Lo spirito del Sunset Strip è finalmente arrivato a Lubiana! (2012)

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Autore: Urban Bolta

Luogo: Kavarna Sputnik / Lubiana
Data del concerto: 20.03.2012
Spettatori: 120
Prezzo del biglietto: 15€

Non capita tutti i giorni che dalle nostre parti sbarchi una band del calibro degli L.A. Guns. E non lo dico perché le »Pistole californiane« siano un colosso commerciale che snobba i paesini, ma perché l’hard rock anni Ottanta in Slovenia è clinicamente morto. Nella vicina Italia ospitano regolarmente gente come W.A.S.P., Cinderella o Winger, mentre per il nostro paesello sotto il Triglav è difficile dire lo stesso. Basti pensare che qualche settimana fa a Treviso, per i nuovi alfieri del glam metal dissoluto Hardcore Superstar, sono andati in 20 sloveni: la dice lunga sul fatto che anche da noi c’è interesse per questa roba. Ed ecco che, come un fulmine a ciel sereno, appena due settimane prima del concerto è piovuta la notizia: a Lubiana arrivano gli L.A. Guns capitanati da Tracii Guns. Alleluia, i miracoli esistono ancora!

Il concerto si è tenuto al Kavarna Sputnik, un posto sconosciuto alla comunità rock. Eppure, a fine serata, si era radunato un numero più che rispettabile di anime, che hanno riempito l’ambiente invitante della sala centrale del locale.

Ad aprire le danze sono stati i Tomcat, ormai un nome di casa negli ambienti hard rock grazie ai tanti concerti, anche se esistono da nemmeno due anni. La band ha superato i problemi di formazione e ora è un quartetto, e sul palco si è notato anche un cambio di ruoli – Rok alla chitarra e Šujo al basso si sono scambiati le posizioni. Grazie ai tanti live il trio strumentale è ben rodato e sempre più navigato in trucchi da palco con cui trascinare il pubblico. Stavolta hanno infilato nel materiale originale delle cover di Creedence Clearwater Revival e Mötley Crüe e, con una dose energica di heavy rock genuino, hanno svolto con onore il compito di band di apertura.

Secondi a salire sul palco sono stati i Dirty Passion, giovani svedesi che accompagnano gli L.A. Guns per tutto il tour. Il loro sporco ballo ci ha sorpresi piacevolmente e, con una macchina del tempo, ci ha riportati a cavallo tra la fine degli Ottanta e i Novanta, quando in America regnavano gli Skid Row. Il set dei Dirty Passion è costruito attorno al carisma vocale del frontman biondo, ma gli altri tre non sono certo da meno! Gli svedesi hanno presentato il loro debutto, ancora attuale, »Different Tomorrow« e con un’esecuzione sicura, degna delle band di primo livello, hanno stupito la maggior parte dei presenti. Ovvio, la Scandinavia da un pezzo è il paese leader nell’export di derivati hard rock, e non c’è da stupirsi se il nome Dirty Passion lo risentiremo in futuro!

Era già tardi quando è arrivato l’ultimo atto della serata – L.A. Guns! Vi dico che, oltre alla versione di Tracii, esiste anche quella con il cantante Phil Lewis, ma Tracii e compagnia vengono in Europa molto più spesso, tanto che Rockline li aveva già incrociati un annetto fa a Ronchi dei Legionari, in Italia (reportage qui).

Appena saliti sul palco era chiaro che la band (di nuovo) era composta da un collettivo completamente diverso rispetto al tour precedente. Stavolta Tracii ha ingaggiato per esibirsi sotto il marchio L.A. Guns l’intera band Burning Tree. Fuori dall’ambiente locale californiano sono sconosciuti, per cui i ragazzi hanno accolto l’offerta a braccia aperte e si sono lanciati verso l’esperienza proverbialmente indimenticabile del Vecchio Continente. Le loro radici blues-rock si sono sentite forte per tutto il set, dando un tono leggermente diverso alla fama, di per sé glam rock, degli L.A. Guns.

Nella prima parte del concerto gli L.A. Guns hanno sparato Face Down, Hellraisers Ball e Killing Machine, passando in rassegna le diverse fasi della loro carriera. Sorprendenti i flirt col blues e la scioltezza musicale delle jam più lunghe, in cui Tracii Guns, sul lato destro del palco, non ha nascosto la sua padronanza della sei corde. Sul finale Machine Gun si è trasformata nel motivo di Hey Joe di Hendrix, accendendo una vera scintilla di entusiasmo allo Sputnik. Pur non reggendo il confronto con il carismatico Lewis, il nuovo frontman Scott. F. Harris, con un timbro simile e un approccio di cuore, ha conquistato le simpatie dei presenti e si è calato in modo del tutto credibile nei panni del frontman degli L.A. Guns. Il quartetto scatenato ha snocciolato la maggior parte dei classici della band, da Electric Gypsy alla delicata Ballad of Jayne, con assolo finale di Tracii Guns. Che non ha nascosto il suo amore per la tradizione classic rock e tra i pezzi originali ha infilato una Whole Lotta Love in stile Zeppelin. Ma le aggiunte di motivi arcinoti erano solo cosmetiche: gli L.A. Guns hanno dedicato la maggior parte del tempo a mostrare il loro nuovo volto, ricco di interpretazione e spontaneo. Le armonie vocali della scuola melodic rock anni Ottanta non hanno raggiunto un’esecuzione brillante, ma stavolta la vera missione del concerto stava comunque nelle versioni più ricche strumentalmente e più spiritose dei pezzi rispetto agli originali. Ricordo che al concerto di Ronchi dei Legionari di un annetto fa gli L.A. Guns avevano fregato il pubblico rimaneggiando questo e quel classico, allontanandosi dal proprio tesoro musicale; in questo senso lo show di Lubiana è stato una piacevole sorpresa.

Una vera spedizione rock’n’roll, che ha sganciato ancora Over The Edge, One More Reason e Sex Action, quando ormai il viaggio di un’ora e mezza tra i classici degli L.A. Guns era agli sgoccioli. La serata ha superato le aspettative (certo, non altissime) e ha portato nel nostro paesello, almeno per un attimo, lo spirito del Sunset Boulevard, che in Slovenia scarseggia cronicamente.

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