La tradizionale metallizzazione di maggio davanti al Down Town! (2016)
Autore: Rok Klemše
Foto: Sebastijan Videc
Video: Sebastijan Videc
Luogo: Downtown Rock Bar, Kranj, Slovenia
Data del concerto: 19.05.2016
La settimana dei giovani di Kranj, che si tiene ogni anno a maggio, si ricorda come sempre anche degli amanti del metal pesante. Nella bella cornice dell’atrio del rock bar Down Town sono già passati, negli anni, un bel po’ di gruppi metal di casa nostra, e questo appuntamento è ogni volta un ottimo battesimo e l’inaugurazione della stagione dei concerti estivi. Stavolta davanti al Down Town è salito sul palco un trio vario per genere – Mist, Dekadent e The Canyon Observer.
Anche se per tutto il pomeriggio di giovedì sembrava che il cielo dovesse aprirsi da un momento all’altro, con il concerto pronto a traslocare al Trainstation, per fortuna il tempo ha tenuto, e il grigiore di inizio serata è stato lo sfondo perfetto per i primi a suonare: quattro ragazze e una barba, o meglio, la band doom metal di Lubiana Mist. Una bella mazzata di doom che si ispira soprattutto ai vecchi bacucchi come Black Sabbath e Pentagram, un riscaldamento meraviglioso, e le ragazze e Blaž hanno dimostrato che i tanti chilometri on stage (anche sui palchi europei) hanno pagato eccome. Sul palco la band è sicura e rodata come Bobby Liebling dopo chilometri di polvere bianca, il suono li ha serviti alla grande, e i passi avanti si sentono a 360 gradi soprattutto nei pezzi più recenti. Sono strutturati molto meglio e con arrangiamenti più forti, mentre i riff sono più taglienti e ancora più schiaccianti, arricchiti anche dall’arrivo di Blaž Tanšek (ex-Teleport). Ma soprattutto la voce di Nina è molto più potente e convincente, e la presenza scenica ancora più enigmatica e carismatica. Aspettiamo a braccia aperte il full-length d’esordio!
Anche i Dekadent hanno più che ripagato le alte aspettative, perché pure la loro forma dal vivo è finalmente, negli ultimi tempi, su livelli alti. Dopo l’uscita del quarto album in studio Veritas i ragazzi si sono ripresi i palchi con tutta la forza, e anche stavolta hanno sfoderato un set da tempesta, perfetto fin dall’inizio con l’immortale inno d’apertura Dissident Dream. In partenza il suono ha fatto qualche dispetto, seppellendo del tutto le chitarre, ma si è sistemato in fretta e ci hanno avvolto subito riff roventi, una sezione ritmica a siluro e assoli di chitarra ultraterreni. Artur se l’è cavata egregiamente sia con growl brutali e urla sia con le voci pulite, che stavolta sono suonate molto più sicure rispetto agli ultimi concerti. I pezzi nuovi, soprattutto l’epica Valburga, ci stanno più che bene, la band, rodatissima, li porta sul palco con classe, e l’ultimo pezzo è arrivato decisamente troppo presto.
Per ultimi sono saliti sul palco i maestri dell’atmospheric sludge/noise di Lubiana The Canyon Observer, che dopo la conquista dei palchi cubani a febbraio continuano la loro marcia nichilista su quelli sloveni. Sul palco è salito in realtà solo il quartetto strumentale, mentre il cantante Hopsy si è preso il suo spazio sotto il palco, dove all’inizio i più lo guardavano con curiosità, e dopo la performance vocale animalesca probabilmente con paura e incomprensione. La band, avvolta per lo più nel buio e nella nebbia, con il suo approccio visivo minimalista ha spinto ancora oltre l’esperienza di un tocco musicalmente unico e caotico, e hanno fatto la loro parte anche le luci stroboscopiche. Hanno trascinato il metal da uno stato di estasi a uno di caos totale, e il finale misantropo con All of Her, Mine e i versi ripetuti »Kill yourself…« ci stava a pennello. Un bel souvenir da portarsi a casa.
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