Live At Aragon

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Mastodon
Etichetta: Reprise Records
Uscita: 2011
Durata: 73:40
Voto: 4.8/5

Dagli anni che precedono la fine del vecchio millennio, e poi con l’ingresso nel nuovo, il mondo è stato steso sull’incudine, dove il martello dei cambiamenti mentali ed esistenziali batte senza pietà e l’era dell’ingenuità è finita da un pezzo. Restano domande epicamente enormi e, per ora, ancora senza risposta, con cui l’essere umano muta pelle, uscendo dai vecchi schemi troppo stretti per entrare in una forma meno ingabbiata. Specchio di questa libertà è anche la pletora di suoni ammessi entro i confini della musica e dei suoi generi, mentre la nuova estetica trova pure grandi nomi che, alla Dalí, versano le proprie immagini mentali nei calici e le spargono a caso tra la folla. Gli araldi della nuova era e dell’evoluzione (o rivoluzione, fate voi) sono ovunque; gli oratori di maggior successo, quelli che coprono la voce al vecchiume spirituale, uniscono i giovani e danno una scossa a dinamiche e cognizione, sono senza dubbio le icone della musica, e i più incisivi, per ora, si trovano ancora dentro il metal pesante. I titani del metal, i Mastodon, finora si sono fatti strada con quattro album di enorme risonanza, accolti benissimo sia dalla critica che dal pubblico, con cui hanno sezionato con precisione chirurgica i quattro elementi fondamentali della natura, soffiandoci dentro, oltre alla semplice ricerca elementare dell’origine del mondo stesso, storie e messaggi ancora più profondi. Fin dai primi istanti, dal disco Remission in poi (e dalla fase precedente, l’EP Lifesblood), la band ha puntato a passi da gigante e a elementi progressivi di sperimentazione senza confini, il cui apice è l’ultimo disco, uscito due anni fa, Crack The Skye, che per molti sarà concettualmente impossibile da superare; ai fedeli non resta che la pazienza e la speranza che non sia tutto perduto. Proprio quest’ultimo dischetto contiene così tanti riff mastodontici da sfiorare lo status di sinfonia, che in pochi saprebbero riportare dal vivo. Pochi, ma non i Mastodon.

Liive At Aragon è la prima registrazione dal vivo davvero ufficiale dei Mastodon nel loro habitat naturale, il palco. L’album, arricchito anche da un DVD del concerto all’Aragon Ballroom di Chicago del 17 ottobre 2009, documentato e senza chiacchiere inutili, mette i Mastodon nella luce migliore possibile. Davanti ai tuoi occhi, e con grande sicurezza nelle tue orecchie, il quartetto di Atlanta rovescia la prova più pura dell’esistenza della perfezione musicale: adattata a dovere alla dimensione live, rifanno senza esitare l’intera parabola di Crack The Skye. Si conferma l’idea che i talenti eccezionali non prendano scorciatoie, quindi i suoni sono praticamente identici. Gli assoli di batteria infiniti e le mille transizioni dello straordinario Brann Dailor sono in perfetta sintonia con le raffiche di chitarra ben equilibrate dell’affiatato duo Brent Hinds e Bill Kelliher, mentre come frontman davvero degno e senza dubbio perfetto per i Mastodon si rivela il preciso bassista e cantante Troy Sanders. I Mastodon hanno una chimica che schizza fuori dal palco e ipnotizza la folla, e a rendere l’incantesimo ancora più efficace ci pensano le ricche proiezioni sul palco, che ti sparano nello spazio interstellare anche dal comfort della tua poltrona di casa.

Il palco è inondato da nebbie di luce blu e viola che saturano con grande sensibilità le tue percezioni visive e le fanno scivolare in uno stato di semicoscienza, mentre la musica ti culla in una sensazione di agio e di vero coinvolgimento con quello che succede sul palco. I Mastodon sono dei narratori, e il pubblico in sala, come quello davanti allo schermo, diventa partecipe, come chi ascolta racconti epici attorno a un fuoco indiano o vichingo. L’effetto benefico e curativo del suono è una terapia non solo per la band, ma guarisce anche le anime ferite di chi, per tutto l’oratorio di Crack The Skye, di cui puoi leggere di più anche sulle nostre pagine, apre anima e orecchie. La magia benefica e morbida si spezza dopo l’ultimo atto della prima parte del concerto, dedicata alla riconcettualizzazione dei concetti, con la superba The Last Baron. L’estasi di palco, quel gioco ininterrotto con le fiamme della creatività, si interrompe per frugare nel ricco tesoro del passato, e il primo di una serie di regali al pubblico è Circle Of Cysquatch, che porta sul palco in modo del tutto organico il furioso concetto dell’elemento terra con la shrapnel di Blood Mountain. I Mastodon passano a una marcia grindeggiante, un po’ più rabbiosa e senza freni alle passioni, e strappano i veli delle illusioni da occhi e orecchie del pubblico. Raffiche di riff e il tremore tellurico del pavimento causato dalle frequenze basse del basso e dalla batteria che sbatte l’anima fuori dai tamburi spostano continenti mentali. Dopo la resa dei conti a colpi di fucile e la conquista della folla, lavano il sangue delle vittime strafelici con l’acqua dell’oblio. Aqua Dementia, brano dal Leviathan furiosamente acquatico, ti macella con un’intensità per nulla ridotta, tanto da poterti versare nelle orecchie, per niente addolcito, l’elemento del fuoco puro del disco Remission, il brano Where Strides The Behemoth. All’improvviso ti accorgi che è tutto così dolcemente collegato e che non c’è nessuna differenza innaturale tra le varie parti. L’ultima parte del loro repertorio la inchioda Mother Puncher dal celebratissimo esordio, con cui la fede nella grandezza si consolida definitivamente, e come bonus a questo sfogo concertistico dagli altoparlanti ruggisce una cover dei Melvins, il pezzo The Bit. “Try some force / Try to lead / The foundling die is close determinate / Raise head and stomp the blood / I’m not even sound raide” suona così naturale e così spontaneo che sembra scritto dagli stessi Mastodon. Nella parte finale si infiamma ancora di più, e con più trasporto, anche quello che succede sul palco. Il chitarrista solista e parte gutturale della belva indomata, Brent Hinds, si piazza in modo del tutto anti-palco davanti alla batteria di Dailor. Sanders, insieme al membro più pacato del quartetto infernale, il chitarrista Kelliher, si mette di lato e, in una nebbia di totale distacco, demolisce anche gli ultimi eventuali dubbiosi. Il saluto con le corna di fedeli appena risvegliati e rinati riempie l’intera sala. Le luci si spengono e il pellegrinaggio intergalattico è finito.

In realtà, no, perché il DVD allegato offre anche un extra speciale: l’interpretazione cinematografica della storia del disco, Crack The Skye: The Movie. La regia e la produzione, curate dai membri del team Roboshobo incaricati del visivo, Joanne Shaw e Kelly Noris, trasformano in immagini in movimento i disegni dello straordinario designer Donny Phillips. Sullo schermo prendono vita immagini che attingono all’estetica dei film in bianco e nero e, nei procedimenti, ricordano i videoclip degli Smashing Pumpkins ispirati agli albori dei sogni di celluloide. È proprio Phillips il “colpevole” di tutte le fenomenali copertine dei Mastodon, senza le quali i messaggi non scaverebbero così a fondo nell’anima e nel cuore. Con le immagini a completarli, i Mastodon e i loro missili intercontinentali hanno guadagnato con gli stereogrammi anche la potenza delle testate nucleari. La creatività riversata sullo schermo ha creato la miscela reattiva perfetta, il carburante per l’anima della nuova generazione. Ascoltare, e ancora di più guardare questo dischetto e il DVD, non lascia l’amaro in bocca. La fede è rafforzata e la voglia di salire più in alto potrà presto essere soddisfatta con una prova nella realtà. Le fanfare degli araldi dell’imminente tempesta musicale hanno infatti annunciato che presto potremo avere un assaggio di metallurgia preistorica anche in Slovenia, e gli scettici devoti all’empiria avranno la conferma genuina che il megalomane e le grandi imprese musicali non sono roba di un passato superato, ma che i cieli si aprono ancora, però solo una volta, forse due, per ogni generazione musicale, e il fenomeno di stavolta porta il nome di Mastodon! Ave Mastodon, convinti e sazi, ti veneriamo e ti salutiamo!

Formazione

Brann Dailor – batteria, voce, percussioni
Brent Hinds – chitarra solista, voce, banjo
Troy Sanders – basso, voce, bass synth
Bill Kelliher – chitarra

Musicista ospite:
– Derek Mitchka – tastiere

Produzione

pure DV (Devin Sarno)

Tracklist

1. Oblivion
2. Divinations
3. Quintessence
4. The Czar:
a.) Usurper
b.) Escape
c.) Martyr
d.) Spiral
5. Ghost Of Karelia
6. Crack The Skye
7. The Last Baron
8. Circlw Of Cysquatch
9. Aqua Dementia
10. Where Strides The Behemoth
11. Mother Puncher
12. The Bit
DVD:
– Registrazione dell’intero concerto all’Aragon Ballroom, 17.10.2009
– Crack The Skye: The Movie

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