L.A. Guns, solo briciole (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Rock Club / Ronchi dei Legionari (Ronke) / Italia
Data del concerto: 15.12.2010
Pubblico: 70 persone
Prezzo del biglietto: 20,00€
Gli L.A. Guns sono un altro grande nome del glam metal della seconda metà degli anni Ottanta, praticamente tutto ciò che è rimasto del gruppo dopo la nascita dei Guns N’ Roses e dei Blind Melon. I primi tre album fanno di sicuro bella mostra nella collezione di ogni appassionato di questa scuola del rock. Eppure i tempi nuovi hanno cambiato parecchio per gli L.A. Guns. Oggi, infatti, di gruppi L.A. Guns ce ne sono due. Uno lo guida il cantante Phil Lewis, l’altro il chitarrista Tracii Guns. Purtroppo i due non riescono proprio a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Tra loro c’è una frattura e ognuno tira la corda dalla sua parte. Detto questo, si può dire che la versione degli L.A. Guns con Phil Lewis e il batterista Steve Riley sia più vicina ai vecchi, veri L.A. Guns rispetto a quella con Tracii Guns alla chitarra e Jizzy Pearl alla voce. Quest’ultimo è arrivato nella formazione per l’album “Shrinking Violet” (1999), ha lasciato gli L.A. Guns poco dopo l’uscita del disco, ma l’anno scorso si è unito alla versione di Tracii. Prima di allora Jizzy Pearl aveva fatto da frontman ai Love/Hate, la band residente del famigerato club losangelino Whiskey A Go Go, che negli anni Novanta ha pubblicato una dozzina di album, e per un breve periodo, nel nuovo millennio, è saltato anche al posto di cantante dei Ratt e ha prestato la voce al debutto degli Adler’s Apetite.
Così in Europa, in tour, sono tornati gli L.A. Guns di Tracii. La famosa cittadina accanto all’aeroporto di Trieste, ai confini con la Slovenia, Ronchi dei Legionari (in sloveno Ronke), l’hanno visitata per la seconda volta nel giro di un anno. Prima degli L.A. Guns si sono alternati sul palco gli italiani Nasty Tendency, una versione scanzonata e ruffiana del r’n’r, e poi i Venrez, alternativi glam rock che accompagnano l’intero tour degli L.A. Guns di Tracii come gruppo spalla. Purtroppo stavolta siamo arrivati al Rock Club molto tardi, così dei Venrez abbiamo beccato solo gli ultimi respiri sul palco. Oltre a Tracii Guns e Jizzy Pearl, questa versione degli L.A. Guns oggi schiera anche Jeremy Guns al basso, arrivato nella band nel 2006, e il batterista Chad Stewart, entrato un anno dopo.
Gli L.A. Guns sono partiti in modo da sogno. Con due pezzi grezzi e pulsanti dell’omonimo debutto “L.A. Guns”, cioè Electric Gipsy e Bitch Is Back. Il pubblico, che nel club contava a malapena un centinaio di teste, è esploso appena ha riconosciuto i classici. Poi, come da copione, è arrivata la più rilassata Decide, comunque un’ottima ballad dell’album “Shrinking Violet” (1999). Jizzy Pearl ha presentato il pezzo con tono teatrale: “This is a song from our latest album!”, e la battuta aveva un valore simbolico. Tracii Guns, evidentemente, si vergogna degli album successivi degli L.A. Guns, quelli fatti con Phil Lewis, due per l’esattezza, mentre l’ultimo, “Tales From The Strip” (2005), è uscito addirittura senza Tracii in formazione. La band prosegue con il notissimo “Cocked And Loaded” e attraversa il locale a tutta velocità con quello che è praticamente un classico d’obbligo, Never Enough, dal ritornello cantabile, che rimette al galoppo le teste infuocate degli italiani e una dozzina di sloveni (soprattutto dalle parti di Gorizia).
Jizzy Pearl, salito sul palco visibilmente brillo e “eccitato” dall’alcol, non ha cantato al meglio. Si è sentito soprattutto nelle parti che richiedevano più raffinatezza. Lì non era per niente preciso e ogni tanto si perdeva nella melodia delle strofe. Per fortuna non si è dimenticato le strofe, ma gli mancava il fiato quando la voce si faceva sempre più sottile, proprio dove era meno necessario (Dreamtime, The Ballad Of Jayne, o la Zeppeliniana Over The Edge, l’unico pezzo eseguito dal terzo album degli L.A. Guns, “Hollywood Vampires”). In Over The Edge la mancanza delle tastiere si è sentita eccome, e almeno in The Ballad Of Jayne i ragazzi avrebbero potuto mettersi le acustiche a tracolla, almeno Jizzy, e tirare fuori dall’esecuzione di questo pezzo sul palco un po’ più di vera energia.
Tracii Guns ha dimostrato di essere un chitarrista eccellente, cresciuto sotto la forte influenza di Jimmy Page (Led Zeppelin). Certe linee negli assoli non si vergognano di parallelismi fin troppo evidenti nella disposizione delle note e nella posizione dei momenti di “pull off”. Comunque la giri, è chiaro che la versione della band di Tracii Guns si aggrappa alla gloria dei primi tre album. Jizzy Pearl, quanto a carisma, diciamocelo, a Phil Lewis non arriva nemmeno alle ginocchia. In più la sua voce è al massimo un’approssimazione relativamente dignitosa di Lewis e dal vivo non suona in modo da toccarti davvero nel profondo mentre ti godi questa versione degli L.A. Guns.
Piano piano si è spenta anche la serata. Sempre di più, man mano che il concerto si avvicinava alla fine. Nella seconda parte la band si è concessa una flemma enorme ed è rimasta incagliata a suonare cover. Così Rip And Tear si è sciolta nella cover dei Ramones I Just Wanna Have Something To Do. Roba incredibile. Che cosa è preso oggi alle band, che suonano Ramones a manetta? Non molto tempo fa l’abbiamo assaggiato anche al concerto dell’attuale incarnazione degli Skid Row a Treviso. Le voci nella cover dei Ramones le ha sbrigate “sporcandole” il bassista Jeremy Guns, poi è arrivata Red House di Hendrix, che a casa in camera suonano tutti i ragazzini, e che ha regalato altri 10 minuti di noia. Qui a sbrigarsela alla voce, per ammazzare il tempo, è stato Tracii in persona, che poi si è spento in una “jam” solista, copia sputata di Jimmy Page. Sul palco torna Pearl e la band suona ancora un giro del classico Rip And Tear, poi dopo un’ora e dieci se ne va dal palco. Già il fatto che Jizzy Pearl abbia bisogno di una pausa durante il concerto è segno che la sua voce non è fresca, anzi, sul palco nel 2010 suona già piuttosto povera e consumata. Del tutto accettabile, invece, che i ragazzi si siano cimentati in due cover dei Love/Hate, soprattutto la splendida Black Out In The Red Room dall’omonimo debutto di culto dei Love/Hate.
Dopo che ci aspettavamo che gli L.A. Guns si rifacessero nel bis con una serie di classici, è arrivata la provocazione con i Guns N’ Roses. O meglio, con Bob Dylan. Il titolo di quel classico stramasticato non serve nemmeno citarlo. Tirato per le lunghe fino a quasi dieci minuti, è stato seguito finalmente da un altro classico degli L.A. Guns dal debutto, cioè Sex Action, e poi i ragazzi hanno salutato definitivamente.
Ed è incredibile anche quanto divismo abbia e si conceda ancora Tracii, visto che dopo il concerto è schizzato via dal club come una furia verso il tour bus ed è sparito dalla vista del pubblico con una rapidità misteriosa. Gli altri membri hanno firmato autografi e fatto foto fino a notte fonda. Eppure. Nonostante il pubblico italiano, riconoscentissimo e di bocca buona ma anche più che intensamente partecipe, abbia ancora una volta salvato l’immagine dell’esperienza live con la versione degli L.A. Guns di Tracii Guns, questo non ha lavato via il retrogusto amaro che la band a Ronchi dei Legionari abbia lasciato ai presenti parecchio in debito. Invece di rubare minuti con le cover, almeno una dozzina di classici degli L.A. Guns.
E la morale di questa storia? Se sei un fan degli L.A. Guns, vale la pena vedere la versione con Tracii Guns. Ma non più di una volta. Purtroppo l’altra versione degli L.A. Guns, quella con Phil Lewis, passa in Europa solo di rado. Comunque la giri, il Rock Club quella sera si è ancora una volta immerso in energia positiva e in un’atmosfera bellissima, e il merito va all’ottimo sostegno del pubblico. Ne devono essere grati soprattutto Tracii Guns e i suoi L.A. Guns. È evidente, infatti, che è l’Italia a tenerli in qualche modo in vita anche nella nuova era, perché con una prestazione così approssimativa, da qualche parte in Germania o in Scandinavia Tracii Guns e compagnia sul palco non avrebbero davvero nulla da cercare.
foto: Martin Prezelj
Scaletta
1. Electric Gypsy 2. Bitch Is Back 3. Decide 4. Never Enough 5. Dreamtime 6. The Ballad of Jayne 7. Over The Edge 8. Spinning Wheel (Love/Hate cover) 9. One More Reason 10. Black Out In The Red Room (Love/Hate cover) 11. No Mercy 12. Rip and Tear 13. I Just Wanna Have Something To Do (Ramones cover) 14. Red House (Jimi Hendrix cover) 15. Rip And Tear (outro) —bis— 16. Knockin’ On Heaven’s Door (Bob Dylan cover) 17. Sex Action
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