“Long Live Heavy Metal!” (2012)
Band: 3 Inches Of Blood / Goatwhore / Angelus Apatrida / Havok
Location: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data: lunedì, 21.05.2012
La band heavy metal canadese 3 Inches of Blood non è una novità sui nostri palchi: abbiamo già avuto più di un’occasione di beccarli da noi, dall’esibizione al Metal Mania fino all’ultima al Kino Šiška. Stavolta, in stile sbarco canadese in Normandia sulla spiaggia di Juno, i 3 Inches of Blood (se non sbaglio per la prima volta) sono piombati alla Gala hala da headliner, portandosi dietro i compagni d’armi Havok, Angelus Apatrida e Goatwhore.
Davanti a una manciata di assetati di metal, dieci, venti al massimo, poco dopo le otto sono saliti sul palco i thrasher americani Havok, che hanno inciso il pubblico a colpi di mazzate dal debutto Burn (2009) e dal suo successore ancora migliore, uscito l’anno scorso, Time Is Up. Denver, la città da cui vengono gli Havok, non è particolarmente nota per il metal, anche se da quelle parti sono usciti Cephalic Carnage e Satan’s Host. Ancora meno la capitale del Colorado è nota per il thrash, ma a giudicare dagli Havok, Denver può diventare la terza capitale del thrash negli USA. Gli Havok suonano infatti il thrash esattamente come il thrash va suonato – potente, tagliente, veloce, aggressivo e senza compromessi. Ancora più bello è che gli Havok non suonano come una copia da due soldi dei pionieri del genere degli anni Ottanta, ma suonano freschi e giovani. Costruiti sulla base dei riff di Exodus, Slayer e altri veterani, gli Havok ci hanno aggiunto con successo un tocco personale e moderno: i riff non suonano come le linee già masticate un’infinità di volte di Bonded By Blood o Reign In Blood (anche se quegli urli «worship» alla Araya del cantante David devi proprio amarli), e i pezzi sono thrash ad alto numero di ottani del calibro della Tsar Bomba, la più grande bomba nucleare mai fatta detonare. Più o meno lo stesso effetto l’ha avuto sui timpani dei presenti il suono fenomenale, che ha fatto sì che i riff tagliassero come un bisturi, la batteria rombasse come la battaglia di Kursk, e che finalmente anche il tintinnio delle corde del basso fosse amplificato alla grande. Il suono eccezionale è andato avanti fino ai 3 Inches of Blood, che sono stati l’unica band della serata con un’amplificazione un po’ peggiore! Con energia grezza e la botta del thrash purosangue, con gli hit D.O.A. e Covering Fire in testa, gli Havok hanno scaldato senza problemi un pubblico decimato, che grazie all’ottima atmosfera sul palco si è risvegliato e ha regalato alla band un sostegno fragoroso, guadagnato col sangue.
Anche con la band successiva siamo rimasti nelle acque del thrash: sul palco sono saliti gli spagnoli Angelus Apatrida, che hanno appena pubblicato il nuovo disco The Call e non sono certo degli sconosciuti per i palchi sloveni, visto che stavolta hanno suonato da noi per la terza volta. Dopo gli Havok, che si sono sparati la loro mezz’ora con una tale bomba di energia che penseresti che dopo quel lunedì arrivi come minimo la fine del mondo, gli spagnoli avevano il compito davvero difficile di giustificare lo status di band che suona dopo gli Havok. Gli Angelus Apatrida sono riusciti a segarsi il loro pezzo di serata con sicurezza ed energia, ma la loro versione del thrash è andata giù un po’ più a fatica. I loro riff infatti non sono così contagiosi, nell’orecchio si piantano un filo più a fatica; i loro punti di forza sono soprattutto le splendide armonie doppie in terza intrecciate alla perfezione e la dinamica dei pezzi, che (a tratti anche un po’ troppo) ricorda i Megadeth, oltre al carismatico cantante Guillermo. La band ha servito una paella thrash con in più le spezie del nuovo album The Call, da cui sono andati a segno soprattutto la streetfighteriana You Are Next (perché Street Fighter? Guardati il videoclip!), At the Gates of Hell e l’ode alla birra Fresh Pleasure, e non sono mancati nemmeno alcuni pezzi più vecchi, con la title track del disco precedente Clockwork in testa.
La più grande deviazione di genere della serata è stata senza dubbio la band di New Orleans con il nome metal più figo in circolazione. Goatwhore! I Goatwhore hanno garantito una dose bella concreta di black/death metal tagliente, che il quartetto ha sfoderato in modo magistrale. La band è attualmente composta da membri di nomi metal collaudati come Nachtmystium, Soilent Green e Crowbar, quindi da loro non ci si poteva aspettare altro che una messa nera dedicata al caprone. E che messa è stata! La band ha parlato poco, ma in compenso ha suonato un sacco, e al posto delle parole ci sono stati l’abbaiare demoniaco del cantante Ben, i riff infernali, la sezione ritmica rombante e l’ottimo soleggiare di Sammy Duet, che non è la solita sega clichè da death o black metal fatta di pinch harmonics e arpeggi veloci, ma avrebbe trovato posto più facilmente nei Judas Priest che nei Darkthrone. I Goatwhore hanno dedicato la parte del leone del set al disco uscito da poco, Blood for the Master, infilando tra i pezzi nuovi anche classici come Carving Out the Eyes of God e Apocalyptic Havoc. La prima donazione di sangue degli americani da noi è riuscita più che bene. Blood for Goatwhore!
Alla quarta ce l’abbiamo fatta finalmente a strisciare anche oltre le Cascate del Niagara e a inchinarci all’heavy metal e a tutto ciò che ci va dietro. Long Live Heavy Metal hanno detto i canadesi 3 Inches of Blood, che potremmo chiamare anche i successori spirituali dei Manowar, almeno nel senso di suonare heavy metal tradizionale con i temi che gli si addicono – cioè metal, birra, donne e temi fantasy, dagli orchi ai cavalieri, ai gladiatori e ai pirati. Ma con una grande differenza: i 3 Inches of Blood, nonostante l’approccio abbastanza clichè al true metal, riescono a mantenere credibilità e a non suonare come una caricatura e un'(auto)parodia, cosa che oggi si può attribuire facilmente ai sopracitati. Il nuovo album dei canadesi, titolo compreso, suona così come un grande omaggio ai Rainbow, ed è pieno anche di riff di cui non si vergognerebbe nemmeno Ritchie Blackmore, se oggi non perdesse il suo tempo a raccogliere fiori per i castelli e a suonare il liuto. I 3 Inches of Blood per cominciare hanno prima soffiato sull’anima di tutte le metalare e segato Metal Woman, poi hanno infilato una selezione di pezzi dal nuovo disco, con l’aggiunta di una corona di vecchi, da God of the Cold White Silence (una vera metal band ovviamente non può essere presa sul serio se almeno una volta non si inchina all’orrore di Lovecraft, nel caso specifico il «Great Old One» Ithagua) passando per Isle of Eternal Despair, Trial of Champions (con ospite il chitarrista degli Angelus Apatrida) fino alla conclusiva The Goatrider’s Horde. Alla scaletta forse mancava qualche caramella in più, e disturbava anche l’aria di stanchezza della band, soprattutto del nuovo arrivato Byron Stroud e di Cam Pipes, che ha comunque sputato fuori la sua parte, ma poteva dedicare al pubblico (che dopo tre band era in effetti già un po’ stanco) qualche parola in più.
Un pacchetto di band così bello da noi non lo ospitavamo da un bel po’: è davvero una rarità che i protagonisti siano ottimi già dalla prima band di supporto in poi, e per questo è ancora più triste che alla Gala hala non fossimo molti di più dei membri dell’intera squadra del tour, cioè, giornalisti e fotografi compresi, la miseria di cinquanta. Che le ragioni di un’affluenza così scarsa siano il lunedì piovoso, i festival in arrivo o la sessione d’esami, ormai non importa nemmeno più, ma è davvero un peccato che quattro band super abbiano dovuto suonare davanti a una sala mezza vuota e che l’organizzatore sia probabilmente finito a fondo nel rosso. Ma comunque sia, chi c’era (e c’eravamo) ha dimostrato che il titolo del nuovo disco dei 3 Inches of Blood non è campato in aria. Long Live Heavy Metal!
autore: Rok Klemše
foto: Nina Grad
HAVOK:
1. No Amnesty
2. Fatal Intervention
3. Morbid Symmetry
4. Out of My Way
5. D.O.A.
6. Covering Fire
7. Afterburner
ANGELUS APATRIDA:
1. You Are Next
2. At the Gates of Hell
3. Clockwork
4. Killer Instinct
5. Blood on the Snow
6. Fresh Pleasure
7. Blast Off
8. Legally Brainwashed
GOATWHORE:
1. Collapse in Eternal Worth
2. Provoking the Ritual of Death
3. The Black Art of Deception
4. In Deathless Tradition
5. Carving Out the Eyes of God
6. Alchemy of the Black Sun Cult
7. When Steel and Bone Meet
8. Invert the Virgin
9. Judgement of the Bleeding Crown
10. An End to Nothing
11. Apocalyptic Havoc





































