L’ultimo grido di guerra dei nativi americani al Bluesiana (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Bluesiana / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 07.12.2010
Spettatori: 70
Niente spazio per gli scherzi quando al Bluesiana sbarca una nuova falange di assi mondiali! Ecco il nuovo “superquartetto”, che (mezzo per scherzo) si battezza con un nome parecchio eloquente, l’acronimo I.M.F.s. I ragazzi “decodificano” volentieri la sigla a tutti i curiosi come (the) “International Mother Fuckers”. In realtà parliamo di musicisti di altissimo livello, altro che “figli di…” e compagnia. Sono Stevie Salas alla chitarra, Bernard Fowler alla voce, Dave Abruzzese alla batteria e Jara Harris al basso.
Chi è chi, allora, per far “scintillare tutto intorno” ogni volta che si presentano? Stevie Salas è uno che sta in alto nelle classifiche dei migliori chitarristi al mondo. In assoluto, quando si cercano i migliori chitarristi funk blues. I nomi: Mick Jagger, Buddy Miles, Rod Stewart, Steve Vai, Zakk Wilde, George Clinton, Bootsy Collins, Duran Duran, Terence Trent d’Arby, Jordin Sparks,… Il giovane e promettente Salas fu presentato al mondo per la prima volta proprio da Joe Satriani, quando nel 1987 Stevie Salas aprì i concerti del tour “Flying In A Blue Dream” di Satriani. In quel periodo Salas pubblicò il suo primo album da solista in studio, “Colorcode”. L’elenco dei musicisti di spicco con cui Salas ha collaborato nel corso della carriera non si conta certo sulle dita delle quattro estremità standard del corpo umano.
Bernard Fowler è conosciuto soprattutto come storico corista di supporto, sia in studio che dal vivo, degli anfibi preistorici del rock n’ roll The Rolling Stones. In passato Fowler ha collaborato con artisti come Ryuchi Sakamoto, Gill Scott-Heron, Sly & Robbie, Material, Bootsy Collins, Duran Duran, Herb Alpert, Paul Carrack, Yoko Ono, Living Colour, Herbie Hancock, e la lista è ben lontana dal finire qui.
Dave Abruzzese ha registrato come membro dei Pearl Jam i primi tre album in studio e così, con “Ten”, “Vitalogy” e “Vs.”, si è trovato in pieno centro della grande fioritura del movimento “grunge” della prima metà degli anni Novanta. Si interessò a lui perfino Axl Rose in persona, quando cercava il batterista giusto per l’album “Chinese Democracy”. Esistono registrazioni di jam session in studio con il cantante dei Guns’ N’ Roses e Dave Abruzzese insieme.
Salas, Fowler e Abruzzese sono amici inseparabili fin dagli anni Novanta, quando suonavano insieme nei Nickelbag. Se a questo trio aggiungi, nel nuovo millennio, un bassista degli Slapback che risponde al nome di Jara Harris, nascono gli I.M.F.s. Va detto che nella prima metà di quest’anno al basso, sul palco con la band, c’era niente meno che T.M. Stevens. Anche se Salas e Fowler erano già passati qualche volta dal Bluesiana, questa data, dopo quella del 17.09.2009, è stata la seconda per gli I.M.F.s.
La chiusura della programmazione live di quest’anno (sempre eccezionale) nel delizioso club Bluesiana è quindi spettata, manco a farlo apposta, ai bollenti I.M.F.s e al loro funk blues jam! In mezzo a tutto quel ghiaccio, neve, pioggia e per giunta una nebbia schifosamente fitta, non c’è niente di meglio che sentirti sciogliere il cuore e disegnare un sorriso sulle labbra grazie a una staccata di spina spontanea, co-creata da quattro professionisti assoluti che nel mondo della musica hanno provato davvero tutto quello che c’è da provare. Hanno calcato i palchi più grandi del mondo, davanti al pubblico più vasto possibile. Conoscono quindi tutte le storie e tutti i trucchi. Per questo di nascondigli non ce ne sono.
Eppure anche nomi così alti e rispettati amano ricordarsi dei loro inizi. Per questo la scena dei club è per loro una casa, un’esperienza piacevole, dove il loro talento musicale e il loro carattere unici brillano di una luce completamente diversa. Ed è proprio questo l’aspetto più affascinante di ogni serata in un ambiente live del genere.
Alle dieci e dieci di sera sono già sul palco! Gente: circa 70, forse 80. Bello pieno, direi giusto il punto giusto. Non c’è che dire. Il calore, la dinamica e la brace, alimentati da forza, conoscenza, carisma, sicurezza smisurata e chilometri e chilometri di strada alle spalle, con una leggerezza piumata conquistano in un attimo gli appassionati del genere, appena ti ritrovi faccia a faccia e orecchio a orecchio con loro sotto il palco. La band apre il concerto con Bring It Easy, che presenta l’ultima impresa in studio di Salas, intitolata “Set It On Blast” (2009). Il quartetto punta subito tutto sulla carta di un voltaggio funk incandescente. Salas romba attraverso un riff di chitarra avvolgente, Fowler dà vita alla magia con la sua presenza vocale vellutata, la sezione ritmica lancia il Bluesiana in un “funk rally” solido e inarrestabile. Più ti lasci andare, più ti tocca e più dolcemente ti seduce. Anzi, meglio dire che ti guida. Stavolta Salas ha dosato con cura il volume, calibrandolo sulle condizioni del piccolo club Bluesiana. La visita dell’anno scorso non sarà facile da dimenticare, soprattutto per via di una chitarra decisamente troppo rumorosa. Stavolta i ragazzi hanno trovato un equilibrio eccellente e Bernard Fowler si è sentito sempre chiaro e distinto.
I ragazzi hanno proposto, come ci si aspettava “sottovoce”, anche qualche pezzo dei Nickelbag, come Dope Fiend, Too Many Mountains e I Will. Rispetto all’ultima volta si è sentita ancora più spontaneità, ancora più rilassatezza, ancora più accessibilità e un approccio da palco ancora più giocoso. Stevie Salas ha dedicato la canzone di Jimi Hendrix Little Wing alla proprietaria del club Gudrun Kofler, mentre Fowler, in una delle pause, ha sottolineato che il Bluesiana è la sua seconda casa. La band ha messo le ali agli austriaci, sempre ponderati e riservati, e presto il club si è riempito di un’aria carica del vapore di un’energia funk senza freni. Quel voltaggio erogeno, intriso e carico di emozioni, quel mix irripetibile di corsa funky a tutto gas con dentro la malinconia del blues e la bruciatura del rock, ha creato nella sala una sospensione perfetta per far nascere la magia del mondo unico che questo quartetto sa produrre. Stavolta i ragazzi sono sembrati ancora più affiatati, solidi e coerenti rispetto a poco più di un anno fa. Più spazio per le sue scorribande “slap” l’ha avuto anche Jara Harris, che con quanto mostrato ha dimostrato di essere un sostituto del tutto all’altezza di T.M. Stevens.
Pezzi come Turnin The Other Way, o ancora di più la sentitissima I Don’t Know Why I Love You (quest’ultima suonata nel bis), sono stati momenti speciali del concerto, perché lì si è accesa con particolare intensità la scintilla del lato più sottile di Fowler come cantante e la sua forza nel snocciolare in modo convincente una gran varietà di stati d’animo. Una valanga di emozioni, soprattutto dolore e tristezza, ha letteralmente sommerso il club in quei momenti. Naturalmente, nella seconda parte, le ammiccanti Apple Jack, Sweet Thang e The Groove Line hanno creato una danza del quartetto dannatamente potente, dove è emersa l’incredibile capacità di percepirsi a vicenda tra i musicisti. Senza dottrine particolari, ma semplicemente seguendo i sensi primordiali.
Un’ora e 40 minuti, bis compreso, di creazione dell’essenza scenica unica e inimitabile che incarna questo quartetto, hanno portato al Bluesiana, a chiusura dell’anno, uno dei momenti più grandiosi dell’annata live in questo locale. Gli I.M.F.s dimostrano con la loro presenza quanto le cose possano essere semplici, se sai e osi lasciarti guidare dalla staccata di spina della mente. Il gemito delle corde della chitarra dello sfuggente stregone funk Salas, il legame chimico indistruttibile del duo ritmico di marca Abruzzese/Harris e naturalmente il tipo speciale Bernard Fowler al centro della scena: non possono e non sanno nasconderlo. Sono professionisti e sono dei gran godioni. Sono arrivati al club con grande piacere e grande gioia di mostrare la loro magia musicale. E il pubblico? Dopo due bis non ha smesso più di applaudire. Era in trance. Sotto l’ipnosi di un’unica reazione e interazione reciproca tra musicisti nati per dare e per condividere, come un’unica unità e senza egoismi, la splendida energia di un funk potente, carico di un dolore blues gorgogliante e di un desiderio incontenibile. Era di nuovo quel momento unico e difficile da descrivere in cui la magia della musica ti può dare più di tutto. Basta staccare la spina alla mente, spontaneamente. Qualcosa che il quartetto, con mestiere e un’enorme esperienza sulle spalle, ha evocato più volte durante il concerto in modo straordinariamente convincente ed efficace. E chi anche stavolta si è perso gli I.M.F.s ha commesso un grave errore, che farebbe bene a rimediare subito. Il quartetto tornerà di sicuro presto al Bluesiana e sarà la prima occasione per pentirvi dei vostri peccati. I ragazzi hanno brillato in tutto lo splendore di questa serata. Una serata carica di vibrazioni positive e di un pizzico di teatro comico frizzante, che ha regalato al Bluesiana uno dei picchi di quest’anno!
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Bring It Easy 2. Dope Fiend 3. Are The Gods Smiling On Me 4. Intro / Happy When It Rains 5. I Will 6. Too Many Mountains 7. Apple Jack 8. Turnin The Other Way 9. Sweet Thang 10. The Groove Line —bis— 11. Love Song 12. I Don’t Know Why I Love You
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