Leonard Cohen vellutato e il suo addio ai fan (2013)

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Autore: Urban Bolta

Luogo: Arena Stožice / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 25.07.2013
Numero di spettatori: 6000
Prezzo del biglietto: 35€ – 90€

Chi mai avrebbe pensato, nell’ottobre 2010, quando il 76enne Leonard Cohen suonava da noi per la prima volta in assoluto, che questa leggenda della musica sarebbe tornata in Slovenia? Per rivedere il cantautore canadese, attivo fin dall’inizio degli anni Sessanta, abbiamo dovuto aspettare quasi tre anni. Anche se a settembre compirà la bellezza di 79 anni, Leonard Cohen resta un habitué dei palchi di tutto il mondo. Forza, volontà e fede sono ancora abbastanza solide da averlo spinto (almeno stando alla fonte promozionale ufficiale) a imbarcarsi nell’ultimo grande tour mondiale, per salutare in modo degno gli amici che per decenni lo hanno sostenuto nella sua avventura artistica.

Pare sia stato lo stesso Leonard Cohen a esprimere il desiderio di tornare a Lubiana – stavolta nell’Arena Stožice, acusticamente migliorata, su cui i media avevano scaricato un sacco di rabbia proprio dopo la sua esibizione di tre anni fa. Del resto, nella fase iniziale non era certo l’unico problema dell’Arena Stožice, ma in quattro anni di attività i promoter dei concerti hanno accumulato abbastanza esperienza da organizzare gli eventi di oggi al livello che il pubblico si aspetta. Le code infinite alla biglietteria e all’ingresso del palasport sono (evidentemente) un ricordo del passato, ma un po’ di malumore e qualche fischio di protesta li ha provocati lo stesso Cohen, salito sul palco con la band alle nove meno dieci, cioè cinquanta minuti dopo l’orario d’inizio annunciato.

Leonard Cohen aveva dunque già svelato al pubblico di Lubiana gli assi della sua magia live, eppure nell’auditorium di Stožice si è radunato un bel numero di ascoltatori, tornati per un’altra dose di rivelazione musicale. Già l’apertura con il grande successo radiofonico Dance Me To The End Of Love, con il benefico intro vocale a tre delle coriste, ha fatto capire in che direzione sarebbe andata la serata di giovedì. La squadra di musicisti di altissimo livello ha accompagnato Cohen per tutto il tempo, offrendogli una ricca cortina sonora di motivi diversi. Arrangiamenti arricchiti, in cui facevano capolino con timidezza echi di world music, di folk tradizionale nordamericano e un pizzico di temperamento meridionale (soprattutto grazie al chitarrista di origini spagnole Javier Mas), hanno riempito le orecchie per tutta la serata e costretto il pubblico a seguire con attenzione lo spettacolo del collettivo di nove elementi sul palco.

La scenografia era povera. Proprio come serve a un interprete del calibro di Leonard Cohen. Le sobrie tende che scendevano dal soffitto, cambiando colore di tanto in tanto, hanno lasciato tutta l’attenzione all’uomo con il suo inconfondibile cappello calato in testa, che da tempo nasconde i capelli ormai grigi. Il carismatico musicista è tra i più grandi della sua specie in fatto di interpretazione. Ai pezzi eseguiti Cohen ha regalato nuova vita e, con un’esecuzione intensamente emotiva e la mimica del corpo, ha rafforzato un messaggio già di per sé potente. Sottolineava spesso i versi con i gesti, e soprattutto nella prima parte del concerto si è ritrovato più volte in ginocchio, per non parlare del suo tipico modo di posare le parole a occhi chiusi. La ricca tavolozza di stati d’animo, dalla malinconia alla tristezza, dalla fede al sogno, dall’amore fino alla gioia, ci ha fatto venire i brividi lungo tutto il corpo, perché con la sua voce profonda e intima Cohen ha trasformato per tre ore Stožice in un mondo di meditazione superiore, del corpo e dello spirito. Interessante la sua collaborazione vocale con il trio femminile formato da Sharon Robinson e dalle sorelle Webb: loro seguivano le linee da manuale, mentre Cohen si allontanava di continuo dagli originali, adattandoli all’umore del momento, cosa che si è sentita soprattutto in brani come Lover, Lover Lover o Suzanne. Sognante e delicato, come solo lui sa essere! Con i brevi discorsi tra un pezzo e l’altro ha mostrato anche il suo lato umano, ringraziando tra l’altro il pubblico per aver comprato il biglietto ed essere venuto al concerto, cosa che oggi non è affatto scontata. Nonostante l’età, Leonard Cohen si è quindi presentato ancora una volta davanti a noi con i piedi per terra, in carne e ossa, cosa che non si può dire di tutti gli artisti del suo calibro.

Uno dei temi centrali del nuovo tour europeo è stata la promozione dell’album attuale »Old Ideas«, uscito alla fine dell’anno scorso e con cui Cohen ha messo fine a otto anni di siccità in studio. Nella prima parte ha quindi piazzato i nuovi brani Darkness, Amen e Come Healing, mentre verso la fine del concerto ha fatto salire l’atmosfera con i classici I’m Your Man, la sempre magica Hallelujah e, a chiudere la parte regolare, Take This Waltz. A dirla tutta, la scaletta era piuttosto poco originale, perché i pezzi da un tour all’altro ruotano davvero troppo poco, così gran parte del materiale presentato l’avevamo già sentita tre anni fa, sulla stessa scena del crimine. Anche ai continui ritorni di Cohen sul palco, che sembravano non finire mai, il pubblico ha risposto ogni volta salutando il musicista canadese con un applauso fragoroso e standing ovation, che per un concerto dal linguaggio musicale così pacato è senza dubbio un grande complimento.

Già durante il concerto Leonard Cohen ha lasciato intendere più volte che sta dicendo addio ai concerti a ritmo continuo e ha ringraziato gli amici (come chiama i suoi fan) per tutti gli anni di sostegno. Con la sua nuova visita a Lubiana e un’odissea di tre ore di melodie folk / rock più leggere, il vecchio canadese è riuscito senza fatica a soddisfare il pubblico sloveno, pagante e pieno di aspettative. Noi presenti potremo raccontare ancora per molto, quando la leggenda se ne sarà andata e resterà solo la sua musica, di aver colto l’attimo, quando una voce vellutata ci cantava dal vivo alcune delle storie più emozionanti del pianeta. 

Scaletta

1. Dance Me to the End of Love 
2. The Future 
3. Bird on the Wire 
4. Everybody Knows 
5. Who by Fire 
6. Darkness 
7. Amen 
8. Come Healing 
9. Lover Lover Lover 
—– pausa —–
10. Tower of Song 
11. Suzanne 
12. Chelsea Hotel #2 
13. Hey, That’s No Way to Say Goodbye 
14. Sisters of Mercy 
15. The Partisan 
16. Alexandra Leaving 
17. I’m Your Man 
18. Hallelujah 
19. Take This Waltz 
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20. So Long, Marianne 
21. Going Home 
22. First We Take Manhattan 
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23. Famous Blue Raincoat 
24. If It Be Your Will
25. Closing Time 
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26. I Tried to Leave You

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