gli Amon Amarth hanno dimostrato di essere maestri del mestiere e, dopo due album nella media (per i loro standard), hanno di nuovo sfornato un lavoro che non delude. Certo, c’è sempre margine di miglioramento, ma resta il fatto che, proprio come i monaci di Lindisfarne, anche le orde di fan, nuovi e vecchi, non potranno resistere all’assalto dei vichinghi svedesi.
Til Valhal!
Formazione
Johan Hegg − voce
Olavi Mikkonen − chitarra
Johan Söderberg − chitarra
Ted Lundström − basso
Ospiti:
Tobias Gustafsson − batteria
Doro Pesch – voce in ‘A Dream That Cannot Be’
Produzione
Andy Sneap
Tracklist
1. First Kill
2. Wanderer
3. On a Sea of Blood
4. One Against All
5. Raise Your Horns
6. The Way of Vikings
7. At Dawn’s First Light
8. One Thousand Burning Arrows
9. Vengeance is my Name
10. A Dream That Cannot Be
11. Back On Northern Shores