m b v

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Artista: My Bloody Valentine
Etichetta: Pickpocket Records
Uscita: 2013
Durata: 46:32
Voto: 4.7/5

Negli ultimi 22 anni sulla scena musicale alternativa è successo di tutto, e parecchio di epocale. Soprattutto è stato il periodo in cui il rock alternativo è davvero entrato nella coscienza dell’ascoltatore medio – merito soprattutto dei Nirvana, dopo che già gente come R.E.M., The Cure e compagnia ci avevano provato per anni. Sono nati un sacco di generi nuovi, dal post-rock al blackgaze (un mix di shoegaze e black metal). Escono una quantità pazzesca di album che bucano una industria musicale in lenta agonia, schiacciata dalla pressione del mercato capitalista – dai Siamese Dreams degli Smashing Pumpkins, passando per OK Computer e Kid A dei Radiohead, fino ai ritorni dell’anno scorso (pionieri, ognuno nel proprio campo) di Soundgarden e Godspeed You! Black Emperor con King Animal e ‘Allelujah! Don’t Bend! Ascend!. I Radiohead, per dire, con In Rainbows hanno cambiato il mercato musicale online con la formula »paga quanto vuoi«. Di dischi che hanno fatto la storia ce ne sono ancora a bizzeffe. Ma in tutti questi anni forse c’era un album in particolare che a quella scena mancava più di ogni altro. Perché in questi buoni vent’anni non è uscito il terzo disco dei pionieri dello shoegaze My Bloody Valentine, la band che nel 1991 (più o meno l’anno di svolta della scena musicale alternativa) ha pubblicato l’indimenticabile Loveless, ha piantato i paletti dello shoegaze e si è costruita attorno un vero e proprio culto.

I My Bloody Valentine, in realtà, si erano già rimessi insieme anni fa per qualche concerto esclusivo, ma da lì non è uscito nulla di più concreto. Ci si è arrivati solo l’anno scorso, quando Kevin Shields ha annunciato in via definitiva che il nuovo album degli MBV sarebbe uscito entro la fine del 2012. La band ha anche annunciato un bel mucchio di date quest’anno (il report del concerto di Londra, che c’è stato a gennaio, te lo puoi leggere QUI), dove hanno detto che avrebbero suonato anche il disco nuovo, e così tutta la tribù dei patiti era convinta che stavolta Kevin Shields non scherzasse (ha già annunciato più volte l’uscita del terzo album, con promesse che si trascinano dal 1996; e anche Loveless la band l’ha registrato in più di due anni, perché Shields non era soddisfatto di nessuno studio, ne hanno cambiati decine, tanto che la Creation Records è quasi andata in bancarotta). La band ha messo online anche un nuovo sito, dove c’era scritto soltanto che si sarebbe aperto presto – con nuovi contenuti e un negozio online. Shields ha pure annunciato che l’album sarebbe stato gratis. Entro la fine del 2012, quindi, il sito deve aver preso un bel po’ di refresh. Shields deve essersi fatto due belle risate guardando il traffico sul suo sito. Perché il 1° gennaio, un minuto dopo la prima ora del nuovo anno, dell’album ancora nessuna traccia. La parte di internet dove bazzica la scena alternativa è impazzita come al solito, Shields l’hanno già messo sulla forca, sul rogo, sotto la ghigliottina… ma insomma – alla fine Shields non l’ha tirata per le lunghe di altri due anni ed è stato molto più clemente con i suoi fan. L’album m b v, terzo disco in studio dei My Bloody Valentine, è uscito il 2 febbraio 2013. Solo che nel momento in cui la band ha aggiornato il nuovo sito, dove c’era anche l’album, quello è crollato completamente. L’ondata è stata così grossa che i server non hanno retto un traffico del genere, e per qualche ora è stato impossibile accedere al disco. Il fatto è semplice – il clamore attorno a questo album era grosso da morire.

L’album vero e proprio, con nove brani completamente nuovi, si divide più o meno in tre parti: la cosiddetta parte Loveless 2, la parte Bilinda Butcher e l’ultima, la parte moderna dei My Bloody Valentine. Questa sensazione di divisione l’ho avuta già al primo ascolto. I primi tre pezzi – »she found tomorrow«, »only tomorrow e »who sees you« – danno decisamente l’impressione di arrivare dal periodo in cui è nato Loveless. Non hai la sensazione che siano stati scritti adesso, ma seguono una formula molto simile a quella dei pezzi di Loveless. Forse sono un po’ meno melodici, cioè hanno meno di quel momento »catchy« che abbellisce così tanto il secondo disco della band. Però la produzione è molto diversa, forse un po’ più matura, e qui è proprio dove si staccano di più da pezzi come »Loomer«, »Sometimes« e »Soon«. Le chitarre non sono così taglienti, le frequenze dei bassi non superano il livello inferiore e superiore del rumore. Che in questi 22 anni Kevin Shields abbia cambiato il suo modo di produrre lo dimostrano anche i remaster dei primi due album – Shields li ha pubblicati l’anno scorso.

Il trio di pezzi successivo porta il marchio di Bilinda Butcher. Rappresentano una specie di fase di transizione tra l’era Loveless della band e la nuova era. La voce di Bilinda li rende molto reminiscenti del decennio precedente, ma allo stesso tempo gli arrangiamenti sono più sperimentali, più incoerenti, eppure nella maniera che Shields esplora con questi approcci alla chitarra così diversi, con questo sfondo distorto e fluttuante che Bilinda in qualche modo segue, mentre dall’altra parte cerca comunque di tenere una sua linea da solista. In ogni caso questo trio – »is this and yes«, »if i am« e »new you« – segna uno stacco rispetto alla trinità più melodica di prima e a Loveless. Oscilla tra passato e presente, tra due suoni, tra due approcci. E anche se per questo sembra incoerente, in ordine cronologico fa da ponte tra il primo trio e l’ultimo trio di pezzi.

»In another way«, »nothing is« e wonder 2« sono più o meno quello che aspettavamo da così tanto tempo. Qualcosa di nuovo, qualcosa di fresco, qualcosa che… va oltre. Certo, è bello ascoltare Loveless e le sue tante copie, e alla fine anche con un album »Loveless 2« non ci sarebbe stato niente di male – a molti sarebbe piaciuto un sacco di più del vero nuovo album, cioè m b v. Ma proprio questi tre brani sono la prova di quanto Kevin Shields sia audace nella sua esplorazione delle forme sonore. Rumori sperimentali da elicottero, effetti che vanno oltre la leva del tremolo, distorsione e reverse reverb, la voce di Bilinda che esce da quello che sa fare meglio, che esce da una specie di zona di comfort e si mette alla prova con toni e stili di canto più poco convenzionali. Kevin Shields mantiene comunque, almeno al minimo, una nota pop melodica, ma in dosi davvero minime, forse giusto quanto basta per riuscire ancora a collegare le cose nuove con quelle di prima. Resta il fatto che il trio, soprattutto l’ultimo »wonder 2«, è drasticamente diverso dai sei pezzi precedenti, e non solo perché c’è più sperimentazione, ma anche perché a livello stilistico rappresenta un grosso passo verso una strada sonora diversa. È in fondo la decisione più furba che Kevin potesse prendere – Loveless in quello stile era la perfezione, quindi doveva provare qualcosa di nuovo.

La voce, e con lei il testo, è di nuovo più o meno fortemente sfocata per tutto l’album, come siamo ovviamente abituati con i My Bloody Valentine; è difficile capire cosa cantino davvero Bilinda e Kevin. Un aneddoto racconta che Kevin Shields avrebbe detto di voler fare un sito dove giudicare i tentativi di decifrare i testi dei loro pezzi, che compaiono così spesso (e nelle forme più disparate) su internet. Più volte ha sottolineato che le interpretazioni più diffuse della voce non c’entrano neanche lontanamente col testo vero. Questo regala alla band un ulteriore alone di mistero, che costringe l’ascoltatore a riascoltare più volte, e proprio così gli permette di scoprire l’incredibile quantità di motivi e strati dello scenario sonoro infinitamente profondo della band.

È interessante che Kevin Shields canti solo su due pezzi, il che è un gran peccato, perché è proprio il duo di queste voci fantastiche, quella di Bilinda e quella di Shields, ad aver dato ai My Bloody Valentine quel fascino particolare che forse su m b v manca. Non c’è quella morbida tenerezza di due voci sognanti, una femminile e una maschile, che di per sé non è un male, soprattutto se Shields voleva staccarsi proprio da quello, ma mi sembra che su m b v a mancare di più sia proprio questo, ancor più di melodie più memorabili e »catchy« o di una maggiore coerenza dell’album. È vero anche che il rapporto tra Bilinda e Kevin non è più quello di una volta (e forse non lo sarà mai più; erano una coppia), il che può contribuire alla mancanza di parti in comune.

M b v non è Loveless. Ed è giusto così. Loveless era semplicemente perfetto, e la perfezione è impossibile da superare. Per m b v, quindi, Kevin Shields ha deciso di fare soprattutto qualcosa di diverso, di non fare un Loveless 2, che forse sarebbe stata la strada più facile. M b v resta comunque tutto ciò che rende grandi i My Bloody Valentine – evoluzione perenne, esplorazione sonora perenne, eterno dilemma tra essere una band pop o sperimentale, tra conquistare nuovi fan o cacciarli via. M b v è il prossimo passo logico di una band che però non la salverà dalla gloria (forse eterna) di Loveless. Ne valesse la pena aspettare o no, m b v è qui.

Formazione

Kevin Shields – voce, chitarre, basso
Bilinda Butcher – voce, chitarra elettrica
Colm Ó Cíosóig – batteria
Deb Googe – basso

Produzione

Kevin Shields

Tracklist

01 she found now
02 only tomorrow
03 who sees you
04 is this and yes
05 if i am
06 new you
07 in another way
08 nothing is
09 wonder 2

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