Live In Eindhoven

0 5

Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Phone Box Vandals
Etichetta: Slušaj Najglasnije!
Uscita: 2015
Voto: 4/5

La Stiria slovena ha sempre prodotto un punk diverso. Riconoscibile a livello regionale, proprio come la costa slovena, la conca di Lubiana e via dicendo. I Phone Box Vandals sono una formazione di Celje di culto, se non (oggi) addirittura oscura, che nel breve arco della sua attività, tra la seconda metà degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, ha brillato in fretta nel cielo del sottosuolo rock sloveno. Come una cometa. Il che vuol dire che si è spenta altrettanto in fretta. Quello che oggi non »pesca« Založba Študent o Akord Records (Subkultutni Azil), lo portano nella realtà le stesse band alternative rock. Quindi in autoproduzione, o no? E se non c’è l’asse slovenocroato dell’etichetta underground Moonlee Records, c’è l’indipendente croata Slušaj najglasnije, nel regno del mitico Zdenko Franjič. Però i Phone Box Vandals erano storicamente legati, già ai tempi della defunta Jugo, al sostegno che arrivava da Zagabria (come altre band di allora, che spesso registravano a Lubiana). Ecco perché nell’aprile del 1990 i Phone Box Vandals pubblicarono il loro primo mini EP, »Damned Die Hard«, per la Blind Dog Records di Zagabria di quel periodo. A parte qualche comparsata su compilation (di nuovo a tirature minuscole), è stato fino a oggi l’unico documento musicale accessibile della band.

Fino a oggi. »Live in Eindhoven« è un documento interamente dal vivo, suonato oltre 25 anni fa, registrato per fortuna al momento giusto, poi purtroppo smarrito, ma ritrovato di recente, di nuovo per fortuna, negli archivi dei membri della band. L’ottimo carattere sonoro catturato da questa registrazione d’archivio è rimasto, nell’uscita su CD, in tutta la sua autentica ricchezza di colori. I Phone Box Vandals sono sempre stati considerati una band con un approccio musicale e sonoro tutto loro, con cui si distinguevano nettamente nella scena alternative rock di allora in Slovenia (e in Jugoslavia). Anche se banalmente rientrano nell’enorme sottobosco alternative rock del dilettantismo musicale sloveno, all’epoca i Phone Box Vandals innestavano con intelligenza nelle loro basi punkrock finezze di genere che ora sconfinavano nel funk, ammiccavano senza vergogna a una visione proto-hc e infilavano nel loro discorso perfino gli influssi della new wave, allora di moda. Tutto questo lo racconta proprio il documento »Live In Eindhoven«.

Niente ritocchi di studio a posteriori, niente lisciature né aggiunte di kitsch »artificialmente effettato« che avrebbero in qualche modo deformato la nitidezza dell’ardore di una formazione allora ambiziosa: cinque stalloni imbizzarriti, carichi della rabbiosa dottrina punk della vera ribellione old school. Di culto nel vero senso della parola. Anche il packaging, in formato pieghevole, funziona come un vero origami sonoro urlato di puro casino, quello che poteva sputare fuori solo la carica testosteronico-adrenalinica dei Phone Box Vandals.

Il locale di Eindhoven, in quella sera lontana e storica per la band, non era pieno zeppo. Dopo ogni pezzo senti reazioni sparse di entusiasmo: fischi di sostegno, urla o applausi dei fan olandesi avvolti dal fumo, che apprezzano »la stranezza musicale«. Il motore, il perno del quintetto che si prende gran parte dell’attenzione di questo lavoro, è sicuramente la voce di Matjaž Mlakar (con l’inglese se la cavava alla grande). Penetrante, carica di nichilismo e di mordente indomabile. Gli altri strumenti faticano a tenere testa alla sua esplosività, e viene da pensare che per i concerti i Phone Box Vandals avrebbero potuto tranquillamente aggiungere un secondo chitarrista. Però, accanto a un incredibile eccesso sonoro sul palco, che a tratti può far sanguinare le orecchie innocenti, i ragazzi hanno saputo mettere, oltre a una rumorosità micidiale, anche una dose più che sufficiente di musicalità e di scarti compositivi rispetto al fraseggio di base, incarnati dalle parti strumentali centrali dei pezzi. La band è speciale anche per l’integrazione di un percussionista. Il ruolo era di Peter Schmidt, oggi noto a molti come voce degli Stranci, che negli ultimi sospiri dei Phone Box Vandals faceva anche da manager.

Come detto. Finalmente è qui. Accessibile alle »masse« devote alla figura e all’opera della creatività alternative rock della nostra »stranissima« piccola nazione. Un pezzetto dell’energia punk rock corrosiva e rabbiosa di una delle formazioni di culto più interessanti della storia del sottosuolo alternative rock sloveno, che farà felici soprattutto quegli ascoltatori che, da teenager negli anni di vita dei Phone Box Vandals, respiravano a pieni polmoni l’ossigeno dell’eccesso creativo libertario sigillato su questo supporto audio live. Dal carattere autentico, irripetibile e unico della visione musicale indipendente dei Phone Box Vandals. Pur trattandosi di un documento dal vivo, possiamo a buon diritto accoglierlo come il primo (e finora unico) vero album in studio della band.

Formazione

Matjaž Mlakar – voce
Mitja Koštomaj – chitarra, cori
Iztok Mravlje – basso, cori
Vojko Hlupič – basso, cori
Bojan Stopar – batteria
Peter Schmidt – percussioni, cori

Produzione

Pieter Cloos & Grega Peer

Tracklist

1. Chosen
2. Diablo
3. Afraid
4. American Hero
5. Daddy (Let Me Out)
6. Hallelujah
7. Call Me Pain
8. Young Girl’s Bed Story
9. Mirror Mirror
10. Pigs in Space
11. Damned Die Hard
12. Gigi
13. Eldorado
14. Amen 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie