Live In Moscow
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Uriah Heep
Etichetta: Castle Communications
Uscita: year
“Live In Moscow” è un documento che ha segnato una svolta sia per gli Uriah Heep sia per il rock in generale. Gli Uriah Heep sono stati infatti la prima band “occidentale” ad avere il coraggio di imbarcarsi in un tour nell’Unione Sovietica (e a uscirne vivi).
Allo stesso tempo è un documento importantissimo, che ha aiutato la band a superare l’ennesimo periodo di crisi, figlio della continua instabilità della formazione nella prima metà degli anni Ottanta, sull’onda di cambi radicali di direzione musicale. Dopo il disastro dell’album “Equator” (1985), gli Uriah Heep sono tornati con i piedi per terra, nella dura realtà, e hanno fatto definitivamente i conti col fatto che l’epoca in cui si scrivevano e si inseguivano hit da multi-million seller era morta e sepolta già negli anni Settanta. “Equator” era un disco forzatissimo, scritto con un occhio solo al guadagno, e l’ultimo tentativo del genere, in buona parte estorto anche dalla casa discografica di allora, la Sony BMG Records. Dopo i risultati miseri di “Equator”, il cantante Pete Goalby e il tastierista John Sinclair hanno così lasciato la band. Gli Uriah Heep si sono ritrovati di nuovo sul ghiaccio sottile della sopravvivenza. Hanno organizzato nuovi provini e hanno preso prima di tutto il tastierista Phil Lanzon (ex-The Sweet, Grand Prix), seguito dal canadese Bernie Shaw (ex-Stratus, Grand Prix), che è andato a riempire il vuoto al microfono. Come si sarebbe visto poi, la formazione con Mick Box (chitarra), Trevor Bolder (basso), Lee Kerslake (batteria), Phil Lanzon (tastiere) e Bernie Shaw (voce) ha finalmente trovato una stabilità decisiva ed è rimasta così fino al gennaio 2007 (quasi 20 anni!!!), quando Lee Kerslake ha lasciato la band per problemi di salute.
Ma torniamo all’inizio del 1988, quando gli Uriah Heep, in questa formazione, sono partiti per l’Unione Sovietica e solo nei concerti di Mosca hanno suonato davanti a un totale di 180.000 fan scatenati. La band ha messo insieme una scaletta di classici a cui ha aggiunto i pezzi dell’album “Equator”. La cosa più importante è che ha presentato al pubblico un suono completamente nuovo. Parliamo di uno dei live degli Uriah Heep più duri e rumorosi di sempre, che ha anche indicato la futura visione musicale e sonora della band, almeno per quanto riguarda la scrittura del materiale in studio.
“Live In Moscow” è l’istantanea del momento in cui la band è rinata, anche se sul piano della rappresentatività non è il più obiettivo, perché “Live In Moscow” ha confermato che gli Uriah Heep avevano chiuso definitivamente i conti con i loro tempi d’oro. I classici Bird Of Prey, The Wizard, Stealin’, July Monrnig e Easy Livin’ sotto la bacchetta della nuova formazione hanno un sound di riff velenosamente carichi, che si prende gran parte della melodia e domina in modo deciso, perfino sulle tastiere, fino ad allora sempre alla pari. A fare da contrappeso ai riff, rimbomba la batteria di Kerslake, con un’intensità rumorosa e marcata. La voce di Bernie Shaw vanta una variabilità eccezionale e una grande capacità di colorare ogni nota. Shaw mette in chiaro il suo enorme calibro vocale e il potenziale che ha portato nella band. È splendido in July Morning, dove ha un tocco sottile e raffinato, e allo stesso tempo ha la capacità di esplodere con intensità nei panni AOR/hard rock degli anni Ottanta, come in Too Scared To Run, Corina o Pacific Highway, a cui aggiunge con maestria una melodicità che, per dire, David Byron non ha mai avuto. Certo, i tempi sono cambiati completamente. La nuova formazione degli Uriah Heep puntava molto più sulla potenza che sull’atmosfera. I momenti di distacco psichedelico di cui un tempo si occupava Hensley con il suono dell’Hammond sono spariti del tutto. Gli Uriah Heep, però, hanno mantenuto uno dei loro tratti più riconoscibili: la perfezione delle armonie vocali melodiche a più voci, di cui sono dotati in modo sublime proprio tutti i brani di questa registrazione dal vivo.
“Live In Moscow” porta con sé il consolidarsi dei legami tra i nuovi membri della band, cementati a colpi di lezioni sul palco, e rappresenta così un ottimo punto di partenza per tutta l’attività in studio successiva, confermata già l’anno dopo da un nuovo, ottimo album in studio, “Raging Silence” (1989).
Durante questo tour gli Uriah Heep hanno registrato più concerti. Tra il materiale registrato ne hanno scelti solo dieci brani. Nella nuova versione rimasterizzata pubblicata dalla Castle Communications (1998), a “Live In Moscow” sono stati aggiunti anche Gypsy, Rockarama e Heartache City. Chi ascolta si fa così un’idea un po’ più realistica dell’atmosfera della registrazione. Nonostante questo, qualche pezzo manca ancora in questo documento. Per esempio Look At Yourself, uscito come bonus track in alcune versioni dell’album in studio “Raging Silence” (1989). Chissà? Magari un giorno vedremo uscire uno dei concerti completi di questo leggendario tour degli Uriah Heep (in versione doppio CD). Fino ad allora possiamo consolarci con il fratello gemello di “Live In Moscow”, “Still ‘Eavy, Still Proud” (1990), dove trovi alcune delle esecuzioni moscovite che su “Live In Moscow” non hanno trovato posto.
Detto questo: “Live In Moscow” non è la scelta più azzeccata per i curiosi di passaggio o per chi vuole ancora scoprire il vasto repertorio della band, quanto a rappresentatività, ma allo stesso tempo è un live con un’atmosfera da palco unica e una scaletta “Equator” unica, una delle poche in cui non c’è Lady in Black, e per questo non può mancare nella collezione dei veri fan della band. Durante la visita a Michail Gorbaciov la band ha premuto l’acceleratore a tavoletta e ha sfoderato un suono così tagliente che perfino i live successivi degli Uriah Heep, come “Spellbinder” (1996), faticano a superarlo.
Formazione
Bernie Shaw – voce
Phil Lanzon – tastiere
Mick Box – chitarra
Trevor Bolder – basso
Lee “The Bear” Kerslake – batteria
Tracklist
1. Bird Of Prey
2. Stealin’
3. Too Scared To Run
4. Corina
5. Mister Majestic
6. WizaWizard
7. July Morning
8. Easy Livin’
9. That’s The Way That It Is
10. Pacific Highway
Durata dell’album: 48:56
BONUS TRACK DELL’EDIZIONE RIMASTERIZZATA DEL 1998:
11. Gypsy
12. Rockarama
13. Heartache City