Live in Toronto
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: 2016
Durata: 126:44
Voto: 5/5
I leggendari rocker progressive King Crimson, durante la parte nordamericana del loro recente tour, hanno fatto tappa a Toronto, in Canada, dove il 15 novembre 2015 al Queen Elizabeth Theatre hanno registrato un doppio live dal titolo semplicissimo »Live in Toronto« (da non confondere con »Live in Toronto, 1974«, uscito anch’esso per la Dsicipline Global Mobile). Il behemoth a sette teste dei King Crimson, che schiera ben tre batteristi nelle persone di Pat Mastelotto, Gavin Harrison e Bill Rieflin, mentre al timone resta saldo l’autocrate della chitarra Robert Fripp, quella sera ha dimostrato in modo lampante perché, insieme a Genesis, Yes e Pink Floyd, siano una delle quattro band prog più stimate e influenti di tutti i tempi. Lo zio Bob, severo e sempre disciplinatissimo, dalla resurrezione dei King Crimson si è comunque ammorbidito quel tanto che basta perché, con la gioia della maggior parte dei fan, insieme ai suoi camerati torni a suonare con entusiasmo alcuni classici di un passato lontano, che per un bel pezzo non si sentivano nel loro repertorio dal vivo (alcuni non venivano suonati da decenni).
La scaletta di quella sera era praticamente da sogno e pescava dalla maggior parte dei loro album, mentre era particolarmente interessante ascoltare alcuni pezzi dell’era più recente, a cui il flautista/sassofonista Mel Collins ha aggiunto con maestria arrangiamenti di fiati, avvicinandoli così, a livello di stile, agli standard dell’età d’oro del progressive rock. Come previsto, tutto il materiale degli anni Ottanta è rimasto fuori, mentre i brani più recenti (dagli anni Novanta in poi) sono rappresentati solo da strumentali, »VROOOM«, »The ConstruKction of Light« e »Level Five«. Probabilmente Fripp ha preso questa decisione per rispetto verso lo storico cantante e chitarrista Adrian Belew, che, con gran piacere di molti, nemmeno dopo l’arrivo del suo successore Jakko Jakszyk è stato scaricato del tutto, visto che gli permette ancora di suonare musica dei King Crimson all’interno del progetto The Crimson ProjeKct.
Dopo tanto tempo i King Crimson sono di nuovo una band a maggioranza inglese, per quanto riguarda la nazionalità dei suoi membri. Un dettaglio importante per tutti quelli che si chiedono perché Fripp, contro ogni aspettativa, abbia deciso di rispolverare le possenti radici di queste leggende del progressive rock. Ma Fripp non sarebbe Fripp se già prima dell’inizio del concerto non si fosse rivolto al pubblico in modo cortese, con il suo tipico inglese da libro stampato, chiedendo di non fare foto durante l’esibizione e di non agitarsi quando Tony Levin, a fine concerto, come da sua vecchia abitudine, scatterà qualche foto al pubblico per uso personale.
Dopo il ‘monito’ introduttivo di Fripp e il soundscape »Threshold Soundscape« arriva il classico »Larks’ Tongues in Aspic – Part I«, che nella nuova veste suona davvero fenomenale. Già l’apertura, con il suono delle percussioni tradizionali filippine, ha qualcosa di speciale, mentre i passaggi di batteria devastanti che esplodono sul riff brutale di Fripp sono una storia a parte. Qui si può parlare di un vero cataclisma percussivo, in cui i tre maestri dei tamburi, che spesso usano percussioni elettroniche, si completano a vicenda in modo incredibile, come se suonassero insieme da anni. Le linee di basso corpose di Levin accompagnano fedelmente le svolte ritmiche caotiche, a conferma che i King Crimson nella nuova veste sono potenti come non lo erano da un pezzo. L’improvvisazione di flauto di Collins fa sì che questo classico dell’era Wetton, tratto dall’omonimo album, suoni come se a suonarlo fosse la formazione originale del 1969. Poi arriva un altro brano che ha dovuto aspettare decenni prima di tornare nel repertorio dei King Crimson.
L’incisivo appello ecologista »Pictures Of a City« era stato suonato dal vivo l’ultima volta nel 1972, quando a fare compagnia sul palco a Fripp e Collins c’erano Boz Burrell e Ian Wallace, purtroppo entrambi scomparsi. L’interpretazione vocale di Jakszyk è più vicina a quella originale in studio (di Lake) che a quella di Burrell, buona notizia per tutti quelli che si erano stufati delle frequenti smorfie vocali di Boz nell’interpretare questo standard, a volte con un accento piuttosto strano. Forse in futuro i King Crimson pescheranno ancora di più da »In The Wake of Poseidon« (1970), che spesso resta all’ombra del più celebre predecessore »In The Court of the Crimson King« (1969), da cui quella sera hanno saltato solo le due ballate, cioè »I Talk to the Wind« e »Moonchild«.
Dopo una versione da urlo di »VROOOM«, standard di »Thrak (1994), arrivano tre pezzi completamente nuovi: il puzzle improvvisativo »Radical Action (To Unseat the Hold of Monkey Mind)«, la cannonata di batterie »The Hell Hounds Of Crim« e il cupo-romantico »Meltdown«, che tra tutti ha il potenziale migliore per finire un giorno su un nuovo album in studio. »The ConstruKction of Light« fa sempre piacere ascoltarla tra il materiale più recente (cioè vecchio di meno di vent’anni), anche perché l’album è stato uno dei loro più trascurati, mentre le improvvisazioni di sax di Collins, assenti dalla versione originale, risultano particolarmente divertenti.
»Red« si potrebbe definire il pezzo che i membri della band potrebbero suonare anche a occhi bendati, visto che lo hanno studiato fino all’ultimo dettaglio, cosa tutto sommato non sorprendente, dato che era uno dei pochi classici che anche le formazioni precedenti suonavano regolarmente. Jakszyk entusiasma di continuo con il suo approccio vocale. Di saper gestire il materiale vecchio lo aveva già dimostrato come membro dei 21st Century Schizoid Band, che aveva affascinato lo stesso Fripp al punto da fargli riscoprire il valore dell’enorme eredità del suo gruppo. In certi momenti la voce di Jakko è parecchio simile a quella del cantante originale dei King Crimson, cioè Greg Lake (Emerson, Lake & Palmer), cosa particolarmente evidente nella brillante esecuzione dell’epopea postapocalittica »Epitaph«, mentre nella maggior parte dei pezzi degli anni Settanta e di quelli dei periodi successivi ha di nuovo un timbro tutto suo.
»Banshee Legs Bell Hassle« è un breve strumentale con splendide improvvisazioni sulle percussioni tradizionali filippine. »Easy Money«, spietata satira del capitalismo e classico senza tempo dell’era Wetton, è suonata anch’essa con un fuoco eccezionale, e la falange triplice dei batteristi ritrova ancora una volta tutta la sua espressività distruttiva e brillante. L’eternamente brutale »Level Five«, con le nuove improvvisazioni di sax, suona semplicemente fantastica, perché per la prima volta sembra nata nell’era classica dei King Crimson e non nel 2003, quando uscì l’indimenticabile album »The Power to Believe«. La confessione più cupa di »The Letters« e lo strumentale brillante »Sailor’s Tale«, entrambi dall’album »Islands« (1971), sono due sorprese graditissime, perché si tratta di standard che tra i fan hanno guadagnato peso solo dopo decenni. Gli unici due album classici degli anni Settanta che quella sera sono stati ‘dimenticati’ sono »Lizard« (1970) e »Starless And Bible Black« (1974), ma probabilmente sono tutt’altro che scartati, e c’è da aspettarsi che classici come »Cirkus (Including Entry of the Chameleons)«, »Indoor Games«, »Happy Family«, »The Great Deceiver«, »Lament«, »The Night Watch« e »Fracture« tornino prima o poi nel repertorio live, magari già nell’imminente tour europeo.
Le loro tre creazioni più celebri i King Crimson le tengono furbescamente per la fine, così che si susseguano tre epopee di dimensioni monumentali. Prima i fan vengono incantati dal postapocalittico requiem »Starless«, poi arriva la maestosa visita alla corte del re scarlatto, delle sue marionette e della strega di fuoco, con l’attesissimo inno epico »The Court of The Crimson King«, che ha dovuto aspettare quasi quarantacinque anni prima che questi veterani del prog lo suonassero di nuovo ‘dal vivo’. Come ‘ciliegina sulla torta’ i King Crimson, come da copione, suonano il loro classico più amato, »21st Century Schizoid Man«, che è anche il finale trionfale di questa eccellente registrazione live.
Questa impeccabile doppia delizia dal vivo, »Live in Toronto«, si può proclamare senza riserve il ritorno trionfale della band progressive rock più importante di tutti i tempi. Rispetto a »Live at the Orpheum«, che offriva solo un quadro molto ridotto di come suoni un concerto della versione moderna dei King Crimson, »Live in Toronto« è davvero il live album che i fan aspettavano con ansia da quando è stata annunciata l’attuale incarnazione dei pionieri del prog. Il vecchio zio Bob e i suoi camerati dei King Crimson, nonostante l’età venerabile, sono ancora pieni di idee pazze, quindi non ci sarebbe da stupirsi se Jeremy Stacey, che durante il tour europeo sostituirà Bill Rieflin, il quale nel frattempo si prenderà una breve pausa, restasse nella band come quarto batterista.
Formazione
Robert Fripp – chitarra, tastiere
Jakko Jakszyk – voce, chitarra
Tony Levin – basso, Chapman stick, cori
Mel Collins – sassofono, flauto
Pat Mastelotto- batteria, percussioni elettroniche
Gavin Harrison – batteria, percussioni elettroniche
Bill Rieflin – batteria, percussioni elettroniche, tastiere
Produzione
Robert Fripp
Tracklist
CD 1
1. Threshold Soundscape (4:00)
2. Larks Tongues In Aspic Part I (10:29)
3. Pictures Of A City (8:32)
4. VROOOM (5:18)
5. Radical Action To Unseat The Hold Of Monkey Mind (3:20)
6. Meltdown (4:51)
7. Hell Hounds Of Krim (3:31)
8. The ConstruKction Of Light (6:44)
9. Red (6:47)
10. Epitaph (9:02)
CD 2
1. Banshee Legs Bell Hassle (1:43)
2. Easy Money (8:33)
3. Level Five (7:04)
4. The Letters (5:38)
5. Sailors Tale (6:56)
6. Starless (15:18)
7. The Court Of The Crimson King (7:17)
8. 21st Century Schizoid Man (11:41)