L’anima sta di casa al Bluesiana (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Velden am Wörthersee / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 20.05.2013
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 25,00€

Dave Kilminster e Murray Hockridge sono un sodalizio venefico tra due musicisti britannici che, con la loro passione viscerale, vanno ben più in là di quanto riesca a cogliere l’orecchio dell’ascoltatore medio!  L’anima, letteralmente, la passano al setaccio.  Visto che in Slovenia, fino a oggi, qualcuno aveva sentito parlare solo di Kilminster, e per giunta  solo attraverso i testi promozionali ufficiali dei tour di Roger Waters, dato che Dave è il suo chitarrista dal vivo, cioè il »David Gilmour di ripiego«, non guasta presentare brevemente, in apertura, tutti e due.

Murray Hockridge, originario della città britannica di Peterborough, è uno straordinario cantante jazz / rock / blues / soul, che lega con arte il suo marchio vocale fuori dal comune all’accompagnamento pittoresco di una chitarra acustica folk – un mix di fingerpicking e plettrata classica. Il tipo ha ereditato le sue doti vocali dal padre Edmund, scomparso, anche lui considerato un vocalist di primo livello e un interprete/attore di palcoscenico. Per qualche anno Murray ha lavorato anche con il fratello Steve, in coppia come produttori nello studio del fratello. La strada lo ha portato a Dave Kilminster e nel 2011 i due hanno pubblicato un album di cover acustiche di altissimo livello, con i classici definitivi di vari artisti, »Closer To Earth«, che in un modo o nell’altro sono la loro fonte d’ispirazione. All’inizio del 2012 Murray si è addirittura buttato nella battaglia dei talenti (parliamo di »The Voice Of UK« della BBC), dove, in mezzo a una concorrenza feroce di 30.000 candidati, è finito tra i migliori quaranta.

A differenza di Murray Hockridge, Dave Kilminster è un nome più che stimato e conosciuto negli ambienti musicali che contano. Il tipo negli anni Settanta ha cominciato suonando il piano, è passato alla chitarra nella seconda metà del decennio e ha iniziato a insegnarla. Oggi insegna all’Accademia di musica contemporanea di Guilford. La curiosità di questo chitarrista è che in realtà è mancino, ma ha imparato a suonare come se fosse un normale destrimano. Guidando un go-kart si è procurato un serio infortunio al polso destro, e questo lo ha costretto a imparare lo stile chitarristico da destrimano. Kilminster è da anni un collaboratore fisso della rivista »Guitarist«. Ha pubblicato una valanga di manuali di chitarra e DVD didattici. Il tipo si è dottorato nell’universo della chitarra, su questo non c’è alcun dubbio. E la sua carriera musicale finora? Chitarrista della formazione dal vivo di Keith Emerson, quello degli ELP, poi chitarrista dal vivo nei tour di Roger Waters tra il 2006 e il 2008 e dal 2011 al 2013. Note le collaborazioni con John Wetton, Ken Hensley, Carl Palmer, Qiango, The Nice, Guthrie Govan,… John Young (Quango) disse una volta di Kilminster che è il miglior chitarrista dopo Hendrix. Insomma: Kilminster passa per uno dei più grandi talenti musicali e dei maghi della chitarra che le Isole Britanniche abbiano mai dato alla storia!

Stavolta la serata al Bluesiana era sotto le aspettative. Nella sala dove c’è il palco avevano piazzato dei tavoli. Alla fine, comunque, nel locale c’erano una quarantina di teste. Kilminster e Hockridge sono saliti sul palco quasi alle dieci di sera, sperando che arrivasse più gente. Comunque sia, non si sono fatti il sangue amaro per la scarsa affluenza. Già con la reinterpretazione d’apertura dello standard di Elton John Rocket Man hanno ipnotizzato tutti i presenti. Kilminster ha subito fatto capire di non essere stato per niente a caso il chitarrista dei tour »The Dark Side Of The Moon« di Roger Waters: per riarrangiare Rocket Man ha usato come base motivica la frase d’apertura, costruita sulla slide guitar, del brano dei Pink Floyd Great Gig In The Sky. Kilminster teneva un e-Bow nella destra, si era infilato un anello sul dito della sinistra e controllava il suo lavoro con un enorme pedale del volume. Diversi pezzi li ha »risolti« così, tra cui Losing My Religion (orig. R.E.M.), poi With Or Withouth You e, poco dopo, in repertorio anche una delle composizioni più belle dell’universo Pink Floyd, Comfortably Numb, dove ha lasciato di stucco i presenti rivivendo l’assolo finale sulla chitarra acustica. Magico e unico! In questa cornice si è inserito con la sua voce sensuale Murray. Il tipo è straordinario. È capace di spaziare su tre ottave e il timbro della sua voce è nato per il soul pop. Mette insieme infatti la ricchezza di colori delle acrobazie vocali di cantanti come Prince e Stevie Wonder! Sì. In Murray c’è di sicuro qualcosa di »nero«. Con il suo fantastico timbro ha colpito soprattutto in brani come Hallelujah (orig. Leonard Cohen) – suonata nella versione di Jeff Buckley, e poi Move On Up (orig. Curtis Mayfield), Crazy (orig. Gnarls Barkley), la sua Can’t Wait For The Summertime e Jesus To A Child (orig. George Michael).

Questo straordinario carattere vocale, intrappolato in un collage di accompagnamento eccezionale delle due chitarre acustiche, salato come si deve dalle acrobazie chitarristiche di Kilminster, ha tirato fuori emozioni e reazioni così forti che lo stesso Dave Kilminister è scoppiato in lacrime dopo l’esecuzione di Hallelujah (più tardi, in uno dei suoi interventi, ha ammesso: »Oh,… I’m such an emotional wreck tonight!«. Dopo che i due musicisti si sono beccati ovazioni pazzesche per l’esecuzione di Comfortably Numb, Kilminister ha detto di essere entusiasta della partecipazione del pubblico, perché faceva un casino come se sotto il palco ci fossero 10.000 teste.

Kilminster si è messo alla prova anche nel ruolo di voce solista. La voce gli va molto bene! Così abbiamo potuto ascoltare due composizioni originali dal suo album solista »Scarlet – The Director’s Cut« (2012), cioè Just Crazy e, poco prima della fine, Brightest Star. Un po’ meno riuscito è stato solo nella reinterpretazione delle linee di Robert Plant, quando si è cimentato con l’impegnativa Rain Song dei Led Zeppelin. Nell’intervento prima di questo brano fantastico qualcuno ha buttato lì »Stairway To Heaven«, e Dave ha reagito alla situazione in modo teatrale: »Who said that?!?!? » indicando la strada verso la porta d’uscita. Ovviamente per scherzo.

Alcune cover, nelle mani di Murray e Dave, sono uscite così stravolte da sembrare brani completamente nuovi. Con l’Hendrix di All Along Watchtower è stato praticamente impossibile, fino al primo verso, capire di che pezzo si trattasse. Certi brani, nelle versioni variate di Hockridge e Kilminster, hanno portato addirittura più melodia degli originali. Vale sicuramente per la versione del brano dei R.E.M. Losing My Religion, così come per la già citata All Along The Watchtower.

È stata un’esperienza live che toglieva il fiato. Organica, viscerale, naturale! Solo voce, chitarra acustica e percussioni. Tutto spogliato e senza trucco! Nessuna distorsione. Kilminister, ovviamente, ha infilato nella maggior parte dei pezzi la sua straordinaria conoscenza della chitarra, che rafforzava la portata dinamica del concerto e manteneva una solennità fuori dal comune nell’atmosfera, stavolta in un ambiente da club particolarmente intimo come il Bluesiana. Con un’iperplasia di passione ed emozioni. In una parola: pura magia, una delle forme in cui si esprimono le emozioni attraverso l’arte musicale! Speriamo che i due tirino fuori un nuovo album in studio insieme, possibilmente con più materiale originale che si può, e che tornino a suonare presto dalle parti della Slovenia!

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