Lady’s First, blitzkrieg a Kamnik! (2008)

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Luogo: Klub Kotlovnica / Kamnik / Slovenia
Data del concerto: 25.01.2008
Numero di spettatori: 30
Prezzo del biglietto: 2,00€

Il Klub Kotlovnica, a Kamnik, questa nota mecca del metal, il 26.01.2008 sembrava tutto fuorché tale. L’inizio del concerto era annunciato per le 21.00. “Ma figurati”. C’erano solo i Lady’s First, completamente soli e impegnatissimi col soundcheck. Nemmeno un’anima là sotto. Facciamo un salto a prenderci un tè caldo al Pod grad e, ovviamente, becchiamo qualche faccia nota che per fortuna non si accontenta di sgranocchiare patatine e guardare film da due soldi del sabato sera in tv, ma come noi preferisce cercarsi il divertimento nella versione più dura (Cheers Pero!). Qualcuno quel giorno se lo sono portato via i MetalSteel, che suonavano la stessa sera a Škofja Loka, qualche tipo tosto è sceso a Brežice per i Železobeton, ma in 30 siamo comunque rimasti anche per la Kotlovnica, a salutare il nuovo concerto dei Lady’s First. Beh, era ora di vedere come se la cava la band, dopo la mia ultima visita a un loro concerto la notte di Halloween (31.10.2007, Bled) – il reportage di RockLine QUI. A Kamnik la band ha presentato anche il suo ultimo rinforzo, il bassista Aaron di Postojna: se sono informato bene, dopo l’esibizione del 12.01.2008 allo Snack Bar di Capodistria, quello di Kamnik era in tutto il secondo concerto di Aaron con i Lady’s First.

Ce la siamo presa comoda al Pod gradom e ci siamo persi l’inizio del concerto, con il tipico galoppo alla Lady’s First dell’assalto High Machine. I Lady’s First sono saliti sul palco alle 22.15. Siamo arrivati sul secondo pezzo, I Want To Break Free (orig. Queen), seguito da Paranoid (orig. Black Sabbath). Un’apertura variegata, che dire, ragazzi!

La band ha costruito il repertorio in due parti, con una pausa di 20 minuti nel mezzo, quindi ci aspettava una lunga baldoria. Hanno compiuto un’impresa straordinaria: in un localino piccolo sono riusciti a ottenere condizioni sonore ideali. Nemmeno un filo di ronzio, nessuno strumento che ne copriva un altro, figuriamoci un suono “ingoiato” in modo sospetto. Ci hanno servito un equilibrio sonoro eccellente. Probabilmente Flešo ha avuto qualche difficoltà a stare dietro agli altri, perché per via delle particolarità del palco della Kotlovnica era stipato con la sua batteria e spinto un po’ troppo in fondo.

Il bassista Aaron ha portato nell’immagine dei Lady’s First decisamente più melodia rispetto al predecessore Čare, che quella sera si godeva dal pubblico l’esibizione dei suoi ex compagni di rock n’ roll. Si sentiva in certi passaggi, soprattutto in quelli in cui il riffing si ferma e che Aaron riempiva melodicamente, facendo capire di essere un tipo di quelli giusti, finito al posto giusto nel momento giusto. Con Aaron in formazione il materiale dei Lady’s First è rinato in una veste nuova e rifinita, si può dire maturato per il salto a un livello qualitativo superiore, come il vino con gli anni. Madonna, cosa vado a dire, dall’uscita di “911” non sono passati nemmeno due anni interi. Pezzi come LF, Lady, Criminal spaccavano tutti all’estremo. Il duo Youwda/Buco funziona già da un bel po’ in perfetta sintonia, come una macchina ben oliata, e anche stavolta la band ha entusiasmato con un’ottima intesa, confermata dagli obbligatori classici degli Iron Maiden Hallowed Be Thy Name e The Trooper, con in mezzo Creeping Death (orig. Metallica). Domen ha fatto ancora qualche progresso nel dominare le strofe di The Trooper, anche se accanto al monitor, sotto l’asta del microfono, gli facevano ancora compagnia i “foglietti plonk” in formato A4.

Durante la pausa io e il mio indomabile metal buddy Rok abbiamo disturbato un po’ i ragazzi della band nel backstage, il tempo è volato incredibilmente e la band si stava già avviando a suonare la seconda parte del repertorio.

Beh, il pubblico è il pubblico. Quei pochi più tenaci hanno tenuto duro, ma erano sbronzi come spugne e barcollavano avanti e indietro sotto il palco; purtroppo la gente era davvero troppo poca, e perfino quelli che si lasciavano andare più seriamente all’elisir del metal pesante stavano a 4 metri e più da Domen e compagnia. Ciononostante i Lady’s First non si sono fatti scomporre e hanno dato il massimo per tutto il tempo. Nella seconda parte mi hanno letteralmente sbalzato via le scarpe con l’ottima esecuzione del classico dei Deep Purple Highway Star. Youwda ha studiato in modo pazzesco gli assoli dell'”uomo in nero”. Certo, i suoni stridevano da metallari e di un sound alla Blackmore non si poteva parlare nemmeno per un attimo, ma si vede che Youwda il disco “Machine Head” (1972) ce l’ha nel mignolo, e a fare il resto ci ha pensato la straordinaria coppia ritmica Flešo/Aaron. Highway Star è stato il culmine delle cover suonate quella sera. Aaron e Buco si divertivano da matti e hanno incrociato le chitarre più volte. Domen ha avuto parecchi problemi ad adattarsi al palco piccolo, si sentiva che la band sarebbe letteralmente decollata con un metro quadro in più a disposizione. La seconda parte ha spaccato ancora di più, soprattutto grazie a un mix azzeccato di materiale originale (Prazna cesta, The Game, 911) e, a parte i Metallica, a una scaletta di cover più “biker” (Enter Sandman, Sweet Child O’Mine, Walking By Myself, Motori, Kreni prema meni – Partibrejkers (!), Born To Be Wild); hanno sorpreso anche con il brano di Billy Idol Speed. La seconda parte è stata speciale in generale, perché i Lady’s First hanno presentato un pezzo completamente nuovo intitolato One Way. Il tipico stile Lady’s First, con un bel bilanciamento tra aggressività e melodia. È bello vedere che nasce materiale nuovo, perché è già un annuncio silenzioso di un nuovo disco! La band ha chiuso il concerto prima con le scuse di Domen, dispiaciuto perché il pezzo d’apertura High Machine non era riuscito del tutto, aggiungendo poi che per questo hanno intenzione di rifarlo. I Lady’s First hanno scaricato ancora una volta tutte le munizioni disponibili sulla Kotlovnica. High Machine, stavolta senza errori.

Un’esibizione decisa a Kamnik, dove i Lady’s First hanno perso la verginità, visto che qui suonavano per la prima volta. Si sente che i ragazzi maturano con l’esperienza, accumulando con impegno chilometri di concerti, che sono maestri dell’accordatura del palco, e il suono era ottimo. I Lady’s First sembrano rinfrescati dall’aggiunta del nuovo bassista Aaron, che non nasconde il suo ricco bagaglio musicale. Le loro canzoni ora raggiungono in esecuzione un effetto qualitativo ancora maggiore. Questa band è contraddistinta da perfezionismo e professionalità, punta a fare sempre meglio, un continuo cambiamento positivo la spinge avanti e verso l’alto. La chimica nella band funziona! Con un approccio così determinato, coltivato dalla band, le porte per un ulteriore sviluppo dei Lady’s First sono spalancate! Senza freni, ragazzi! Andiamo avanti!

testo & foto: Aleš Podbrežnik

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