L’amore ha dato fuoco all’Arena di Zagabria! (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Arena / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 18.03.2010
Numero di spettatori: 12
Prezzo del biglietto: 390,00HRK (fan pit) / 360,00HRK (parterre) / 290,00HRK (tribuna)
Volete cambiare stato di aggregazione? Allora siete di sicuro alla penultima data del nuovo tour europeo dei Rammstein! Zagabria, Arena! La folla di ben 10.000 teste che alla fine si è ritrovata nell’Arena non ha scatenato la febbre pre-concerto e la corsa ai biglietti che avevamo visto per il concerto dei Depeche Mode a febbraio, nella stessa location. In un periodo in cui le band spingono i prezzi dei biglietti a livelli astronomici, capita comunque che la massa reagisca di rimbalzo, mostrando un potere d’acquisto debole. Però, negli anni dell’euforia da concerti, i grandi nomi ne approfittano alla grande, anche se i loro nuovi album, dal punto di vista musicale, non hanno più molto da dire, o comunque niente di interessante, di spiritoso o di fresco.
Ecco, nel caso dei “boscaioli” tedeschi Rammstein questo di sicuro non vale. I loro show sono famosi per la provocazione totale, dosata alla perfezione con la giusta dose di terapia d’urto. Per quasi tre ore l’Arena si è trasformata in una via di mezzo tra un cantiere navale, piazzato chissà dove in profondità sotto la crosta terrestre, e un luogo le cui coordinate conosceva solo Lucifero. Un posto dimenticato da dio, un posto di tentazioni, edonismo e vizio. Bello il colpo d’occhio mentre passeggiavamo lungo la fila compatta di oltre 20 tir parcheggiati, che da soli annunciavano come, per offrire la compagnia dei Rammstein, serva un mucchio di soldi difficile da immaginare per i comuni mortali.
Precisione svizzera, anzi di più! I Combichrist, la band di supporto, salgono sul palco puntualissimi all’ora annunciata. I rissosi norvegesi, una specie di mix tra ritmi industrial martellanti ed elettronica, sul palco gigantesco sembravano un po’ persi con la loro presenza “modesta”. Il cantante e animatore ufficiale Andy LaPlegua ce l’ha messa tutta per scaldare il pubblico, ma questo non dava segni particolari di entusiasmo, anche se le prime file del fan pit, proprio sotto il palco, mostravano segnali di eccitazione più evidenti. I norvegesi, con due batterie, tastiere ipnotiche che lesinano le note in modo quasi ossessivo, hanno costruito una valanga di scenografia sonora da fabbro, e in mezzo ci si faceva strada la voce monodimensionale e abbaiante di LaPlegua. La band, che anche a Zagabria ha presentato il suo ultimo album in studio “Today We Are All Demons” (2009), con il brano Fuck That Shit è riuscita a coinvolgere buona parte del parterre, mentre a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato anche Blut Royale, che i Combichrist hanno dedicato ai Rammstein. Come d’abitudine nell’industrial, l’attirare l’attenzione in modo stravagante, a compensare una tecnica scolastica un po’ debole nel dominare gli strumenti, fa parte del menù quotidiano. Tatuaggi, capelli a punta, narici e labbra forate. In più una bella dose di campioni preregistrati, pensati soprattutto per approfondire i ritmi ipnotici che dovrebbe generare il rullante: lo scopo è stato raggiunto, i Combichrist hanno mantenuto la loro sovranità e dopo mezz’ora di esibizione hanno lasciato il palco ai protagonisti della serata, i Rammstein.
L’Arena è piombata di nuovo nel buio totale. Un’ora dopo, quindi. Stavolta si faceva sul serio. I boscaioli tedeschi hanno finalmente servito su un piatto la promozione del nuovo disco “Liebe Ist Fur Alle Da” (2009). Non volevano diventare i Laibach, e così sono diventati i Rammstein. Hanno preso l’oscurità di un genere che si risvegliava all’inizio degli anni Novanta, l’hanno portata in grembo a un enorme successo commerciale e si sono ancorati alla scena come artisti stimatissimi. Artisti che, con trucchi astutamente dosati, imboccano i loro fan all’insegna di movimenti scarni ma intensissimi. Scarni dal punto di vista musicale, intensi dal punto di vista della scenografia e dello show d’urto, riccamente sostenuto da effetti pirotecnici. Ma ne vale la pena?
In pratica ogni brano era accompagnato da un effetto sensazionale, evocato dal gioco col fuoco. Fuoco dall’alto, fiamme vive ai piedi del palco, tanto da darti la sensazione che Till Lindemann bruciasse sul palco (B********), un’intera stazione di servizio sul palco, una torre elevabile con cui Lindemann, con un secchio di “benzina”, si è arrampicato in alto verso la struttura che reggeva il set superiore di luci e ha “innaffiato” di fuoco la gente sotto di sé (il brano Benzin, album “Rosenrot”, 2005)… In Wiener Blut sul palco compare una serie di cadaverini di neonati appesi. Nel gioco di luci laser verdi va in scena uno spettacolo drammatico. Lindemann e la sua squadra sono in trance totale. L’approccio del cantante è imperioso e autoritario: si strappava e si contorceva sotto tutta l’energia eruttiva che sferzava dal palco e tornava indietro verso il palco. Scene uniche. A tratti sembrava un vero “tacchino impettito” cresciuto in una vera fattoria della campagna tedesca. I travestimenti per i Rammstein sono la norma. Per tutta la band. Camminate con maschere e tute ignifughe. Il tastierista Flake (con il taglio alla Kraftwerk) che corre, o cammina veloce, su un nastro trasportatore, finte scazzottate improvvisate tra Lindemann e Flake.
I Rammstein, che a Zagabria hanno suonato quasi per intero il nuovo album “Liebe Ist Fur Alle Da”, a parte due brani, nella seconda parte dello show hanno alzato l’intensità e stretto sempre di più la morsa dell’atmosfera, fino al brano Pussy, che ha portato il culmine vero e proprio della parte regolare del concerto. Già Du Hast aveva trascinato la massa, ben arroventata dalle lingue di fuoco e fradicia di sudore, a cantare in coro i versi del ritornello, ma con Pussy la gente ha perso del tutto il controllo. La chiusura della parte regolare con Pussy è stata rafforzata da un ulteriore cannone ai piedi del palco, che aveva la forma di un organo genitale maschile e da cui sprizzava a getto continuo una schiuma bianca e ribollente sulla massa nel fan pit, per poi, come ciliegina, cospargere il parterre di una fitta cortina di coriandoli.
La massa nel parterre ha vissuto il tutto con un’intensità tale che durante la pausa si è fatta avanti una rappresentante del promoter locale, avvertendo la gente nel fan pit che c’era un’alta probabilità che, se non si fossero staccati subito dalla barriera di sicurezza, il concerto sarebbe stato interrotto e lo spettacolo concluso. La notizia è stata presto smentita dai tecnici, che sul lato destro, guardando verso il palco, stavano montando un altro set di batteria più piccolo. La band torna, sul palco con loro ci sono tre musicisti dei Combichrist, e il tastierista dei Combichrist in Haifisch viene messo su una barca e fatto scorrere, legato a un cavo d’acciaio, lungo il centro sopra il fan pit fino al mixer e ritorno. Mentre il tipo si diverte a remare nella barca, a un certo punto alza in aria una bandiera croata e fa impazzire definitivamente il pubblico dell’Arena. Il segno del caos infuocato totale prosegue con la ormai popolarissima Ich Will. Ma il classico dei Rammstein che tutti aspettavano non ha ancora servito la chiusura del concerto. I ragazzi tornano e con Engel mettono in scena l’incenerimento definitivo dell’Arena. Lindemann ha indossato delle gigantesche ali dorate, con le punte piene di cartucce pirotecniche che sputavano senza pietà fiamme velenose sul palco.
In sala non c’era davvero nessuno che una tempesta così violenta dei Rammstein avrebbe lasciato indifferente. Il sestetto, che ha ripreso l’iconografia definita dai Laibach e molti assiomi della band slovena che hanno definito il genere industrial, stavolta non poteva e non doveva sbagliare in nulla. Con i loro show spettacolari i Rammstein hanno portato le cose ai limiti estremi. La gente, in un certo senso, si è viziata, e appena i Rammstein cominciassero a offrire meno sul palco allo stesso prezzo, diventerebbero bersaglio di critiche. E credetemi. A Zagabria non è successo.
La macchina Rammstein ha macinato senza difetti. Il suono era ottimo, a tratti Lindemann (nel parterre) era sepolto da un muro sonoro massiccio, creato dai riff di chitarra e da ritmi da cannone di contrappeso, catturati sotto il segno di una pioggia di martelli sulle incudini. L’ambiente avvolto da masse di ferro e lamiera ha guadagnato così in carattere cupo e al tempo stesso beffardo. Il sestetto ha suonato alla grande ed è riuscito a fare in modo che tutta la paccottiglia che condizionava l’unico spettacolo scenico non prendesse il sopravvento sull’esecuzione fisica del materiale dei Rammstein. Quindi credibilità salvaguardata in pieno. Ora avete ricevuto anche la risposta: l’alto prezzo dei biglietti, per quello che offre un concerto dei Rammstein nel 2010, è del tutto giustificato. Caldo, caldissimo, Rammstein!
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
COMBICHRIST: 1. All Pain Is Gone 2. Scarred 3. Get Your Body Beat 4. Fuck That Shit 5. Blut Royale 6. What The Fuck Is Wrong With You? RAMMSTEIN: 1. Rammlied 2. B******** 3. Waidmann’s Heil 4. Keine Lust 5. Weisses Fleisch 6. Feuer Frei! 7. Wiener Blut 8. Frühling in Paris 9. Ich tu dir weh 10. Liebe ist für Alle da 11. Benzin 12. Links 2 3 4 13. Du Hast 14. Pussy —bis I.— 15. Sonne 16. Haifisch 17. Ich Will —bis II.—- 18. Engel
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