Knights Call
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Pell, Axel Rudi
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2018
Durata: 58:13
Voto: 4/5
Beh, oggi è uscito ufficialmente il diciottesimo album in studio del veterano della scena hard rock e metal tedesca, stimato virtuoso della chitarra e compositore Axel Rudi Pell. Si chiama »Knights Call« e la sua intro, The Medieva Overture, ha un titolo parecchio eloquente. Si discosta infatti dalla classica intro barocca e sfarzosa che Axel di solito mette nei suoi album. Qui si respira un’aria da »melodie« di trovatori medievali, insomma, la sua natura è vagamente »folk«. Poi però l’album si apre in »stile ARP! Con un catalizzatore altamente vibrante come The Wild And the Young.
»Selvaggi e giovani«, quindi. È chiaro che Axel si sente così da sempre, a prescindere dai suoi quasi 58 anni portati a spasso fino a oggi. Resta un eterno ragazzo e, con lui, l’immagine dei suoi album resta una costante assoluta di qualità espressiva . Non Status Quo, non Motrohead e non AC/DC, ma Axel Rudi Pell. Se cercate qualcuno che da disco a disco ricicli il proprio dossier musicale in modo così efficace e abile da quasi trent’anni, allora non potete che trovarvi davanti proprio Axel Rudi Pell.
Meno male che, in linea di massima, Axel Rudi Pell ai suoi concerti suona gli standard collaudati e infila in scaletta un paio di pezzi dall’album appena uscito, perché Gioeli, mentre canta, potrebbe scambiare al volo uno dei ritornelli, visto che ce n’è una marea che seguono lo stesso schema di accordi e melodie, oltre che di ritmiche, e finire così, senza volerlo, a cantare uno dei vecchi brani di Pell. Lo so, sto diventando »sarcasticamente velenoso«, eppure non finisco di stupirmi di come Gioeli al microfono non mescoli tra loro canzoni praticamente identiche.
Anche sul nuovo album Axel resta un gran maestro nel creare dramma da teatro . Anche »Knights Call« è estremamente epico, estremamente pomposo e bombastico, ti afferra in un attimo e ti si infila sotto la pelle. Nei pezzi la band sviluppa di nuovo una riconciliazione musicale ottimale e le canzoni funzionano già al primo ascolto. Ti prendono subito. Aggiungici il carattere riconoscibile della tipica produzione di Pell e il successo non può mancare.
Beyond the Light è la nuova ballad con cui Pell riempie con astuzia il minutaggio per la nuova compilation di ballad n. 6, che servirà al pubblico negli anni a venire. Per il resto la band torna a esplodere. Inutile sottolineare che la figura dominante è ovviamente l’immutabile tessitura chitarristica di Axel, dove le sue doti alla chitarra risultano di nuovo affascinanti e funamboliche per tutti. Molto spazio va anche al tastierista Ferdy Dorneberg, che in Truth And Lie sfoggia le sue grandi virtù nel maneggiare la retorica dell’integrazione dell’organo Hammond nel rock’n’roll. Il concept del pezzo, che in questo senso è tutt’altro che l’unico quando si parla di discografia ARP, rivela che in un’altra storia Acel Rudi Pell avrebbe potuto creare un perfetto gruppo »tribute to Rainbow« e/o »tribute to Deep Purple«. Su questo album la traccia conclusiva è ovviamente di nuovo l’apice più visibile del disco. Si tratta di Tower of Babylon, intrisa di arabeschi, che suona come la più cupa dell’album e naturalmente sembra un lontano discendente di brani come Stargazer e Kashmir. Un finale altamente drammatico. Prevedibile. In realtà con questo pezzo il dramma da teatro raggiunge il suo culmine nell’album, un trucco collaudato che fa scattare sempre la scintilla in chi ascolta, che si ritrova a desiderare un altro giro del disco.
Cosa c’è di nuovo rispetto al predecessore “Game of Sins”? Eh, dipende dalle orecchie di ciascuno. A chi scrive questa recensione, per dire, risuona qualcosa di un filo più misterioso e mistico. Le differenze di stile hanno la stessa probabilità dell’origine divina. Cioè zero. Del resto uno non sa più cosa scrivere quando Axel Rudi Pell pubblica un nuovo album, se non che è l’ennesimo disco tipico di questo mago della musica, che è di nuovo straordinariamente coerente dal punto di vista compositivo, altamente atmosferico e ovviamente eccellente!
Formazione
Johnny Gioeli – voce, cori
Axel Rudi Pell – tutte le chitarre
Ferdy Doernberg – tastiere
Volker Krawczak – basso
Bobby Rondinelli – batteria
Produzione
Axel Rudi Pell
Tracklist
01. The Medieval Overture (Intro) (1:43)
02. The Wild And The Young (4:20)
03. Wildest Dreams (5:43)
04. Long Live Rock (5:34)
05. The Crusaders Of Doom (8:01)
06. Truth And Lies (4:48)
07. Beyond The Light (7:45)
08. Slaves On The Run (5:13)
09. Follow The Sun (5:12)
10. Tower Of Babylon (9:50)