Loose in the Air
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Double, The
Etichetta: Matador Records
Uscita: 2005
Voto: 3.5/5
Con il boom delle novità tecniche, come lo furono a suo tempo programmi tipo Pro-Tools, registrare e autoprodursi è diventato più economico che mai. Allo stesso tempo, le possibilità aperte di questo modo di fare musica possono trasformarsi in una ferita mortale per quell’arricchimento di idee e di ricchezza rumorosa che la musica aveva prima. Ci si può dimenticare dello scopo specifico di ricreare un ambiente che prima non riuscivamo a ottenere. L’intero paravento del discorso musicale diventa facilmente bidimensionale, prosciugato di tutta la polpa della reale presenza fisica del musicista, di quello che munge dal proprio strumento le capacità estreme. Alla tentazione hanno ceduto anche The Double. Nei primi dischi difendevano una produzione a bassa risoluzione, ma sono riusciti a travasare il cambiamento in una veste nuova che regge davvero. Il nuovo approccio ha ammorbidito e liberato la band, al punto che l’ascoltatore ha davvero la sensazione che puntassero proprio a questa rumorosità addolcita a forza. Dal rumore sofisticato, dosato con cautela nei due album precedenti – o almeno nel primo come quartetto, Palm Fronds – sono caduti in un approccio classico, più rifinito. Piuttosto a sorpresa, a giudicare dagli altri due lavori, sono scivolati nelle sfere dell’indie rock convenzionale, pervaso da un forte sapore di The Smiths, Morrissey o addirittura di una versione intenerita dei Butthole Surfers. Così suonerebbero i Sonic Youth se restassero a corto di proiettili rumorosi e salve di dissonanza. Ci sono però anche momenti luminosi nel disco, in cui si intuisce che le direzioni di prima non sono state sacrificate del tutto. L’opener Up All Night innesta con gusto, nella struttura di una melodia quasi jazz, l’inquietudine dell’elettricità statica, che si fonde magistralmente con la prelibatezza noir-pop-noise di Idiocy, perfetta per tutti gli amanti dei Pixies. Se c’è qualcosa che distingue The Double e il loro album, è decisamente il senso per la melodia, a cui non rinunciano dall’inizio alla fine del disco. Quanto sappiano scaldarsi suonando rock lo fa intuire il pezzo What Sound It Makes The Tunder, a cui però manca un po’ più di mordente e di impatto. Anche se di bei momenti nel disco non ne mancano di certo, Loose in the Air dà più l’impressione di una raccolta di vignette decorative che di un album compatto. Magari però indica solo le nuove direzioni prese per aprirsi, a modo loro, un sentiero nella giungla del suono d’impatto che potrebbero ancora produrre in futuro. Loose in the Air è un impacco malinconico, o un cerotto, per tutti i nostalgici che sentono la mancanza dell’elettronica anni Ottanta e di un pop che non spinge proprio verso la danza estatica, ma è lo sfondo giusto per leggere un libro non troppo impegnativo o per svuotare la mente.
Formazione
David Greenhill – voce, basso
Donald Beaman – chitarra, voce
Jacob Moriss – tastiere
Jeff McLeod – batteria, programmazione
Produzione
Steve Revitte e The Double
Tracklist
1. Up All Night
2. Idiocy
3. Icy
4. On Our Way
5. Ripe Fruit
6. Hot Air
7. What Sound It Makes The Tunder
8. In The Fog
9. Dance
10. Busty Beasty