Kreator, Carcass, Exodus e Nails alla comunione metal di Bežigrad (2026)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Sul palco: Nails, Exodus, Carcass, Kreator
Data: mercoledì 8.4.2026, dalle 18.20 alle 23.00
Location: Lubiana / Media Center / Slovenia


Ed eccolo di nuovo, quel giorno. Le campane dell’inferno rintoccano e chiamano alla nuova comunione metal. Obbligo. Siamo di nuovo al Media Center. Finalmente. Quel posto per concerti grande e finalmente normale che c’è a Lubiana, coperto e, a differenza di Križanke, a tenuta stagna anche quando piove! Fatto apposta per quei pacchetti di falangi concertistiche in cui si mettono insieme quattro o cinque band capaci di richiamare le grandi masse metal. Stavolta: Kreator, Carcass, Exodus e Nails. Quattro band con una personalità tutta loro, ma per energia, e anche per stile, tra loro corre una bella parentela. Per questo già alle sei e mezza, quando i Nails hanno iniziato a menare sul palco, il posto era belle che pieno.

I Nails ormai sono delle vere leggende dell’hardcore punk. Il trio è composto da Todd Jones (voce, chitarra), capo e forza motrice della band, dal bassista Andrew Solis (Despise You, Apparition) e dal batterista Carlos Cruz (Warbringer). Era la prima volta in assoluto della band in Slovenia! Hanno spaccato. Superlativi. Il trio ha sfoderato una carica pazzesca. Questo loro HC, poi, è brutale in modo concretissimo. Si sentono forti influenze thrash metal e, anche se la band aveva pochissimo spazio sul palco, ci ha pensato la loro musica a fare il resto. Un terrore sonoro violentissimo già in apertura, che ha piazzato anche un bel manrovescio, scaldando di brutto un locale che già allora era pienissimo. Curioso che la band abbia saltato del tutto il repertorio dell’ultimo album “Every Bridge Burning”, concentrandosi solo sul materiale dei primi tre album in studio. Il trio è velenoso fino al midollo. In mezz’ora ha sparato sette croci devastanti, che dovevano soddisfare la maggior parte del pubblico, soprattutto i fan più accesi dell’HC, che di sicuro erano tanti, ma anche i fan sloveni che i Nails sui palchi sloveni non li avevano ancora mai visti dal vivo. Un’apertura violentissima, insomma. I Nails si sono presentati con una formazione rinnovata. Todd tiene tutto sotto controllo. Anche se di solito suonano con un chitarrista live in più, anche senza di lui la band ha messo le cose esattamente dove, per i Nails, devono stare. Brutalizzazione hardcore punk!

Gli Exodus sono quei veterani del Bay Area Thrash Metal che in qualche modo da noi in Slovenia tornano sempre (altri veterani così sono i Testament). Che sia a Tolmin o in qualche club. L’anno scorso ci hanno regalato un concerto da solisti fenomenale al CUK Kino Šiška, quest’anno se li sono portati dietro i Kreator in tour. Kreator ed Exodus? Tra le due band c’è un vecchio amore, che risale ai tempi del pacchetto: Kreator, Death Angel ed Exodus (più i Suicidal Angels, allora ancora con il latte alla bocca). Era la fine del 2010, alla Cvetličarna di Lubiana, e resta un’esperienza gigantesca e indimenticabile. Ed ecco di nuovo gli Exodus. Il nuovo album “Goliath” è appena uscito. E sì, ovviamente è finito anche lui sul piatto. Subito in apertura, con il singolo tirato a mille 3111. Con gli Exodus sai esattamente cosa ti aspetta. Un colpo secco dritto in testa. La vecchia scuola del thrash di cinque ‘paparini incredibilmente affiatati’, che continuano senza sosta a tirare avanti il carro. Gli Slayer non ci sono più, Gary Holt è di nuovo completamente dedicato ai suoi vecchi usi e costumi con la band madre. E c’è di nuovo il bestiale urlatore Rob Dukes, di nuovo completamente fuori di testa! Così devono essere gli Exodus. Poi il leggendario Lee Altus (il ‘fratello di sangue’ chitarristico di Holt), il combattente tra i combattenti (fondatore della band insieme a Kirk Hammett) e l’indistruttibile batterista Tom Hunting, e naturalmente il non meno importante mattone dell’elementarità degli Exodus, il bassista Jack Gibson.

La band ha rubato qualche minuto d’apertura con un’intro registrata, ma con il singolo d’apertura di Goliath, 3111, si è subito scatenata sul palco. Per quanto spazio ci fosse, ovviamente. Con gli Exodus non c’è da preoccuparsi. I loro album classici parlano da soli, e la band sa quali pezzi accendono il pubblico e infatti li tiene ben saldi in scaletta! Per fortuna hanno saltato il singolo nuovo, piuttosto misero, Promise You This, e hanno preferito servire la title track (leggermente ‘sludgy’) del nuovo album, uno dei suoi punti più attraenti. Deathamphetamine ha collegato in modo piacevole i tempi nuovi della band con gli inizi di Dukes negli Exodus, mentre i classici di “Bonded By Blood” (la title track) e, nel finale, A Lesson In Violence e la micidiale chiusura Strike Of The Beast hanno superato di slancio la soglia di eccitazione richiesta. Aggiungici l’immancabile e rigorosamente obbligatorio Toxic Waltz (con l’intro d’obbligo del classico degli Slayer Reigning Blood)! Nel mezzo Blacklist (l’unico pezzo di “Tempo of the Damned”: Zetro manca a molti e continuerà a mancare) e subito dopo Goliath, hanno placato un po’ gli animi a metà del breve show della band, e non solo. Segno che il quintetto in questo modo risparmia energie. I ragazzi non sono più giovanissimi e anche in uno show di soli tre quarti d’ora le dosi di energia vanno distribuite con criterio. Il quintetto resta comunque perfettamente affilato e ringhioso! Si sente però che la band si aggrappa anche a qualche trucchetto da routine, per portare lo show in fondo spendendo il meno possibile. Mandano Dukes nel fuoco, e il gioco è fatto.

Se devo essere sincero, stavolta aspettavo i Carcass più di tutti. L’anno scorso al festival ceco Basinfirefest (vicino a Pilsen) hanno letteralmente ammazzato tutti con il loro show, ricordando che anche in tempi nuovi i loro concerti restano una bomba assoluta! Scuola cruda e all’antica del miglior fraseggio possibile, con un quadro brillante, accordato più basso, di un muro sonoro massiccio e impenetrabile costruito dalle due chitarre. Un suono con cui non è difficile immaginarsi lame di rasoio, coltelli e bisturi che sfrecciano! Al centro c’è sempre il fenomenale e carismatico frontman, lo sfottente Jeff Walker, con il suo basso-tornio e un growl devastante. Il Jeff ringiovanito (da quando si è accorciato i capelli e ha fatto pace con il grigio della saggezza) con il suo show ha confermato ancora una volta di essere in forma smagliante. Con i due chitarristi perlopiù statici, il cantante, con il suo tipico gesto di sollevare il basso verso l’alto, mentre tiene il piede sinistro sempre sul monitor, e con qualche passeggiata verso il bordo del palco, ha pensato a creare un’atmosfera catartica nella sala.

Usi e costumi chirurgici sono il secondo indirizzo della band, anzi già il solo nome del gruppo è uno spunto perfetto per tutto il resto dell’attrezzatura da sezione del dismembramento death metal, che i Carcass hanno portato avanti negli anni, e con la loro discografia si sono ancorati a un posto tutto speciale nelle sfere estreme del metal. Cosa che nemmeno stavolta ci è sfuggita. La band si è concentrata sul materiale del suo quarto album in studio “Heartwork” (1993), con cui ha aperto il concerto (Unfit for Human Consumption) e che ha chiuso con la title track, infilando nella parte centrale anche due classici, No Love Lost e Death Certificate. Non c’è che dire, “Heartwork” resta un’opera fondamentale del metal estremo venuto fuori dalle isole britanniche e, da questo punto di vista, uno degli album più stimati di tutti i tempi. L’esplosione di bizzarria, come la apprezzano i vecchi tempi della band, è stata completata da altri pezzi: la deliziosamente intitolata Genital Grinder dal debutto “Reek Of Putrefaction”, poi Exhume to Consume da “Symphonies Of Sickness” e due dismembratrici da “Necroticism – Descanting the Insalubrious”, Corporal Jigsore Quandary e, verso la fine, Incarnated Solvent Abuse.

I Carcass non ti lasciano respirare. Creano il loro mondo particolare, e fanno colpo con la loro elementarità, la ruvidezza sfottente e un’affiatamento brillante. Terza band del pacchetto, anche i Carcass hanno portato il loro show con un suono eccellente.

E un’ultima cosa importante, che di piccolo non ha niente. Il concerto dei Carcass era il primo dell’attuale tour con al volante, anzi alla batteria, il finlandese Waltteri Väyrynen, reclutato dall’oggi al domani. Il tipo è l’attuale batterista degli Opeth, e l’avevamo visto a suo tempo anche ai concerti con i Paradise Lost. Il batterista titolare dei Carcass Daniel Wilding ha dovuto correre di fretta e furia a casa in Inghilterra per impegni familiari inderogabili. Waltteri è Waltteri. Maestro del suo mestiere. Nonostante questo cambio, che può trasformarsi in fretta in un’arma a doppio taglio, i Carcass hanno tuonato a Lubiana con una potenza intatta.

I Kreator, le stelle assolute della serata, sono saliti sul palco alle nove e mezza di sera. L’attesa è stata bella lunga. La sala si è avvolta nel buio, e c’è toccato ascoltare ancora due pezzi registrati prima che il Media Center si risvegliasse nel baratro infernale con la nuova Seven Serpents, presa dall’album attuale “Krushers Of The World”, che dà il nome anche all’attuale tour europeo della band.

Per lo status che hanno oggi, dopo tutti questi anni di attività, in cui si sono fatti largo per anni nei club, i Kreator hanno dovuto sacrificare parecchie cose. Vedere le orde di giovani fan che occupavano compatte le prime file fa un effetto più che promettente. Conferma che la band ha trasmesso il suo nome, la sua figura e il suo lavoro alle nuove generazioni di amanti delle versioni più dure del metal. Eppure. In questo senso con gli anni si sono ammorbiditi, come conferma anche il materiale dell’ultimo album, che solo a tratti ricorda i tempi dell’aggressività pionieristica che ha formato il thrash metal teutonico. Se devo essere sincero, i Kreator erano la band più morbida del pacchetto, quella sera.

Hanno servito anche il lusso di una scenografia sontuosa. Negli ultimi anni tutto questo dimostra solo che i Kreator sono diventati un grande nome. Due gigantesche sculture sataniche piazzate all’estrema destra e all’estrema sinistra del palco, salve di fuoco e cortine di fumo per tutto il concerto di un’ora e mezza, interruzioni con intro registrate, come l’arrivo di due monaci satanici con torce infuocate (durante l’intro strumentale Sergio Corbucci Is Dead) prima dell’esecuzione di Hate Über Alles, la batteria sollevata su un gigantesco podio, modellato sul teschio di Satana dell’ultimo album. E ancora salve di coriandoli e nastri rossi all’attacco del pezzo Enemy Of God, poi Petrozza travestito da anticristo alato durante Phantom Antichrist,… Un passante ignaro, che per uno scherzo del destino si fosse trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, avrebbe pensato di essere finito a un concerto dei Kiss.

Kitsch, che i giovani fan e la vecchia orda di appassionati della band vivono in modo diverso. Il drappello di questi ultimi sarebbe stato pienamente soddisfatto senza tutta questa zavorra. E anche con un repertorio più concentrato sui giorni classici della band. Quelli sono arrivati con il sesto pezzo, People of the Lie (“Coma of Souls”), poi con Betrayer (“Extreme Agression”), seguita da una bella dose di minuti d’attesa per il classico omonimo del debutto “Endless Pain”, e il concerto è già quasi finito. Chi stavolta aspettava la celebre frase (con il superbo accento tedesco) di Petrozza: “It’s time to raise the flag of hate!!!”, non l’ha avuta. In compenso, i contenuti decisamente più musicali e ogni tanto non poco power metal degli album più recenti dei Kreator, tra i quali non fa eccezione nemmeno l’ultimo, rappresentato durante il concerto da ben cinque pezzi, hanno dimostrato che i tempi nuovi della creatività dei Kreator sono stati accolti soprattutto dai fan più giovani della band, che questi pezzi li conoscevano bene. Il pubblico era così stipato che i centri dei ‘circle pit’ si sono ridotti all’osso, mentre la pista per il ‘crowdsurfing’ era libera e aperta. Per tutto il concerto. Petrozza ha invitato più volte il pubblico a formare un ‘wall of death’. Ma, come detto, a funzionare meglio sono stati i ‘crowdsurfer’.

Il suono? Nessun problema. Come si deve. E la band resta una macchina perfettamente rodata e oliata. Mille Petrozza ha ancora un vero veleno nel suo carisma vocale. Vendor resta devastante alla batteria, Sami Yli-Sirniö brillante negli assoli, e l’ex bassista dei Dragonforce Frédéric Leclercq, con la sua cinetica indomabile sul palco, ha mostrato senza ombra di dubbio chi è il membro più giovane della squadra. L’esecuzione della nuova Tränenpalast è stata condita anche dal duetto di Petrozza con la cantante degli Hiraes Britta Görtz (come vuole la versione originale del pezzo)! Nel finale (l’attesissimo) classico Pleasure to Kill e dopo di lui Violent Revolution. Tutto si tinge di rosso sangue, le salve di fuoco schizzano verso il finale, Petrozza urla e pretende un nuovo ‘wall of death’ e il concerto è finito! Una sfaccimmata senza pari! Per salutare questa recensione, con questo verdetto si mette il punto sulla i a uno spettacolo davvero ottimamente riuscito!

Testo: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Nails – scaletta:
1. Conform
2. Suum Cuique
3. Violence Is Forever
4. Cry Wolf
5. You Will Never Be One of Us
6. I Will Not Follow
7. Unsilent Death

Exodus – scaletta:
1. We Will Rock You (orig. Queen) – taped intro
2. 3111
3. Bonded by Blood
4. Deathamphetamine
5. Blacklist
6. Goliath
7. A Lesson in Violence
8. The Toxic Waltz (con intro di Raining Blood – orig. Slayer)
9. Strike of the Beast

Carcass – scaletta:
1. 1985 (taped intro)
2. Unfit for Human Consumption
3. Buried Dreams
4. Incarnated Solvent Abuse
5. No Love Lost
6. Death Certificate
7. Dance of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No. 1 in B)
8. Genital Grinder
9. Exhume to Consume
10. Corporal Jigsore Quandary
11. Heartwork

Kreator – scaletta:
1. Run to the Hills (orig. Iron Maiden) – taped intro
2. Eve of Destruction (orig. Barry McGuire) – taped intro
3. Seven Serpents
4. Hail to the Hordes
5. Enemy of God (plus Coma of Souls intro)
6. Satanic Anarchy
7. Sergio Corbucci Is Dead (taped intro)
8. Hate Über Alles
9. People of the Lie
10. Betrayer
11. Krushers of the World
12. Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
13. Satan Is Real
14. Loyal to the Grave
15. Mars Mantra (taped intro)
16. Phantom Antichrist
17. Tränenpalast
18. Endless Pain
19. 666 – World Divided
20. The Patriarch (taped intro)
21. Violent Revolution
22. Pleasure to Kill
23. Apocalypticon (taped outro)


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