Liturgia black metal alla Cvetličarna! (2017)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Cvetličarna, Lubiana
Data del concerto: 11.01.2017
Le band che nascondono la propria identità hanno sempre esercitato un grande fascino sul pubblico, proprio per quell’alone di mistero che le circonda. È nella natura umana essere attratti dal mistico e dall’enigmatico, ed è senza dubbio qui che si nasconde anche il motivo principale dell’enorme popolarità di band come Ghost. E delle sensazioni black metal polacche Batushka (si dice che siano russi che vivono e operano in Polonia, ma c’è addirittura chi giura che i membri vengano da Mgla, da band dell’etichetta Witching Hour Productions e perfino da Hate e Behemoth), che nel loro pellegrinaggio europeo si sono fermati per la prima volta anche da noi, mercoledì scorso alla Cvetličarna, dove dopo tanto tempo sono tornati a risuonare i suoni del metal. Anche se fuori c’era un freddo polare e all’inizio sembrava mettersi male, durante il set dei Batushka la sala era quasi stracolma.
I Batushka in tour sono accompagnati dai connazionali Arkona, che, visto che il »support« annunciato all’inizio non c’era, si sono ritrovati con un po’ più di tempo a disposizione. Il quartetto polacco ha così scaldato la serata per una buona ora con il suo black metal bestiale e dal suono primitivo. Anche se sul palco era steso un »back drop« con la copertina di Chaos.Ice.Fire del 2014, stavolta la band ha in realtà dedicato più attenzione all’ultimo album in studio Lunaris. Cosa molto più entusiasmante, visto che quest’ultimo è un disco un po’ più vario e movimentato rispetto al predecessore. Gli Arkona suonano un black metal che sul piano sonoro è vicino ai primi, crudi esordi del black norvegese, quindi ci siamo beccati il classico riffing pieno di tremolo picking da sciame d’api, screaming black metal e una batteria con blast beat quasi ininterrotti. I polacchi hanno poi arricchito il set con parti atmosferiche registrate che hanno legato bene i singoli pezzi, ma verso la fine tutto è diventato sempre più monotono e tirato per le lunghe, ogni varietà si perdeva negli innumerevoli blast beat di un batterista peraltro bravissimo, e a ammazzare qualsiasi dinamica ci ha pensato anche la totale staticità dei membri, la cui unica posa era voltare le spalle al pubblico durante i collegamenti registrati tra un pezzo e l’altro. Crudo, primitivo e cattivo, ma dopo un’ora piuttosto monotono.
Attorno ai Batushka, proprio perché i membri nascondono rigorosamente la propria identità, si è creato un bel po’ di »hype«, e il più delle volte succede che poi non sia giustificato. Ma con i Batushka la storia è diversa. Il debutto Litourgiya giustifica i voti altissimi anche a un anno dall’uscita: grazie a una miscela efficace di black metal e liturgia ortodossa è un approccio relativamente fresco al black metal, e anche il set di tre quarti d’ora della band è stato stupefacente e impressionante, con tutti i pezzi del debutto suonati per intero, nell’ordine, da Yektenija 1 a 8 (tradotto: Litania 1 a 8). Io ho evitato apposta di guardare in anticipo le esibizioni della band su YouTube, quindi l’anonimato del gruppo, nascosto sotto tonache monastiche, cappe e maschere, e il palco addobbato con l’iconografia della chiesa ortodossa orientale mi hanno colpito ancora di più. Siccome Litourgiya è al momento l’unica cosa che la band ha da offrire, da questo punto di vista grandi sorprese non ce ne sono state, ma già da Yekteniya 1 mi si è rizzata la pelle. Dal vivo la combinazione di litanie ortodosse (che brillano davvero quando le intonano in coro tutti e quattro i chitarristi) e screaming black metal funziona alla grande, e lo stesso vale per la parte strumentale, che di base è black metal classico – tremolo picking, blast beat e velocità supersonica – ma viene portata su un livello completamente diverso, rituale, dai profondi cori di basso e da strumenti liturgici suonati dal vivo come campanelli e martelli, mentre anche i classici strumenti metal imitano con astuzia l’atmosfera religiosa attraverso le melodie. Ma l’atmosfera religiosa in cui è avvolta Batushka (termine russo per il sacerdote ortodosso) in realtà non è tale, perché nella chiesa ortodossa il Salmo 150 condanna e vieta di lodare il Signore con strumenti a corda, e quindi si tratta in pratica di una beffa ben congegnata alla dottrina religiosa della chiesa ortodossa. I testi cantati in russo nel metal funzionano benissimo, come hanno già dimostrato i finlandesi Kypck, e dopo tre quarti d’ora passati troppo in fretta era chiaro che il fenomeno Batushka è meritato. È vero però che la band ha davanti un compito difficile: confermarlo con il secondo disco in studio. Per sapere se ci riuscirà non dovremo aspettare molto, perché a luglio i Batushka suoneranno al Metaldays. L’anno concertistico 2017 è partito alla grande, che continui così!
Scaletta
BATUSHKA:
1. Yekteniya 1
2. Yekteniya 2
3. Yekteniya 3
4. Yekteniya 4
5. Yekteniya 5
6. Yekteniya 6
7. Yekteniya 7
8. Yekteniya 8
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