La prima Kadilnica of Death del nuovo anno
Band: Septic Order, Constrictor, Challenger
Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data: giovedì, 16.01.2020
Il 2019 è già alle spalle e il 2020 è partito a tutta velocità. Purtroppo la prima settimana del nuovo anno si è chiusa con una notizia triste: ci ha lasciato uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi, Neil Peart (Rush). A quanto pare quest’anno la Nera Mietitrice se la prende con i batteristi, visto che ieri è arrivata un’altra botta: se n’è andato all’improvviso anche Sean Reinert (Cynic, Death), uno dei nomi più grandi della batteria nel death metal progressivo/tecnico. Per fortuna certi momenti si dimenticano più facilmente in serate più luminose, e di sicuro lo sono quelle di Kadilnica of Death, che è ormai ben avviata nella sua nuova stagione.
La prima Kadilnica del nuovo anno è stata tutta, o quasi, all’insegna dell’heavy metal, ed è stato bello sentire che questo genere dalle nostre parti è ancora vivo. L’unica deviazione di genere sono stati i primi a salire sul palco, i groove/thrash metaller di Kočevje Septic Order, tornati su un palco live dopo un anno di assenza. Che, diciamolo, si è sentita parecchio: sul palco a tratti si respirava un po’ di tensione, e anche le pause di silenzio tra un pezzo e l’altro sono state piuttosto goffe. Ciononostante hanno fatto benissimo il loro dovere e scaldato il pubblico, che arrivava a piccoli gruppi nel piano di sopra dell’Orto bar. I Septic Order hanno presentato sia materiale più vecchio sia pezzi più recenti, che promettono parecchio, con un po’ più di varietà e riff migliori. Purtroppo la malattia ha fatto un brutto scherzo alla voce di Alen, e si è sentito soprattutto nelle parti pulite, ma è comunque arrivato in fondo senza grossi problemi, fino al pezzo conclusivo, Septic Order. Fa piacere rivedere la band sul palco, perché suona un genere che da noi non è proprio comune, e con qualche concerto in più arriveranno anche più affiatamento e più scioltezza sul palco. Per un anno di assenza, più che soddisfacenti!
Dopo parecchio tempo sul palco della Kadilnica sono tornati anche gli heavy metaller della costa Constrictor, nati dalle ceneri di Underground e Silent Pray, che coltivano un heavy metal alla Judas Priest e Accept. I cuori degli appassionati del genere hanno iniziato a battere forte già quando i ragazzi della costa hanno sparato la prima marcia heavy metal (se la memoria non mi inganna), The Beast Arises. I Constrictor, infatti, si distinguono per il lavoro di chitarra eccezionale del duo Jure Kovač/Simon Rupnik, pieno di inserti melodici e di assoli pirotecnici che i due si passano a vicenda. Ancora una volta ha entusiasmato la voce superlativa di Mario, che volava tra falsetti altissimi e rifiniti alla perfezione. Alla band a tratti si nota un po’ la minor attività live, ma recupera con un approccio davvero eccellente all’heavy metal, che suona fresco e ammazza-tutto. Peccato, quindi, che i Constrictor attingano ancora parecchio al materiale degli Underground. Sarebbe ora, infatti, di aggiungere al set più pezzi propri della band, che potrebbero vedere la luce anche su un supporto fisico.
Proprio per questo i Challanger di Lubiana si sono meritati a pieno titolo il ruolo di headliner della serata. Nonostante la giovane età della band, infatti, non si sono fermati e hanno già pubblicato il primo materiale originale nell’EP di debutto, accolto molto bene, Turned to Dust. I Challenger sono formati da veterani della scena metal slovena, e si sente bene nei pezzi stessi, costruiti con mestiere e dannatamente vari: spiccano soprattutto i riff variegati del duo Jakob Rejec e Urban Železnik, ma fa egregiamente la sua parte anche la sezione ritmica composta da Toni Pleško e Blaž Tanšek. Dal vivo i Challenger hanno convinto con uno spettacolo di qualità e un heavy metal che prende in prestito il meglio dai veterani Judas Priest, Iron Maiden e dai pezzi grossi della NWOBHM. Qui va elogiata soprattutto l’ottima voce di Jakob, un’evoluzione di quello che faceva nei Vigilance e Queen of the Midnight Fire. I Challenger hanno salutato l’Orto con una cover dei Satan eseguita alla grande e hanno fatto capire chiaramente che in futuro saranno tra i protagonisti più in vista dell’heavy metal di casa nostra.
testo: Rok Klemše
foto: Aleš Podbrežnik

















