La grande fuga dei Seventh Wonder (2012)
Luogo: Trieste / Etnoblog / Italia
Data dell’intervista: 11.04.2012
I Seventh Wonder sono oggi una delle figure centrali della vivace scena progressive metal scandinava, guidata da band come Mind’s Eye, Circus Maximus, Majestic, Minas Tirith, Moonlight Agony, Vindictiv, Triosphere, Silent Call (e potremmo andare avanti). Magari non hanno una base di fan ampia come quella dei loro cugini prog Pain Of Salvation o Opeth, ma possono vantare quattro album in studio che brillano del tipico perfezionismo scandinavo. E ognuno di quelli usciti dopo è un passo avanti rispetto al precedente.
Il progressive metal “alla scandinava” dei Seventh Wonder è fatto di un equilibrio sottile: da una parte la compattezza melodica e orecchiabilissima dei motivi principali, con un crescendo nei ritornelli, dall’altra le acrobazie intessute sul modello dei complessi stacchi alla Dream Theater, che ti lasciano senza fiato. Nel comporre, i pezzi non perdono mai concisione e compattezza a vantaggio della complessità virtuosistica fine a se stessa. Per questo i Seventh Wonder sono allo stesso tempo molto ascoltabili e, dall’altra parte, capaci di lasciarti a bocca aperta con la loro raffinatezza tecnica e la perfezione esecutiva.
La band ha pubblicato il suo ultimo album in studio due anni fa. Si intitola »The Great Escape«, e forse a qualcuno è rimasto in mente almeno per la copertina, dominata da un gigantesco ragno vedova nera con le zampe spalancate.
L’intervista al bassista Andreas Blomqvist l’ho fatta subito dopo il concerto del gruppo al club Etnoblog di Trieste. Era passata l’una di notte da un bel pezzo, la band stava già impacchettando le valigie per ripartire verso la Penisola, dove nella prima metà di aprile ha portato a termine un breve tour dedicato esclusivamente alle date in Italia. Nonostante gli impegni post-concerto che non potevano aspettare, il bassista e capo della band Andreas Blomqvist si è preso un po’ di tempo per fare due chiacchiere con me e raccontarci lo stato di salute dei Seventh Wonder nel 2012.
RockLine: Quest’anno avete fatto una bella sorpresa a tutti gli appassionati di progressive metal in Italia e in Slovenia, decidendo di fare un breve tour dedicato solo all’Italia, a partire dalla data qui a Trieste. Com’è successo?
Andreas: Un gruppo di amici italiani preparava questo tour per noi già da un po’. Però non si era mai concretizzato, perché prima volevamo far uscire il nuovo album in studio. Questo periodo dopo l’inizio del 2012 si è rivelato la prima vera occasione per rimboccarci le maniche e realizzare finalmente questo tour italiano che avevamo promesso.
RockLine: Quali sono le prime impressioni dopo la prima data del tour, qui a Trieste?
Andreas: Molto positive. La gente qui, i nostri fan, reagisce con tanto temperamento, tanta energia, e questo crea un’esperienza davvero speciale, per cui suonare in posti così è ancora più divertente. Anche quando sul palco capitano rogne col suono, quando fanno i capricci l’audio o gli ampli, in qualche modo è più facile mettere da parte i problemi se hai davanti un pubblico così coinvolto. Anche quella sensazione negativa di quando sei sul palco e sai che non è tutto a posto per fare una buona esecuzione del repertorio svanisce piano piano, quando ti accoglie un pubblico fantastico come questo.
RockLine: L’anno scorso avete pubblicato il nuovo album in studio »The Great Escape« . Il precedente »Mercy Falls« era un concept album dall’atmosfera cupa. Quali sono le differenze di fondo nell’approccio espressivo tra i due album, in cosa si distinguono soprattutto?
Andreas: La prima differenza fondamentale è che il nuovo album non ha un concept. Poi ci sono le differenze nel suono della produzione stessa. »Mercy Falls« usava molto l’effetto »reverb«. Aveva quello che si chiama un »wet mix«, avevamo dato la precedenza alle tastiere e alla voce. Soprattutto alla voce. Il nuovo album ha un mix molto più »secco«, forse perfino »troppo secco«. Comunque penso che »Mercy Falls« fosse mixato »troppo bagnato«, il che magari vuol dire che non sono mai del tutto soddisfatto della produzione, ah, ah, ah,… A ogni modo, il nuovo album rimette al centro le chitarre, è più orientato sulle chitarre, e ci abbiamo provato anche un po’ di novità. Sul nuovo album c’è per esempio un pezzo di 30 minuti che sta in piedi da solo, una specie di mini concept, cioè una canzone con una storia compiuta. »Mercy Falls«, essendo un concept album, ci aveva sfiancato parecchio, mentre per registrare »The Great Escape« eravamo molto più rilassati. Non dovevi stare dietro all’evoluzione delle registrazioni, all’album come insieme, ma potevi concentrarti con più attenzione sui singoli momenti dei pezzi. Questa è la differenza principale tra i due album. Di sicuro, però, in entrambi si sente che siamo noi, i Seventh Wonder. Stesse persone, stessa musica. Quindi se ti piace »Mercy Falls«, ti piacerà di certo anche »The Great Escape«. Il nuovo album per noi è un passo avanti logico e naturale. Ovviamente sul volto nuovo del disco ha influito anche il nostro nuovo membro, il batterista Stefan Norgren. Tra i due album è passato anche abbastanza tempo da riuscire a tirare fuori un disco rifinito come volevamo noi. Con la forma che c’è adesso nella band, col prossimo album faremo un passo avanti ancora più grande. Ne sono convinto.
RockLine: Dici un passo avanti…
Andreas: Un passo in qualsiasi direzione. Dove porti questo passo, lo potrà dire chi ha il nostro disco, chi ascolta la nostra musica, il nostro pubblico critico. Per noi »The Great Escape« è senza dubbio un punto di crescita. Ti dico anche che il materiale per il nuovo album sta già prendendo forma. Il nostro obiettivo è spostare con il prossimo disco i paletti della nostra identità musicale ancora più in alto. A un nuovo livello, per provare cose che finora, musicalmente, non abbiamo ancora provato. Per quanto riguarda il mettere in mostra la tecnica, quell’elemento musicale lo abbiamo definito in pieno negli album usciti finora. Penso che ora dobbiamo cercare nuove sfide espressive, un nuovo trampolino. Dare la precedenza ad altre cose, ad altre sfide.
RockLine: Come vivi tutta questa nuova ondata di band prog metal fresche che sta spuntando oggi dalla Scandinavia, come voi – Seventh Wonder, e poi Circus Maximus, Vindictiv, Mind’s Eye, eccetera…?
Andreas: È una cosa molto naturale quella che è successa, e si spiega facilmente. È la prima generazione di musicisti cresciuta con il suono di band come Dream Theater, Symphony X e simili. Musicisti che amano la musica dei Dream Theater e dei Smyphony X e hanno cominciato a fare la loro musica ispirandosi a queste band. Noi facciamo parte di quel gruppo di band che hai citato. Con i Circus Maximus, per dire, siamo ottimi amici. Abbiamo già fatto insieme un po’ di tour. Del resto questo avvicendarsi di generazioni è una cosa normale nella storia del rock. Dopo gli Yes sono arrivati i Rush, dopo i Rush i Dream Theater, adesso ci siamo noi. Anche se oggi l’industria musicale funziona in modo molto diverso da una volta, non può fermare questo ricambio naturale di generazioni musicali.
RockLine: Come vi trovate con la vostra etichetta attuale, la Lion Music Records?
Andreas: Questa risposta sarà solo in parte positiva. In sostanza ci troviamo bene con loro, perché il loro capo è un tipo sincero e premuroso, ci lascia assoluta libertà creativa, cosa sempre più rara quando si firmano contratti con le etichette. Allo stesso tempo, però, la loro attività è molto limitata. Per esempio non ci offrono nessun supporto nell’organizzare i tour, e quindi è limitata anche la promozione di cui godono le band più grosse, perciò è chiaro che abbiamo dei limiti nello sfondare il muro della massa critica. Nonostante la libertà di cui gode la nostra arte con la Lion Music Records, siamo anche handicappati da questa etichetta. Il rapporto quindi funziona in entrambe le direzioni. In positivo e in negativo.
RockLine: Il vostro cantante Tommy Karevik ha salvato da poco il tour dei Kamelot, la band di symphonic power metal americano-norvegese. Com’è andata e come avete reagito nella band?
Andreas: I Kamelot sono una band eccezionale. Ci hanno chiesto loro se Tommy poteva dare una mano, perché avevano problemi con il cantante originale poco prima di dover partire per il tour. Da parte nostra ovviamente è stato un sì. In ogni caso per noi è una cosa buona, perché i Seventh Wonder guadagneranno fan anche tra il pubblico femminile, ah ah ah…
RockLine: Sul palco usi un basso modello John Myung. Quali sono state le tue influenze più antiche, quelle che ti hanno spinto a diventare musicista, e prima di tutto bassista?
Andreas: All’inizio, quando ho preso questa decisione, a ispirarmi erano cose completamente diverse nella musica rispetto a oggi. Ovviamente dipende dall’evoluzione negli anni. Con la maturazione di una persona, con la crescita musicale, con la percezione della musica. Cambia di continuo. All’inizio nomi come Cliff Burton, Geezer Butler e Steve Harris hanno fatto su di me, giovane musicista, un’impressione enorme. Gli Iron Maiden hanno ancora un grande peso su di me, sono sempre stato un grande fan degli Iron Maiden. Guardavo i video di questi bassisti. Suonavano con le dita della mano destra, e io ho sempre voluto suonare con le dita, non volevo usare il plettro. Più tardi, quando ho cominciato a esercitarmi tanto, sono arrivate altre influenze, come Marcel Jacob, Billy Sheehan e il bassista originale dei Symphony X, Thomas Miller. Una delle persone più importanti tra i musicisti che ho conosciuto e incontrato nella vita è stato il compianto bassista dei Talisman, Marcel Jacob.
RockLine: Dopo la morte di Marcel sei rimasto in contatto con qualcuno dei Talisman?
Andreas: Ho suonato per qualche anno con Marcel. Marcel Jacob era un musicista originale, un bassista unico. Mi dispiace tantissimo che non sia più con noi. Nessuno era come lui, e questo valeva per il suono stesso del suo basso, per la sua tecnica, e tutte e due le cose si riflettevano anche nel suo lavoro di autore, quando creava la sua musica. È stato il mio mentore, ho imparato tantissimo da lui. Sui rapporti tra i musicisti in una band, su come ci si deve comportare quando sei parte di un gruppo. A volte era anche molto severo con me, quando serviva. Ma era un mentore eccezionale, siamo sempre stati ottimi amici. Ho sempre stimato molto i Talisman. Da sempre. Ancora oggi, quando guardo i video della band e ci vedo Marcel Jacob, mi si stampa un sorriso in faccia, perché mi rendo conto ogni volta di quanto fosse bravo questo musicista e di come, in modo tutto suo, facesse buona parte di quello che faceva al basso.
RockLine: Visto che siamo sui Talisman in questo periodo sta succedendo un altro fenomeno sulla scena. Anche la nuova ondata di AOR e melodic rock dalla Scandinavia è in marcia. Sono tornati i Treat e altri… Come la vivi?
Andreas: Esatto! AOR e melodic rock! Io e Johan (Johan Liefvendahl, Seventh Wonder, chitarra, nota d’autore) siamo sempre stati grandi fan di questo genere. È il nostro punto in comune. Siamo gli unici due membri fondatori originali rimasti oggi nei Seventh Wonder. Per noi questo genere musicale è molto importante, lo rispettiamo moltissimo, anche se i Seventh Wonder suonano progressive metal. Proprio quei grandi ritornelli da inno, quella melodicità: è esattamente lì che vogliamo avvicinarci anche noi con la nostra musica.
RockLine: Questa caratteristica si sente già nella vostra musica. Quei ritornelli in alcuni pezzi sono messi bene in evidenza e ti si appiccicano subito, quando li ascolti. Se escludiamo la complessità che accompagna i vostri arrangiamenti.
Andreas: Sì. Tommy ha l’orecchio per la melodia e il feeling per portare in un pezzo una buona melodia. Una melodia che sta in piedi, nel senso che non ti stanca mai. Spesso, quando Tommy mi manda le sue idee su come cantare le strofe, cioè l’idea per le melodie vocali delle strofe, mi capita che all’inizio l’idea non mi convinca granché, ma poi dopo qualche ascolto mi entra nel cuore. Una melodia così deve essere accessibile, abbastanza semplice, e quando ti tocca una volta, ti toccherà sempre. A ogni ascolto successivo.
RockLine: Già stanotte, nelle prime ore del mattino, proseguite verso il sud dell’Italia. Seguono le date a Torino, Firenze, Roma,…. Cosa ti aspetti?
Andreas: A Torino abbiamo già suonato una volta. È una delle città di questo nuovo tour che conosco già. Penso che questo tour regalerà tanto divertimento alla band. Per noi anche la serata di stasera qui a Trieste è stata un inizio di tour molto riuscito. Qui devo fare un’eccezione per le condizioni audio, che erano disperate, e spero di non incontrare mai più fonici come quelli di stasera qui a Trieste. Durante il concerto sentivo sul palco solo la batteria e nessun altro strumento. Per fortuna siamo abbastanza affiatati, perché abbiamo fatto un sacco di concerti da poco, quindi sapevo sempre cosa stavo facendo sul palco, anche in questa data a Trieste. Il problema è arrivato quando c’era da far uscire una certa atmosfera. Lì è stata una vera tortura. E spesso il risultato in condizioni audio così è lo stesso. Ogni volta che ti ritrovi in locali come quello di qui a Trieste. Per il resto, le aspettative per il resto del tour sono che ci vengano a trovare altrettante persone meravigliose come quelle che sono venute stasera qui a Trieste. E intanto tutti noi della band pregheremo con convinzione per avere un buon audio.
RockLine: E d’estate andate a fare i festival?
Andreas: In realtà no, perché questo tizio (indica con il dito il chitarrista Johan, nota d’autore) quest’estate diventerà papà, quindi faremo una pausa e in quel periodo non suoneremo. Comunque questo tour è il primo vero tour per questa formazione rinnovata, ora che si è aggiunto anche Stefan Norgren, il nostro nuovo batterista, e quindi non nascondiamo la grande soddisfazione di poter presentare ai nostri fan anche i pezzi del nostro ultimo album in studio »The Great Escape«! Finito il tour, ci concentreremo sulla creazione di nuovo materiale per il nostro prossimo album in studio.
Nelle foto: Andreas Blomqvist durante il concerto dei Seventh Wonder, l’11.04.2012, al club Etnoblog di Trieste (Italia) – reportage del concerto di RockLine QUI (archivio fotografico RockLine 2006-2012, tutti i diritti riservati).
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