La magia delle Pojezije dell’uomo con la chitarra nera (2013)
Luogo: SiTi Teater, BTC City, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 24.04.2013
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 13,5-15€ (prevendita) e 18€ (il giorno del concerto)
Stavolta l’impressione è una parabola di pensieri di un duo emotivo, maschile e femminile, uomo e donna, una dualità che è una sola cosa, e un’unità che può esistere solo nel suo equilibrio di yin e yang, dove a fare da collante, oltre all’amore, c’è anche la magia della musica. Quando ci siamo messi a scrivere questo pezzo, avremmo potuto mettere in fila una serie di metafore e una litania di parole spiritualeggianti di sublime raffinatezza, che però non avrebbero detto granché sulla pienezza di una serata che ha testimoniato la grandezza e la forza delle parole, dei versi, della musica e della saggezza di un uomo che anni fa rinunciò alle esibizioni di danza per salvare la sua anima rock e che, dopo aver superato la soglia della maturità, cedendo alla danza e alla tradizione dei suoi antenati musicali ha comunque mantenuto la sua anima ribelle, dritta e salda, capace di dire così tante cose sulle emozioni, che in pochi sanno descrivere in modo così ricco e offrire sul palmo delle mani come fa lui. Sì, stavolta il grazie per lo stupore e l’entusiasmo va al signore con il cappello e la chitarra nera, il poeta di Beltinci Vlado Kreslin. E stavolta la cronaca di un’esibizione da sogno conviene scriverla in ordine cronologico, come se facessimo colare il nettare del cuore dai nostri diari dell’anima e lasciassimo che il filo del tempo si dipani da solo, in modo da non dimenticarlo mai.
Di solito, in una bella giornata di sole, la piccola città dei grandi acquisti (BTC) non ci attira nel suo cuore di rumore, calca ed euforia da shopping, ma quel mercoledì è stato un’eccezione: per il concerto di un grande musicista abbiamo varcato senza fatica i confini di questa cittadina ed è stata anche la prima volta che entravamo nel suo teatro, meno appariscente ma per nulla sconosciuto, il SiTi Teater.
La palla dorata nel cielo andava perdendo forza e davanti all’ingresso del teatro si radunavano già i primi spettatori, che si godevano il sapore di un calice di champagne da un euro. Gente di tutte le generazioni e da ogni angolo. La serata promette bene! Con grandi aspettative per il concerto di Vlado Kreslin, che in questo teatro si è esibito come sorpresa di aprile nell’ambito dei concerti SiTi za dobro musko, siamo entrati in sala con i nostri due biglietti rossi in mano. Siamo entrati per primi e siamo rimasti incantati dal palco, che invitava a stare insieme, a filosofeggiare, a giocare con le rime, a divertirsi. Sullo sfondo brillava sorda una luce rossa, sulle credenze antiche erano appoggiati libri e bicchieri, nel silenzio se ne stava solitario un pianoforte nero, il soffitto era riempito magicamente da libri fluttuanti con le lucine, e tutt’intorno si attorcigliava timido il fumo; l’ambiente dava l’idea che lì fosse già successo qualcosa. Come se una compagnia di amici si fosse goduta un bicchiere di rosso, dei sigari, la lettura di poesie e la creazione di musica. O forse deve ancora succedere?
La sala si riempiva piano piano. Odore di profumi da quattro soldi e calici di champagne in mano a signore attempate che si squadravano di sbieco a vicenda, operatori e fotografi in assetto da guerra, il sussurro degli impazienti »Non vedo l’ora che cominci« … Ed è cominciato. Le luci dei libri fluttuanti hanno tremato al Suo arrivo: umile come sempre, ma grande. Cappello nero, giacca nera, chitarra nera. Vlado. Vlado Kreslin. Un saluto riservato ma sincero: »Buonasera.«. Siamo volati via sulle corde della chitarra nera e ci siamo abbandonati al ritmo dei piedi che battono. Sulle ali dei desideri abbiamo ascoltato anche i nostri, di desideri, nella canzone Vsak si želi: »Ognuno desidera, prima o poi, fermare il tempo,
per rendere il mondo migliore …« Dopo il brano d’apertura la sala è stata scossa da un allegro »Buonasera!« e da un sussurro: »Che bello che siate venuti. Stasera suono per voi.« Ed ecco che ha suonato e cantato Eno pesem. Quella canzone che ci ricorda che al mondo c’è ancora qualcuno di cui si è contenti. Quella che mette il corpo in un’ondeggiante e spontanea voglia di cantare. Vlado ha spronato il pubblico a cantare, ma il ritornello è stato solo bofonchiato con timidezza. Oddio, sembra un funerale … Con una canzone così positiva! All’energia ha pensato Vlado, che ha cantato il ritornello in modo tale da svegliare perfino i libri fluttuanti sul soffitto! Le loro lampadine si sono accese come una speranza nel buio … Con la canzone Nekega jutra, ko se zdani Vlado ha svegliato piano piano gli ascoltatori. Finalmente sorge il sole: il canto del pubblico si è allargato silenzioso e pacato, come i primi raggi che baciano il paesaggio. Alla fine del brano la sala ha avuto la sua illuminazione: un applauso fragoroso è stato la prova che la gente aveva aperto il proprio cuore.
La canzone Tvoje jutro ha disegnato sorrisi sui volti di chi cantava sempre più forte, e a fine brano Vlado ha condiviso con noi anche un consiglio per la salute: ripetere il verso »A volte, di rado, ti pare bello essere vivo, che nulla ti faccia male, che il raggio più bello sia quello che ti sveglia quando te lo scosti dagli occhi!« è una medicina! Con una risata lo abbiamo accompagnato al pianoforte nero, rimasto solo, dove con il violino a fare da accompagnamento ha cantato la meravigliosa Abel in Kajn. Dopo un applauso pensieroso ma potente, il poeta del Prekmurje ha abbracciato la sua chitarra e ha chiesto: »Che cosa farei senza di te, caro pubblico?« Ha posato la chitarra, si è messo gli occhiali e ha preso in mano un libro. Non era una domanda puramente retorica, ma una poesia dedicata a noi, gli ospiti. Ce l’ha letta dalla sua quarta raccolta di poesie, Pojezije. Sono seguite le canzoni Immigrant song, sui figli dei circensi, e Kritik, che mostra con umorismo come la gente spari di passaggio un giudizio sulla musica. Il viaggio è proseguito lungo la Cesta, la strada lunga, piena di nostalgia, desideri e singhiozzi. Perché in viaggio non fossimo soli, ha invitato sul palco una signora molto speciale, sua figlia Ajda Kreslin, che ha accompagnato il padre con i flauti. Insieme hanno eseguito Še je čas, in cui Vlado, con chitarra e armonica, è stato accompagnato da Ajda al flauto traverso, mentre Poj mi pesem l’ha arricchita con il suono del flauto dolce. Alla fine di quest’ultima si è scusato dicendo che l’avevano suonata prima del solito (di norma la canta alla fine), perché Ajda ha fretta, e questo è stato lo spunto per parecchi aneddoti sulla bambina. Il pubblico ha riso alle battute tenere e birichine della giovane musicista, mentre Vlado ci ha guidati nel viaggio Preko Mure, preko Drave, che però ha interrotto perché il pubblico si era perso, non partecipava, e così ha raccontato l’aneddoto sul matrimonio dell’amico Jure Šterk e sul commento tagliente di suo figlio Naj Vid a proposito della canzone di coppia (quella che hanno la maggior parte delle coppie). Noi ospiti abbiamo riso di nuovo e ci siamo goduti il brano che ci ha portati fino al mare, magari anche oltre l’oceano … Le parole »Oh, dio, fa’ che io muoia giovane … Purché non muoia giovane!« hanno annunciato la canzone Namesto koga roža cveti. In una delle canzoni cantate con più sentimento si è unita al canto anche la sala, che sulle note zingaresche ha lasciato uscire l’anima.
Kreslin, desideroso di far cantare il pubblico per lui, ha chiesto quale canzone volessimo. Dalla folla sono arrivati i titoli Bela nedelja, Spominčice, Dekle moje, Lili Marlen. A quel punto ha raccontato che Bela nedelja è una canzone suicida e che esiste in più versioni (serba, ungherese, inglese). I versi del brano ci hanno toccati e lasciato in bocca un retrogusto amaro, che però è stato lavato via in un attimo dalle storie di Vlado sui abitanti del Prekmurje e la loro vita in mezzo alle correnti d’aria, e dalla canzone Sodobnik iz 1905, che ci ha fatto ridere fino alle lacrime. Ci siamo goduti Vlado nel ruolo di storyteller, che condivide le sue storie in modo divertente e interessante. Alla menzione del padre, che con il suo primo stipendio si comprò una chitarra, è scattato l’entusiasmo: tutti ci siamo accesi per il brano successivo. Dopo Tista črna kitara, che ci dipinge l’infanzia di Vlado, l’aria si è riempita ancora delle sue storie: storie di vita e saggezza di tempi remoti, valori che si stanno dimenticando … Bontà, accoglienza, sincerità, gioia, amore, legame con la natura, il paese d’origine, la famiglia. Si è versato un tè e ha chiuso il racconto sulla chitarra nera con le parole che qualcuno gli aveva detto molti anni prima: »Tuo padre è una brava persona.«
Era anche l’annuncio di un nuovo ospite, il signor Milan Kreslin, il padre di Vlado. Il pubblico lo ha accolto con un applauso enorme. Insieme hanno cantato per la prima volta in pubblico una canzone: »Come se fosse ancora quel mese di maggio, l’ho vissuto con gioia, indomabilmente giovane …« Poi hanno annunciato un brano di origine russa, che il padre di Vlado aveva sentito nel 1945 in un campo ceco, e l’hanno cantato con partecipazione. Gli aneddoti delle loro vite piovevano a dirotto; noi due siamo amanti delle belle storie e quando ti invitano ad ascoltare un narratore di storie e saggezza di vita, l’invito non lo rifiuti. Siamo contenti di non averlo fatto. A chiudere un divertente aneddoto sul cinema di Beltinci è stata la canzone Goodbye Jim, Goodbye Joe. Noi spettatori abbiamo salutato Milan Kreslin con entusiasmo e lo abbiamo ringraziato per la preziosa presenza, e poi abbiamo cantato con più coraggio Dekle moje, pojdi z menoj!, mentre il pezzo cult Od višine se zvrti, cantato da Vlado con una passione tale che ancora oggi ci fa venire la pelle d’oca, ha fatto girare e scatenare gran parte del pubblico. Quello che ha messo in piedi in un ambiente teatrale non è stato in alcun modo solo un concerto, ma una serata da passare insieme.
Ne volevamo ancora e ancora abbiamo avuto! Il maestro è tornato sul palco, stavolta con un bicchierino di vino rosso e un commento: »Comincia come una messa, finisce come …«, e una voce maschile dal pubblico ha chiuso: »Un’osteria.« Ha preso in mano la bella nera e ha suonato … Il sonetto della nostalgia di Prešern, con l’accompagnamento della chitarra nera, è diventato ancora più magnifico. La poesia ci ha portati via … Mi sono incantata a guardare i libri sulla credenza. Senza volerlo ho ripensato alla serata di oggi, eppure non era ancora finita. Un libro deve maturare. Vlado Kreslin era un ottimo poeta e musicista già quando io ero una bambina. E continua a migliorare. Matura. O forse sono io a maturare? Ho capito che questa serata aveva nutrito la mia anima e l’aveva sollevata da terra. Ed ecco che sul palco è ricomparso suo padre, con il suo volto gioioso. Vlado lo ha annunciato insieme alla canzone Daj mi Micka pejneze nazaj, ovvero con un aneddoto su questo brano popolare, a cui Kreslin senior ha aggiunto una terza strofa: »Come faccio ad andare in un altro bordello, se non mi ridai i soldi?« L’hanno cantata in duetto, entrambi con gli occhiali da sole, e sembravano i Blues Brothers. Hanno chiuso lo spettacolo con grinta e ironia … Ma dopo un secondo lungo applauso Vlado è tornato sul palco con la fisarmonica e ha cantato Muzikanti. Sì, ha portato gioia, ha portato qualche strumento, ha portato una serata magica. Per un finale perfetto, insieme al padre ha intonato il brano tradizionale Ku-ku, lasciandosi alle spalle un palco vuoto e solitario.
Nel foyer abbiamo ringraziato Vlado per la bella serata e, quando mi ha chiesto come mi fosse sembrata, ho risposto: »Magica.« Si è stupito: »Davvero, magica? Interessante, perché il disco che ho registrato oggi fino alle sei del mattino si chiamerà Čarobnice.« E un pezzo di questa polvere magica l’ha mostrato freschissimo al pubblico di Lubiana, portandoci di nuovo in un mondo magico di sentimenti sognanti, in un modo nuovo, tutto suo e struggente. Con la sua voce roca ha consolato l’anima in tempi in cui in molti cominciamo a dubitare dell’autenticità e della bontà del prossimo, e ancora meno crediamo ai miti sull’età dell’oro dell’umanità. Quest’uomo con quella chitarra nera e il cappello ci ha fatto sentire un’esaltazione sentimentale e, attraverso un caleidoscopio di pensieri e ricordi, ha rigirato le lancette dell’orologio ai tempi in cui sapevamo ancora ridere, essere felici e provare emozioni. Ed è anche per questo che la gioia per l’annuncio di nuovi versi, nuove rime e roche melodie è autentica, e Čarobnice prolungheranno questa sensazione di felicità apparente almeno per un attimo o due, anche grazie a te, caro Vlado. Grazie.
Testo e redazione: Nataša & Sandi Sadar Šoba
Scaletta
- Vsak si želi
- Ena pesem
- Nekega jutra, ko so zdani
- Tvoje jutro
- Abel in Kajn
- Cesta
- Še je čas
- Poj mi pesem
- Preko Mure, preko Drave
- Namesto koga roža cveti
- Bela nedelja
- Tista črna kitara
- Beli grm * (nuovo brano, titolo non verificato)
- Tam daleč stran
- Goodbye Jim, Goodbye Joe
- Dekle moje, pojdi z menoj!
- Od višine se zvrti
Bis:
- Vrba
- Daj mi Micka pejneze nazaj
- Muzikanti
- Ku-ku
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